venerdì 18 dicembre 2015

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Lite tra ubriachi dopo la partita del Novara, capo ultrà uccide l'amico del cuore e lo seppellisce

Guardano al bar la partita del Novara e poi, in preda ai fumi dell’alcol, uno aggredisce l’altro fino a massacrarlo di botte. Infine ne seppellisce il corpo nei boschi. E’ stata la denuncia di scomparsa presentata dalla madre di Andrea Gennari, 44 anni, residente a Granozzo, a far scoprire ieri mattina il brutale omicidio per cui è stato subito fermato dai carabinieri Nicola Sansarella, 40 anni, già capo ultras del Novara Calcio, personaggio più volte finito nelle pagine di cronaca nera per pestaggi, estorsioni, minacce. Il corpo della vittima è stato recuperato in via Monterosa angolo via Scalise nel rione di Santa Rita, in un pioppeto alla periferia della città, tra orti isolati, zone incolte, strade trafficate, lontano dalle abitazioni.
Il delitto, secondo i primi riscontri, risale alla sera di lunedì. Gennari e Sansarella, conoscenti di vecchia data (il primo ha lavorato nel bar «Scooby» del secondo, in piazza Donatello a Novara, luogo di ritrovo dei tifosi novaresi), sono assieme a vedere la partita degli amati «azzurri» in un bar di Santa Rita. Urla, grida, incitamenti, il classico tifo da stadio. Sansarella non può andare allo stadio, perché colpito da più Daspo. La serata passa tra calcio e bevute. Quando i due escono dal bar basta poco a far nascere una discussione. I motivi devono ancora essere verificati dagli inquirenti. In preda ai fumi dell’alcol, il capo ultras scatena la sua rabbia sull’amico. Calci, pugni. Botte ovunque. In zona trova anche dei rami, dei bastoni, e rincara la dose. Ancora pugni e colpi violenti. Gennari, nonostante la corporatura massiccia, finisce per soccombere.Sansarella capisce di aver esagerato. Lo trasporta in un boschetto poco distante. Lì lo seppellisce in un fossetto e lo ricopre di foglie e terriccio. Poi se ne torna a casa.
Mercoledì, però, la madre di Gennari è preoccupata. Non riesce a contattare il figlio, che non rientra da ore. Anche nella sua abitazione novarese nessuna traccia. In serata si presenta dai carabinieri per la denuncia di scomparsa: «Sono due giorni che non ho notizie di Andrea». I militari iniziano le ricerche. Conoscono già la schiera di amici e conoscenti dell’uomo. Anche lui in passato aveva avuto qualche problema con la giustizia. Non ci mettono molto a stringere il cerchio attorno a Sansarella. L’ultras, di fronte all’evidenza dei fatti, ammettere di aver ucciso. Indica il posto in cui avrebbe abbandonato il corpo.Ieri mattina, a Santa Rita, sono arrivati i carabinieri del Reparto operativo, il reparto scientifico, e i vigili del fuoco. Hanno lavorato alcune ore per dissotterrare il cadavere di Gennari. Sul posto anche il pm di turno Olimpia Bossi e il medico legale Gianfranco Zulian. Le ferite riscontrate sono compatibili con un’azione violenta, un pestaggio. Probabilmente anche con l’uso di un oggetto, un bastone. Ma l’autopsia ufficiale sarà eseguita lunedì o martedì.
Ieri pomeriggio, in caserma a Novara, Sansarella è stato interrogato con l’assistenza del suo legale, l’avvocato Stefano Allegra. Ha ripercorso i fatti fornendo la propria versione. Secondo i primi accertamenti, pare che per seppellire il corpo si sia fatto aiutare da un altro conoscente. Ieri, dai carabinieri, sulla vicenda è stato ascoltato anche Cristian Guerrini, accompagnato dall’avvocato Enrico Faragona. La ricostruzione è ancora al vaglio degli investigatori: devono ora mettere assieme tutti i tasselli e soprattutto trovare i riscontri alle parziali ammissioni di Sansarella. E’ tutto da verificare.
L’ultra ha sempre vissuto ai limiti. Qualche anno fa la decisione di mettere la testa a posto, aprendo un bar, o offrendosi come accompagnatore per gite in calesse. Nel 2010 era rimasto lui vittima di un pestaggio dopo una banale lite stradale: l’avversario era piombato nel suo chiosco con tre amici. Nel 2011 l’arresto nell’ambito dell’operazione «Borgo Pulito», per estorsioni nel mondo dell’imprenditoria locale. Poi più nulla fino all’agosto dello scorso anno quando, sorpreso alle 5 della mattina ubriaco alla guida di un motorino, era fuggito e aveva reagito ai carabinieri prendendoli a calci e pugni.

FONTE: La Stampa

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