lunedì 2 novembre 2015

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2 novembre 2012-2015: lo speciale di Fascinazione per la morte di Rauti/2a parte

Ancora lo speciale di tre anni fa in morte di Pino Rauti (vedi qui la prima parte). Per una qualche strana forma di macumba l'archivio articoli non mi permette di consultare tutto il mese di ottobre 2012 e così mi sono dovuto aiutare con un motore esterno e qualche post si è perso per strada. Ma ce n'è abbastanza di roba...

Proseguiamo nel lavoro di ricostruzione della figura storica di Pino Rauti, massima espressione umana di una corrente minoritaria ma importante del neofascismo italiano. Il testo è il secondo e parte del terzo capitolo del libro Naufraghi (con opportuni tagli) e racconta gli ultimi anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta

Il logo e il mito sopravvivono alla fine dell’organizzazione [dei Fasci di azione rivoluzionaria]. Nel gennaio 1949 sono arrestati numerosi militanti, mentre preparano l’affondamento, nel porto di Taranto, della nave destinata all’URSS come riparazione dei danni di guerra. Il giudice, che li condanna con mitezza, non nasconde rispetto per i giovani patrioti. Nella sua autodifesa il principale accusato, ["Lello"] Graziani, il cui carisma comincia ad emergere, oppone l’eroismo degli ufficiali giapponesi, che si rifiutano di sopravvivere alla disfatta, e la vergogna che gli suscita l’opportunismo dei generali italiani: l’azione del commando era – come la scelta di Salò – un modo di “salvare l’onore”. Un mito che innerverà l’immaginario di varie generazioni militanti in un rapporto spesso
vago con la realtà effettuale e le pratiche consumate.

La rivolta di Genova, nel giugno 1960, che provoca l'annullamento del congresso del Msi e la caduta del governo Tambroni che godeva del sostegno missino, genera grande sbandamento nell'estrema destra. Prosegue così, sempre dalle pagine di Naufraghi, la storia di Pino Rauti e di Ordine nuovo

L’estrema destra mortificata e costretta in un angolo trova un po’ di respiro e di spazio di manovra sul terreno della decolonizzazione. In Italia come baluardo dell’intransigenza nazionalista in Alto Adige, contro l’irridentismo sudtirolese che nei primi anni ’60 ha scelto la strada del terrorismo aperto. (...) Sullo scenario mediterraneo, invece, la guerra di liberazione in Algeria segnerà una svolta decisiva per la destra radicale italiana. Nei primi anni ’60 è proprio ORDINE NUOVO il riferimento di retrovia per i miliziani dell’OAS, l’armata clandestina degli ultrà francesi contrari alla decolonizzazione, ma è anche il tramite per quanti ritenevano di inverare lo spirito legionario dei centurioni negli ultimi avamposti coloniali in Africa: i movimenti di liberazione nazionale dal dominio portoghese sono liquidati come longa manus della penetrazione sovietica in Africa. 

Proprio mentre mi accingevo a pubblicare questo capitolo della Rauti story, dedicato ai Nuclei di Difesa dello Stato, ispirati dal leader di Ordine nuovo, arrivava la notizia della morte del generale Amos Spiazzi, l'ufficiale più volte arrestato per reati di eversione e sempre assolto, che era responsabile della struttura veronese.

Ci sono voluti più di 20 anni e la rottura della sovradeterminazione geopolitica di Yalta ma alla fine la felice intuizione del giudice padovano Tamburrino sul perverso intreccio tra servizi segreti ed estrema destra è stata verificata. Gliel’aveva confessato il colonnello Amos Spiazzi, nel corso dell’inchiesta sulla ROSA DEI VENTI: il reseau eversivo per cui era stato arrestato costituiva una struttura di sicurezza atlantica, i cui compiti originari di resistenza antisovietica erano stati ampliati a una più generale “prevenzione anticomunista”.

Mi ero riproposto di dire la mia sulla complessa figura di Pino Rauti solo al termine della pubblicazione della cospicua dote di testi da me dedicati alla vicende sue e della corrente ordinovista (con tutte le sue mutazioni e filiazioni varie) attraverso cinquanta e più anni di storia repubblicana. Ma la bagarre di stamattina (che è un modo più elegante e asettico di definire la gazzarra) con la rabbiosa contestazione contro Fini mi sollecita riflessioni e domande.

"Diciamola tutta, non v'illudete, tanta di quella gente non ha contestato Fini perché ha rinnegato il Fascismo, ma perché ha tradito Berlusconi, altrimenti non si spiega come hanno potuto presenziare tanti traditori senza essere contestati anche loro, vedete il video del Fatto Quotidiano. Poi sicuramente ci stava una fascia di camerati, ma quello è altro discorso..."

Riprendiamo la Rauti story con un balzo di qualche anno, al 1976-77, quando nasce la svolta dello "sfondamento a sinistra" e Rauti svolge il ruolo positivo di trattenere sul piano della lotta politica e dell'iniziativa culturale centinaia di giovani attratti dalle sirene della "via più breve".

Il voto del giugno 1976, che vede il PCI sfiorare il sorpasso e la DC reggere prosciugando i partiti di centro e di destra, produce uno stallo. La crisi della sinistra extraparlamentare dopo il fallimento elettorale e lo scioglimento di LOTTA CONTINUA mette allo sbandomigliaia di militanti. A destra si verifica un fenomeno simmetrico: Favorisce la radicalizzazione movimentista la disfatta del MSI (crollato dall’8.6 del 1972 al 6.1%). La scissione moderata diDEMOCRAZIA NAZIONALE è molto più forte al vertice che alla base: esce mezza rappresentanza parlamentare, 18 deputati e 9 senatori, un terzo dei consiglieri provinciali, un quarto dei comunali. L’analisi rautiana del voto innesta una clamorosa svolta

Volge al termine la storia di Rauti e della corrente ordinovista. Manca nei miei testi una riflessione sulla vicenda della conquista (e della rapida perdita) della segreteria del Msi, perché è un episodio tutto giocato dentro le dinamiche interne al partito, di cui non mi sono mai occupato. E veniamo quindi alla scissione di Fiuggi e alla ascesa e caduta della rinata Fiamma tricolore.

Quando, nel gennaio 1995, al congresso di Fiuggi, si completa il traghettamento nel salotto buono della politica italiana delMOVIMENTO SOCIALE ITALIANO rigenerato in ALLEANZA NAZIONALE, i missini sono appena tornati all’opposizione, grazie al “tradimento” di Bossi, ma il percorso è tracciato. Gli unici a dare battaglia, in nome della continuità, sono due dirigenti agli antipodi: il “raffinato” Rauti e il “tozzo” Buontempo, un mito per la “base” romana. Una battaglia a termine: perché il secondo non intende togliere il disturbo mentre il primo organizza una scissione in cui non lo segue neanche il genero Alemanno. Molti hanno sottolineato la funzionalità di una riserva indiana “neofascista” al disegno politico di Fini e del gruppo dirigente di ALLEANZA NAZIONALE (una generazione cresciuta nel FDG degli anni Settanta: dal leader a Storace, da Gasparri a La Russa, da Urso ad Alemanno).

L'ultima puntata della Rauti story, dalla scissione (effimera) del Movimento sociale europeo alla rottura con Romagnoli e l'espulsione del fondatore della Fiamma.

L’iniziativa trainante, nel 1999, è la promozione, insieme a LEGA NORD e altri gruppi neofascisti, di un referendum contro la legge sull’immigrazione. In due settimane sono raccolte più di 300mila firme. Il contributo del Caroccio è decisivo, con il maggior numero di adesioni (80mila) nei santuari leghisti: Bergamo, Varese, Treviso e Vicenza. Alle elezioni europee la FIAMMA elegge un eurodeputato (con 500mila voti e l’1.6%). Nonostante l’ottimo risultato nel Lazio (il 2.4%, record nazionale) per pochi decimi il quoziente scatta al Sud e così va a Strasburgo il vicesegretario nazionale, il napoletano Roberto Bigliardo, e non la favoritissima Isabella Rauti, figlia del leader. Si conferma lo squilibrio territoriale. Il peggiore risultato del Sud (l’1.8% di Calabria e Campania) supera il migliore del Nord (l’1.6% del Friuli).
(2-fine)


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