lunedì 5 ottobre 2015

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Fondazione An, la storia si rivolta contro. La condanna di Giampaolo Mattei: non ha senso ripartire da An

La spaccatura nella Fondazione di Alleanza nazionale, con il voto finale che di misura assegna il simbolo a Fratelli d'Italia e attesta alla Fondazione stessa le sole attività culturali getta benzina sul fuoco di uno scontro già asperrimo. Dopo l'irruzione dei militanti di Prati, inferociti per la minaccia di sfratto della sezione martire, all'inizio dell'assemblea, arriva ora un altro brandello pesante di memoria a rivoltarsi contro gli esiti della storia del Msi, Giampaolo Mattei, sopravvissuto alla strage di Primavalle dove morirono due dei sei figli del segretario della sezione missina, in un'intervista al Tempo liquida l'esperienza di Alleanza nazionale.


Mattei: la destra è finita con il Movimento sociale
 «Altro che assemblea per il ricco patrimonio di An, altro che beghe per il simbolo della fiamma. La destra è finita tanto tempo fa ed è finita quando ha considerato la memoria un intralcio...». Giampaolo Mattei - fratello di Stefano e Virgilio, i due martiri della strage di Primavalle avvenuta il 16 aprile del 1973 per mano di Potere operaio - da tempo non segue più il percorso politico di quello che ritiene un mondo distante, non solo cronologicamente, dalla sua storia personale. Con la sua «Associazione Mattei» si impegna a promuovere la memoria e la verità storica sulla tragedia che ha coinvolto la sua famiglia: «E qui gli ostacoli li ho trovati anche dai presunti camerati...».
Mattei, gli ex An si sono riuniti per decidere che cosa fare della destra.
«Parlare di destra, oggi, mi sembra eccessivo. Certo, personalmente non me ne occupo più se non per ciò che riguarda i temi dell'associazione».
Perché le sembra eccessivo?
«La destra in questo Paese è stata il Movimento Sociale italiano di Giorgio Almirante. Alleanza nazionale ha interrotto quella storia».
Ripartire dall'esperienza di An allora per lei non ha senso. Perché?
«Non ero d'accordo allora, non lo sono a maggior ragione adesso. Alleanza nazionale non è mai stata un partito. A partire dai valori. È stata, la sua, una storia di egoismi personali. E non mi riferisco solo a Gianfranco Fini: dare colpa a una persona soltanto mi sembra grottesco, nel momento in cui ciò è stato condiviso da un'intera classe dirigente. La storia di questo partito ci insegna l'unico obiettivo di An è stato distruggere il Msi».
Che ne pensa allora delle dispute sul patrimonio di An composto anche da sedi che provengono dalla storia degli anni di piombo?
«Per me è comunque vergognoso. Quel patrimonio è del Msi. E siccome si è voluto trasformare la storia di una comunità dovrebbero rendere conto a chi c'era in quegli anni. Che c'entra quella storia con la visione liberista affarista?»
E' stato mai contattato dalla Fondazione An?
«Non ho avuto mai contatti. Ho sentito dire da Donna Assunta che forse sarebbe più giusto dare sostegno con quel patrimonio alle famiglie dei caduti del Msi. Non sarebbero comunque un risarcimento. Non chiederei mai un centesimo per me, ma per tutelare la memoria dei fratelli caduti. Sarebbe molto onorevole. Ma dovrebbe essere un obbligo non un'opzione».
Esiste più una destra a suo avviso?
«Nessuno ha preso le redini, l'eredità politica e ideologica di Giorgio Almirante, dall'88, anno della sua scomparsa, non ho più rappresentanza. Alleanza nazionale ha rappresentato solo e esclusivamente chi l'ha fondata. Il resto è storia, si è visto com’è andata a finire».
Antonio Rapisarda

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