venerdì 17 luglio 2015

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E' morto Francesco Neami, leader degli ordinovisti triestini, accusato e assolto per la strage della Questura

(umt) E' morto qualche mese fa, per un malore in Romania, all'età di 69 anni Francesco Neami, storico leader della destra radicale triestina nei ranghi ordinovisti, ma la notizia è trapelata solo nei giorni scorsi, per l'articolo di un quotidiano locale, rilanciato nel gruppo Facebbok Interfaccia, uno spazio di confronto animato dai titolari di questo blog. Accusato di essere stato tra gli organizzatori della strage anarchica alla questura di Milano eseguita da Gianfranco Bertoli, era stato assolto con formula piena dopo una condanna all'ergastolo in primo grado e un duplice processo d'appello. Il suo ultimo impegno politico pubblico lo aveva profuso come segretario provinciale della Destra di Storace, da cui era uscito già da qualche anno. La sua vicenda processuale è ricostruita in questo articolo del Piccolo.


«Assolto per non aver commesso il fatto».

Francesco Neami, 58 anni, già militante di Ordine Nuovo, è uscito a testa alta anche dal secondo processo d'appello conclusosi ieri davanti ai giudici della Corte d'assise di Milano.
Era accusato di aver addestrato a Verona il sedicente anarchico Gianfranco Bertoli [Bertoli era anarchico a tutti gli effetti, ndb] che il 17 maggio 1973 lanciò una bomba contro la questura di Milano, uccidendo quattro persone e ferendone una decina.
Neami è stato assolto con la formula più ampia così come l'altro imputato Carlo Maria Maggi. Per entrambi il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale aveva chiesto la condanna all'ergastolo.
«Dovrebbe essere concluso questo incubo iniziato sette anni fa con il mio arresto» ha affermato al telefono Francesco Neami. «Voglio ringraziare il collegio giudicante per la sua onestà intellettuale. Nelle carte del processo era già scritta la nostra innocenza. Sono stato assolto con la formula più ampia e ho sempre avuto fiducia nei giudici. Sono felice per la mia famiglia e per gli amici che mi sono stati accanto in questo lungo e difficile periodo. Ho subito lesioni gravissime . Sarò a Trieste il 20 dicembre per festeggiare la fine di questo periodo buio. In teoria la Procura generale potrebbe ricorrere per la seconda volta in Cassazione ma credo non lo farà per non rischiare una seconda brutta figura. Sia nel primo che nel secondo processo di appello siamo stati assolti con la formula più ampia, per non aver commesso il fatto».
Nel processo di primo grado Francesco Neami al contrario era stato condannato all'ergastolo e per due anni aveva dovuto presentarsi per due volte alla settimana alla caserma dei carabinieri di via Hermet per firmare il registro. Non poteva nemmeno uscire dal territorio comunale, pena l'arresto.
La bomba alla questura di Milano era stata lanciata nel 1973, più di trent'anni fa e la Giustizia ne ha chiesto conto a Neami nel 1997 . Esattamente il 14 giugno quando la Digos suonò alla porta della sua abitazione e gli notificò l'ordine di arresto. Cinque ore più tardi Neami era a San Vittore dove sarebbe rimasto un paio di mesi, «inchiodato» dalla rivelazioni del supertestimone, il pentito Carlo Digiglio [rectius: Digilio]. Ora queste dichiarazioni accusatorie sono state smentite per due volte dalle sentenze di altrettante Corti d'assise d'appello.
«L'inattendibilità di Carlo Digiglio con riguardo alla vicenda di Gianfranco Bertoli - si legge nella prima sentenza di assoluzione di Neami - è pienamente dimostrata anche dal solo fatto che Bertoli è risultato essere, attraverso prove del tutto affidabili, in Israele nel periodo in cui Digiglio lo ha collocato a Verona, nell'appartamento in cui, secondo l'accusa Francesco Neami, lo avrebbe addestrato a compiere la strage».

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