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Stop immigrazione, per rifondare la destra identitaria in Italia ci voleva un comunista come Salvini

Nel sabato muscolare delle piazze contrapposte, da Milano a Bologna, da Napoli a Genova, alla fine è Matteo Salvini a farsi largo. Realizzando l’occupazione di uno spazio politico di destra radicale che appare nello stesso tempo inquietante e redditizio. Il fascismo come eterna pulsione sotterranea della società italiana, lubrificato dall’ostilità contro gli stranieri e l’euro, rivisitato nei nuovi codici giovanili da stadio o da concerto, trova nel leghista Salvini un leader svelto a offrirgli un luogo di raccolta. Disposto anche a mettere la sordina al secessionismo padano, pur di catalizzare in tutta la penisola la destra dispersa e arrabbiata. Le decine di migliaia di sostenitori che hanno consacrato la leadership di Salvini in una piazza Duomo divenuta all’improvviso verde-nera, rivelano che non abbiamo più a che fare con un innocuo Capitan Fracassa televisivo. Perché il vuoto non esiste in politica e l’Italia –Renzi o non Renzi- non si è certo trasformata in un paese di sinistra solo perché Berlusconi chiude il suo ciclo. Non so se sia vero quel che scrivono i suoi giornali, e cioè che Berlusconi avrebbe raccomandato il giovane Salvini all’amico Putin, durante il loro convivio notturno. Ma è certo che la benedizione personalmente concessa da Putin a Salvini, incontrandolo alla vigilia del raduno milanese, giunge nel segno dell’autoritarismo tradizionalista mitizzato come unica salvezza possibile: uomini forti, chiamati a proteggerci dalla povertà, dalle invasioni, perfino dalle malattie.

Coglie nel segno l'analisi di Gad Lerner, che ricostruisce con intelligenza e attenzione l'importante passaggio politico che si è consumato ieri. Su un solo passaggio dissento: quando parla di "destra radicale" mentre è più appropriato ricorrere al termine "destra identitaria". E non si tratta di una pignoleria filologica. Perché in realtà è uno dei nodi fondamentali dell'operazione politica che Salvini sta portando avanti con successo e cioè la ricomposizione tra le due destre post-novecentesche che in pochi paesi come l'Italia hanno avuto al tempo stesso vita florida ed esplicito conflitto. 
Le destre neo- e postfasciste hanno avuto vita generalmente grama in Italia: a lungo il Msi con le sue percentuali oscillanti tra il 6 e l'8% è stata la formazione più solida in Europa. E' sull'onda d'urto del thatcherismo e della rivolta antifiscale prima e poi con la caduta del muro di Berlino e le grandi ondate migratorie dagli ex Imperi e dall'Est Europa, che in tutto il Continente prende piede, con importanti risultati elettorali a due cifre, una destra nuova, la cui agenda politica coniuga lotta al welfare e preferenza nazionale. Questa destra  identitaria, che in Italia si coagula nella Lega Nord, assorbe sicuramente componenti di militanza neofascista ma è distante dalla progettualità e dall'immaginario della destra radicale del "secolo breve".
Nel terzo millennio soltanto in due paesi (la Grecia di Alba dorata e l'Ungheria) formazioni esplicitamente fasciste raggiungono la cifra doppia mentre sono pochi gli Stati in cui tale risultato non è raggiunto dalle formazioni della nuova destra identitaria, che si caratterizzano per innescare su un corpus comune (anti-euro, anti-welfare, anti-immigrazione) le specificità nazionale. In Italia, slattata l'anima postfascista dalle successive cure termali dal Msi ad An al Pdl, tra Fiuggi e Arcore, la Lega ha sempre avuto un rapporto di forza schiacciante con i movimenti della destra radicale. Un rapporto conflittuale che però ha visto limitate iniziative comuni sul terreno della politica internazionale e della lotta all' "invasione allogena".
Con la grande manifestazione di ieri (di questi tempi di totale passività 40 o 50mila persone in piazza sono comunque assai) ha segnato un decisivo passo in avanti verso una nuova sintesi, che vedrà pezzi importanti di fascisteria affluire nel nascente Fronte nazionale a direzione leghista e a orientamento identitario. E, come insegna la storia, per fare una grande operazione di destra (già benedetta da Borghezio che funge da snodo) ci voleva un comunista (sia pure padano) come Salvini ...

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