Daniele De Santis e il complotto: cosa bolle in pentola sulla morte di Ciro Esposito 2a ed. - <b>FascinAzione</b>

Non perdere

Spazio pubblicitario

Spazio pubblicitario

mercoledì 24 settembre 2014

Daniele De Santis e il complotto: cosa bolle in pentola sulla morte di Ciro Esposito 2a ed.

Dietro la morte di mio nipote c'è un complotto tra servizi segreti deviati e destra eversiva. Chi copre De Santis fa parte di un pezzo di Stato che non ha compiuto il proprio dovere e ostacola le indagini». Le pesanti accuse di Enzo Esposito, lo zio di Ciro, nella conferenza stampa tenutasi a Palazzo San Giacomo, per me non sono sorprendenti. Un po' perché ho l'onore di parlare spesso con Enzo, persona di grande cultura e intelligenza rara. Ma molto perché la penso esattamente come lui.
Anzi, non mi limito a pensarlo, lo scrivo sin dalle prime ore successive ai gravissimi fatti di Roma. Continuo a ripeterlo nel deserto, tra giornalisti senza strumenti per cogliere la reale natura degli eventi, politici che hanno già scelto colpevoli e capri espiatori, e qualche frequentatore di curva, in difficoltà per la comune appartenenza ideologica con Daniele De Santis al mondo del neofascismo, che prova a trasformare la questione in "una cosa da ultras", allineandosi paradossalmente a quelli che stanno utilizzando i fatti di Roma proprio per mettere la pietra tombale sulla storia pluridecennale delle curve italiane. 
 
Comincia così una lunga nota di Rosario dello Jacovo, pubblicata sulla sua pagina Facebook, che, partendo dalla conferenza stampa di ieri dei familiari di Ciro Esposito fa il punto della situazione, che è grave (grande confusione generata dalle fughe di notizie e delle rivelazioni a ondate successive) ma non è seria (l'arresto di Genny 'a carogna perché è un lazzaro). 
Parto, ovviamente, dal principale elemento di dissenso. E' noto che a me le teorie del complotto fanno venire l'orticaria. Con tutto il rispetto per lo zio di Ciro (non lo conosco di persona, ma per le cose che ha detto e che ha fatto, per il giudizio entusiasta che hanno espresso colleghi che stimo assai sono convinto che è persona che ha testa e cuore), la questione non riguarda né i servizi segreti deviati né la destra eversiva. 
I servizi deviati è una sciocchezza inventata dal Pci negli anni Settanta, per addolcire la pillola di una collaborazione con apparati  che si erano macchiati di terribili nefandezze. In realtà come ci spiega Canetti (ma lo sapeva bene già Sancho Panza) non si governa senza crimine. E ai servizi segreti è appunto demandato una quota significativa dei "lavori sporchi", che a volte svolgono in house, a volte esternalizzano. 
Daniele De Santis non è un pezzo di destra eversiva ma per anni è stato uno dei perni di uno snodo fondamentale, quello che connetteva la Destra di Palazzo e il Campidoglio con la "piazza nera". 
Così non esiste un complotto (cioè un progetto a tavolino che a priori organizza una catena di eventi connessi) ma una oggettiva (e talvolta soggettiva) convergenza tra diverse forze in campo, che esprimono interessi a volte contrapposti, e finiscono per produrre un effetto valanga che si è manifestato nelle ultime settimane: dal divulgazione del rapporto Racis e della tardiva scoperta dei medici di Viterbo per finire con l'arresto di Genny 'a carogna.
A ragionare in termini di complotto, bisognerebbe pensare male anche dei diversi episodi di violenza teppistico-criminale contro i tifosi cechi a Napoli, e ritenerli opera di provocatori al soldo della Spectre, quando invece sono, in tutta evidenza, opera di un manipolo di sciagurati senza cervello...
Non c'è complotto, quindi, a mio avviso, ma certamente un punto di convergenza sull'esigenza di rimuovere le gravi responsabilità del Viminale e quindi del governo per la tragedia del 3 maggio. E quindi si trasforma in vittima De Santis (sul suo ruolo diretto io ho espresso obiezioni in altro modo motivate), si tutela la privacy degli altri indagati (legittimando così i pissi pissi bao bao che parlano di un figlio di papà eccellente), si enfatizza il ruolo dei napoletani e dello stesso Ciro prima nella rissa (ma se De Santis era isolato e gli altri erano già lontani perché contestare il reato di rissa?) e poi negli incidenti prima della partita agli ingressi dell'Olimpico. La campagna dell'odio antinapoletano, che ha già terreno fertile (vedi la gestione della stampa mainstream sul caso Bifolco), attecchisce facilmente su questa corrente e la trasforma in un fiume in piena. 
E quindi, fermo restando il dissenso motivato, va mantenuta alta la guardia contro la criminalizzazione di Napoli e dei napoletani. Ci vediamo venerdì pomeriggio a piazza Dante, alla manifestazione per Ciro.

PS: Passano poche ore e puntuale arrivano le nuove rivelazioni. Spunta il terzo referto (Regina Coeli), il coltello usato è un serramanico dei napoletani (quando scatta la molla emetteva un raglio?), il che rende più improbabili le ferite lievi, si parla di una terza aggressione a De Santis (una prima, una durante e una dopo gli spari?). Onore a rispetto a quel grande scienziato del potere che fu Giulio Andreotti: chi pensa male fa peccato ma ci azzecca ...


Nessun commento:

Posta un commento

Banner pubblcitario 700