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Lettere-2/ Solinas non mancò di rispetto a Pagliai ma a Delle Chiaie


Caro Tassinari,
ho letto quanto scrive la lettrice milanese in ordine al vecchio articolo di Stenio Solinas.
L’amicizia e la stima che mi legano a Stenio Solinas e, non da ultimo, l’amore per la verità dei fatti, mi impongono di precisare alcune cose.
Scrivo con la copia degli articoli davanti, grazie alla disponibilità di un amico che la pensava come la lettrice di Milano e che me li ha fatti avere.
Si tratta di una versione che circola da sempre e che si accredita per il solo fatto di circolare. Succede.
Il 13 ottobre 1982 sul quotidiano “La Notte” di Milano (diretto, credo, da Nino Nutrizio) escono due articoli: uno a firma Livio Caputo (intitolato “procedura sconcertante”, almeno questo è quanto risulta dalla fotocopia in mio possesso) nel quale si esprimono alcune considerazioni critiche in ordine alla “procedura” con la quale Pagliai venne “ricondotto” in patria ed alle inchieste che lo avevano coinvolto. Un secondo articolo, questo a firma Stenio Solinas (intitolato “Tanti i neri da estradare dal Sudamerica”), si occupa dell’udienza, fissata per il giorno successivo in Argentina, che avrebbe deciso sull’estradizione di Giovanni Ventua e della latitanza in quei paesi di molti esponenti dell’estrema destra italiana ricercati per le note ragioni. Fra questi si occupa principalmente di Stefano Delle Chiaie e della sua latitanza in Sudamerica, ma né di Pierluigi Pagliai né della sua triste e inquietante vicenda personale si fa il minimo cenno. Semplicemente quello di Solinas è uno dei tanti articoli nei quali viene espressa una pessima opinione su Delle Chiaie. Nulla di più e nulla di meno, del resto, dell’idea che di Stefano si erano fatti un po’ tutti, me compreso.
Che oggi, a trent’anni di distanza, grazie soprattutto all’impegno forsennato con il quale Delle Chiaie sta cercando di ribaltare certi indegni luoghi comuni, io ed altri abbiamo potuto rivedere le nostre convinzioni è un’altra cosa. Per fortuna possibile.
Un caro saluto.
Fabrizio Falvo 
Lamezia Terme   
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(umt) Caro Falvo,
come è noto uno dei temi che da qualche tempo mi appassiona è l'inutilizzabilità dei ricordi dei protagonisti sulla ricostruzione degli avvenimenti negli anni di piombo. Perché la fabbrica della memoria ha formidabili dispositivi di distorsione. Tu stesso riconosci che la precedente lettera si fonda su una narrazione condivisa. E non contesti l'imbruttita ma il movente: a scatenare la rabbia dei parà era stata l'offesa a Delle Chiaie e non a Pagliai. Comunque un altro milanese che a Pagliai era legato (ma non a Delle Chiaie), qualche anno fa, polemizzando con Nicola Rao sul blog "Cuori neri" (vedi il commento del 7 dicembre 2008, ore 16.32) connetteva gli articoli e la spedizione punitiva: 
Pagliai. Quando venne ucciso su “La Notte” Stenio Solinas scrisse un articolo ributtante parlando di Pagliai come di un trafficante di droga e altro ancora. Venne a Milano per presentare un libro e come capitò a Tarchi ebbe il giusto riconoscimento: gli si presentarono in sala una cinquantina di paracadutisti che lo alzarono di peso. E ovviamente pubblicamente si rimangiò tutto l’articolo con annessi e connessi. Perché accade questo? Perché si aveva di “Puttino” l’idea di uno stragista?
Strana, la fabbrica dei ricordi. 
Stammi bene.
 

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