#StragediBologna: le due varianti della pista #palestinese si negano a vicenda - <b>FascinAzione</b>

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domenica 29 aprile 2012

#StragediBologna: le due varianti della pista #palestinese si negano a vicenda

(umt) Il primo ad accogliere l'appello di Gabriele Paradisi a un dibattito a tutto campo su strage di Bologna e pista palestinese è uno dei protagonisti della discussione qui aperta a partire dall'intervista dell'onorevole Raisi sul Resto del Carlino. L'ex brigatista, nonché marito separato di una delle sospettate, Sandro Padula replica con quella che potremmo definire la "mossa del cavallo": ritorna ai suoi "cinque punti" per evidenziare come sia inesatto parlare di "pista palestinese" perché in realtà si articola in due varianti in cui sono significative le distinzioni, tanto da poter parlare di due ipotesi contrapposte. 
Per quel che mi riguarda, ma il mio, come già chiarito, è un punto di vista e di interesse molto parziale, mi sembra importante la distinzione, che Padula enfatizza, tra Brigate rosse e gruppo Carlos da una parte e tra le stesse Br e gli autonomi dall'altra. Circostanza quest'ultima che posso testimoniare per diretta esperienza: era del resto diffusa nella "mia" componente del Movimento (gli autonomi con la a minuscola) l'idea che ove mai i brigatisti avessero vinto il nostro destino sarebbe stato nelle miniere di carbone del Sulcis, variante "de noantri" della tundra siberiana. E questo approccio permette di cogliere anche le significative differenze tra il gruppo Carlos e le Cellule rivoluzionarie, un argomento su cui toccherà ritornare
di Sandro Padula
 Nella polemica fra me e l’onorevole Raisi, incentrata su cinque punti e sviluppatasi su Internet, ho cercato di evidenziare le contraddizioni antitetiche fra due varianti della “pista palestinese”: l’ipotesi dell’incidente, sostenuta dallo stesso Raisi, e l’ipotesi di una “ritorsione contro il governo italiano” che sarebbe stata causata dall’arresto, avvenuto nel novembre 1979, di  Abu Saleh, un membro del’Fplp di George Habash.
 Adesso gli autori di “Dossier Strage di Bologna”, sostenitori della seconda ipotesi, tentano di nascondere il carattere inconciliabile di quelle due varianti e puntano ad affrontare questioni che non c’entrano letteralmente nulla con il tema in discussione.
Tanto per fare un esempio, cercano di dimostrare che le Br furono eterodirette, in ciò ripetendo il teorema del Kgb e di Pecchioli del Pci che, mentre ufficialmente accusavano i settori neoconservatori della Cia, pensavano che all’origine della lotta armata nell’Italia degli anni ’70 ci fosse qualche vecchio militante della Volante Rossa esiliato in Cecoslovacchia con l’aiuto dello stesso Pci.
I russi del Kgb, coscienti già negli anni ’70 che il blocco dell’est avrebbe fatto una brutta fine, in Europa cercavano a malapena di mantenere la propria sfera di influenza nella parte orientale del continente. Il Pci di Pecchioli invece – fra le varie cose - fece leva  su quel teorema per sganciarsi sempre più dal blocco dell’Est e dal proprio passato filorusso per diventare una specie di frazione italica del “partito democratico”  statunitense.
Le menzogne del Kgb e del Pci di Pecchioli sulle Br erano strumentali ma dettate da divergenti linee politiche.
Gli studiosi di storia dovrebbero approfondire l’analisi di tali dinamiche ma, al di là delle loro opinioni, debbono riconoscere che  il fenomeno brigatista non ha niente a che vedere né con Carlos (e il signor Bellini, un autonomo creativo tirato in ballo dagli autori di “Dossier Strage di Bologna” come presunto collegamento fra Carlos e le Br) né tantomeno con la strage di Bologna.
Torniamo perciò ai cinque punti della controversia fra me e Raisi. Per comodità di esposizione chiamerò variante 1 l’ipotesi di Raisi e variante 2 l’ipotesi degli autori di “Dossier Strage di Bologna”.
 Punto Primo
Secondo Raisi, il signor Carlos avrebbe fatto “scena muta” all'interrogatorio con il pm Cieri nel 2009. I sostenitori della variante 2 dicono invece l’esatto contrario. Chi ha ragione?  A me non interessa nulla di quello che fa Carlos. Desidero soltanto sottolineare che delle due l’una: o dice la verità Raisi o dicono la verità i fans della variante 2.
La documentazione e la logica ci danno una sola risposta. Non è vero che Carlos fece “scena muta” con il pm Cieri nel 2009. Il presupposto della variante 1 è quindi totalmente falso e smentito da amici dello stesso Raisi come gli autori di “Dossier Strage di Bologna”, cioè dai massimi esponenti della variante 2.
Non mi pare il caso di continuare a discutere sul primo punto. I fatti dimostrano che la variante 1 è sbagliata fin dall’inizio.
Negli ultimi tempi Raisi ha capito che il movente  di cui parlano gli autori di “Dossier Strage di Bologna” è storicamente e politicamente infondato e allora cerca di rielaborare la variante dell’“incidente”.  In tale operazione però sbaglia tutto fin dal principio e questa circostanza è davanti agli occhi di ognuno di noi.
 Secondo punto
Secondo l’onorevole Raisi non sarebbe stato mai fatto nessun paragone fra il materiale sequestrato alla Frohlich all’aeroporto di Fiumicino nel 1982 e quello usato nella strage di Bologna del 2 agosto 1980.
A tale proposito, nel precedente scritto di critica al teorema di Raisi, ho citato tre fonti che – lette insieme - smentiscono questa affermazione e negano l’esistenza di una compatibilità fra il primo e il secondo materiale esplosivo: un articolo del Resto del Carlino del 6 aprile 2012, la sentenza del secondo processo di Appello sulla strage di Bologna del 16 maggio 1994 e l’interpellanza urgente 2-01636 presentata giovedì 28 luglio 2005 da Vincenzo Fragalà nella seduta n.664.
Ho scelto solo alcune delle fonti che, oltre a non avere nulla a che fare con me, sono considerate attendibili da Raisi e perfino dai teorici della variante 2.
Chiarito questo, desidero ricordare un altro dato di fatto: l’interpellanza urgente 2-01636 presentata giovedì 28 luglio 2005 da Vincenzo Fragalà nella seduta n.664 è stata pubblicata nell’Appendice 24 del “Dossier Strage di Bologna” e mai messa in discussione nei testi scritti da Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec. Se loro l’avessero considerata imprecisa o inesatta l’avrebbero dovuto dire subito per semplice onestà intellettuale.
Adesso, arrampicandosi sugli specchi, i tre autori del dossier preannunciano che pubblicheranno qualcosa a tale riguardo sulsettimanale LiberoReporter Week.
Ad ogni modo, al di là di eventuali ed ulteriori “precisazioni” da parte dei teorici di questa o quella variante della “pista palestinese”, sul terzo punto non si può continuare a discutere. I fatti parlano da soli e di conseguenza nessuno se la può prendere con me se Raisi afferma il contrario di quello che hanno pubblicato nel “Dossier Strage di Bologna”  i tre autori di quest’ultimo. La verità, come al solito, è una. Chi dice il vero sulla questione dell’esplosivo? Il signor Raisi o chi, negli ultimi decenni e non da qualche ora, afferma il contrario? Ai posteri, magari fra 100 anni, l’ardua sentenza.
Qui non si tratta di stare a discutere della buona fede o meno di Tizio o Caio. Tutti possono sbagliare, ad esempio nei ricordi. Però, sulle questioni più delicate, come quelle relative all’arma di un delitto, non ci si può basare sui ricordi di qualche sgangherato articolo letto ma solo ed esclusivamente su dati scientifici.
Esistono esperti che sono pagati dallo Stato, cioè con i nostri soldi, per fare le analisi sulle armi di un crimine. Se poi le hanno eventualmente fatte male nessuno può rompere le scatole per questo a chi non ne ha la benché minima responsabilità.
Quelle analisi, per quanto riguarda la strage di Bologna, furono fatte ed escludevano implicitamente la “pista palestinese”. Potevano far capire piuttosto che l’esplosivo stragista conteneva il Compound B, cioè materiale bellico della Nato.
 Terzo punto
Raisi aveva cercato di mettere in connessione una presunta residenza di Carlos nella Francia  del 1980 con il biglietto della metro di Parigi che sarebbe stato trovato nelle tasche di Mauro Di Vittorio, una delle vittime della strage di Bologna, come se questo giovane romano, allora ventiquattrenne, fosse stato strumentalizzato da qualcuno e avesse dovuto fare degli spostamenti di materiale esplosivo (innescato!) da Bologna a Parigi per consegnarlo a Carlos stesso.
La fantapolitica non ha limiti ma anche in questo caso le due varianti della “pista palestinese” hanno dimostrato di essere inconciliabili.
Raisi ha parzialmente modificato la sua già fantasiosa idea. Contraddetto pure dai teorici della variante 2, adesso parla di una possibile presenza di qualcuno del “gruppo operativo” di Carlos nella Francia del 1980.
Anche quest’ultima favola non trova adepti ed è smentita dalle numerose indagini delle forze di polizia francesi.
Chi cerca di buttare in caciara la discussione sul terzo punto, ad esempio scrivendo la storia palestinese del triennio 1978-1979-1980 in senso opposto a quella effettiva e inventa impossibili rapporti fra le Br e l’Fplp di quel tempo, è quindi pregato di smettere di lanciare delle stupide calunnie e di rispondere definitivamente al terzo  punto: c’era o non c’era un “gruppo operativo” di Carlos nella Francia del 1980? Sì o no? La storia reale ci dice di no. Nessuno inventi altre idiozie dietrologiche riferendosi addirittura a qualcosa che sarebbe avvenuto in un anno diverso dal 1980!
 Quarto punto
Il quarto punto è l’idea di Raisi secondo cui ci sarebbe stata una qualche (involontaria) responsabilità di Mauro Di Vittorio rispetto alla strage del 2 agosto.
Prendiamo atto che i teorici della variante 2, sapendo per altro di rischiare una querela per diffamazione, hanno preso le distanze da questa idea iperfantapolitica di Raisi: “non intendiamo occuparci della questione sollevata da Raisi, in quanto non abbiamo nessun elemento a riguardo e teniamo a precisare che detta questione non è mai stata citata nel nostro libro”.
Come ha infine precisato Ugo Maria Tassinari nel suo blog, non esistono prove sul coinvolgimento di Mauro Di Vittorio nella responsabilità della strage di  Bologna.
Quinto punto
Sono certo della totale estraneità di Christa Margot Frohlich rispetto al crimine che il 2 agosto 1980 produsse a Bologna ben 85 vittime e centinaia di feriti.
Lei non era la donna che nella Bologna di quel tempo fu vista in un albergo, si definiva madre ed ex ballerina e “parlava in lingua italiana con un forte accento tedesco”.
Crhista Margot Frohlich, arrestata a giugno del 1982, non aveva figli e non era mai stata una ballerina! Inoltre, perfino nel settembre del 1983, dopo oltre un anno di detenzione nella penisola, ancora non conosceva a sufficienza la lingua italiana, tanto che mi spinse a comprare un dizionario di tedesco per comunicare con lei tramite la posta da carcere a carcere.
La situazione cambiò verso la seconda metà degli anni Ottanta: un giorno la sentii per telefono – sempre da carcere a carcere – e ricordo un fatto curioso che mi colpì. Lei, grazie alle amiche detenute e dopo anni (ho detto anni e non mesi) di detenzione nelle carceri speciali italiane, aveva imparato a parlare in modo comprensibile la nostra lingua ma non aveva un “forte accento tedesco”, come poteva essere quello della cantante Nina Hagen.
La sua voce era melodiosa e senza un “forte accento tedesco”. In altre parole, se nel 1980 la Frohlich avesse avuto la capacità di parlare la lingua italiana avrebbe avuto un basso accento tedesco, l’esatto contrario di quanto ipotizzano e cercano di dimostrare gli autori di “Dossier Strage di Bologna”. 
Come se ciò non bastasse, non mi risulta che lei – così come ognuno degli autonomi arrestati ad Ortona nel 1979 - abbia mai avuto una condanna per appartenenza a qualche “banda armata” (capito signori teorici della variante due? Ringraziate il cielo che pochi hanno letto il vostro libro altrimenti vi beccavate decine di querele per diffamazione!) e, senza dubbio, è ontologicamente avversa allo stragismo statuale e interstatuale che provocò numerose vittime nell’Italia dal 1969 al 1980.
Anche Kram, da quanto si riesce a capire, è innocente. Non spetta a me scagionarlo. Non faccio il giudice o il poliziotto. Cerco solo di proporre dei ragionamenti di buon senso.
Sull’eventuale e cosciente responsabilità di Kram non insiste più di tanto nemmeno l’onorevole Raisi.
Una cosa comunque è certa, i  “giovani” - “due come tanti altri” - visti da Rolando Mannocci all’interno della stazione di Bologna il 2 agosto 1980 mentre posavano qualcosa nell’angolo in cui avvenne l’esplosione (rileggasi bene La Stampa del 4 agosto 1980) non avevano nulla a che vedere con  l’allora trenduenne, alto e magro Kram e la trentottenne e bassa Frohlich. Fra i due, che non potevano essere definiti “giovani” - “due come tanti altri” - c’era e c’è una notevole differenza di altezza confermata dai loro rispettivi e autentici documenti anagrafici (carte di identità e passaporti).
Di conseguenza, si cerchino altrove quei “giovani”, “due come tanti altri”, dalla corporatura media e normale, senza alcun particolare segno in faccia (come può essere una barba per un maschio), che poco prima della strage furono visti da Rolando Mannocci all’interno, e non all’esterno, della stazione di Bologna!

32 commenti:

  1. Bene Padula, vedo che comincia a drizzare il timone. L'anno scorso lei scriveva che quella di Bologna era "una valigia piena di circa 20 chilogrammi di “Compound B, ”, un esplosivo di fabbricazione militare, per altro in dotazione ad istituzioni come la Nato”. Qualche giorno fa ha rettificato parzialmente, affermando che "l’ordigno impiegato per la strage di Bologna non era costituito da esplosivo di tipo Pentrite, ma “da un esplosivo contenente gelatinato e Compound B” (sentenza secondo processo di Appello sulla strage di Bologna, 16 maggio 1994). E il Compound B, una miscela di tritolo e T4, è roba della Nato!" In poche parole lei ha estrapolato furbamente alcune parole di una frase della sentenza che in realtà non affermava ciò lei ha inteso affermare, per simulare una sorta di certificazione processuale della presenza di Compound B nell'ordigno, certificazione che in realtà non c'è mai stata in alcuna sede o perizia.
    Oggi lei scrive: "Quelle analisi ... furono fatte ed escludevano implicitamente la “pista palestinese”. Potevano far capire piuttosto che l’esplosivo stragista conteneva il Compound B, cioè materiale bellico della Nato." Anche se siamo arrivati ora ai contenuti impliciti anzichè espliciti, e quindi a qualcosa che dovremmo arrivare a "capire" da noi stessi anzichè leggere chiaramente in qualche stralcio manipolatorio di sentenza, siamo comunque ancora distanti dalla verità, caro Padula. Eppure lei non dovrebbe avere difficoltà a conoscerla, le basterebbe far leggere ad un esperto di esplosivi direttamente le perizie delle risultanze analitiche sull'esplosivo usato a Bologna, anzichè manipolare ulteriormente i già abbastanza contorti azzardi ipotetici dei giudici, e scoprirà che quello usato a Bologna era un gelatinato industriale, con peculiarità che nell'articolo di LiberoReporter week che lei cita, le vengono spiegate pianamente e senza alcuna arrampicatura su vetri. Quello era un blocco di gelatinato da miniera, confezionato INDUSTRIALMENTE e quindi senza usare NEPPURE UN GRAMMO DI COMPOUND B (l'industria degli esplosivi da cava e miniera, non utilizza compound della Nato, ma materie prime acquisite da canali commerciali legali), utilizzato così com'era uscito dalla fabbrica ed ovviamente mai modificato (non c'era ragione per farlo, non si fa mai, e le perizie lo confermano), destinato ad un impiego specifico e molto ristretto: miniere con alta presenza di grisù. Le ragioni per cui le cose stanno così, come ho detto, se le faccia spiegare da un esperto con le perizie in mano. Le miniere ad alta presenza di grisù, sono le miniere di carbone. Provi a controllare in quali paesi si effettuava, nel periodo della strage, più dei 2/3 dell'estrazione mondiale del carbone, e vedrà che non si tratta di Paesi della Nato, ma bensì di quegli stessi paesi dove veniva prodotto il Semtex, e quindi la Pentrite trovata in valigia alla sua signora. I quali paesi, ovviamente, oltre che la pentrite, si producevano da sè anche il nitrogelatinato per le miniere di carbone. E dove sono presenti più dei 2/3 delle miniere di carbone del mondo, va da sè che vengono prodotti (stante l'implausibilità di una situazione di "import" di un prodotto del genere in paesi del genere) anche più dei 2/3 el nitrogelatinato da miniera di carbone prodotto in tutto il mondo. Come vede quindi Padula, ciò che manca fra l'esplosivo scovato a Fiumicino e quello di Bologna, è solo identità, cioè identica composizione. Erano due cose diverse. Diciamo, uno un mitra e l'altro un fucile. E allora? Ciò non significa nulla, perchè quanto ad origine e provenienza geo/politica, fra i due esplosivi non c'era affatto un' incompatibilità certa, anzi. E soprattutto, lì dentro, non c'era compound Nato. Quello era invece da un'altra parte, e lei non può non sapere di cosa sto parlando. Si legga l'articolo di Week, magari.

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  2. Tagliaferro, mi aiuti a capire. Perché se le "perizie delle risultanze analitiche sull'esplosivo usato a Bologna" parlano di gelatinato da miniera "senza nemmeno un grammo di compound B" la sentenza in base alla quale sono stati condannati i militanti dei Nar parla di "Compound B"?
    Chi ha commissionato quella perizia di cui lei parla? Chi l'ha eseguita? Perché non è stata recepita in sentenza?
    Inoltre se è accertato la natura di questo esplosivo, contraddicendo l'ipotesi accusatoria (io non ho letto molto su Bologna ma nella sentenza ordinanza si parla appunto di un esplosivo misto con compound b) salterebbe un altro luogo comune: e cioè che nel depistaggio di gennaio 81 il supersismi dimostra di conoscere la natura dell'esplosivo usato quando ancora non era stata completata la prima perizia perché fa ritrovare lo stesso materiale o simile.
    Un'altra domanda, infine, nell'eventualità che questa perizia abbia effettivamente definito la questione (il mio scetticismo di fondo scaturisce dai continui tonfi dei vari scienziati criminali, da via Poma a Perugia a Garlasco). Visto che nel 1980 erano ancora attive le miniere di carbone in Sardegna, non è che più banalmente questo esplosivo era prodotto anche in Italia?

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  3. La perizia balistica eseguita dal dottor Marino e dal colonnello Ignazio Spampinato accertò che la bomba della strage di Bologna conteneva 23 chili di esplosivo, 18 chili di nitroglicerina ad uso civile e di chili di Compound B.

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  4. Sui punti 1, 3, 4 e 5 Tagliaferro - uomo sostenitore della variante 2 della "pista palestinese" non dice NULLA perché non ha NULLA da replicare!!
    Invece affronta solo il punto 2, quello relativo all'esplosivo, e afferma - per la prima volta in assoluto - che nella bomba stragista di Bologna non ci sarebbe stato nemmeno un grammo di Compound B.
    Il signor Tagliaferro, cosciente o incosciente che sia, dice una CAZZATA tanto per farci perdere tempo su questo ed altri blog.

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  5. A quanto pare, i signori della variante 2 si divertono a DISINFORMARE, un'attività questa - benvoluta da settori NEOCONSERVATORI degli Usa e di Israele. (nemmeno dell'Italia!)
    Signori della variante 2, la vostra matrice subculturale, rimasta ai tempi della "guerra fredda", è la stessa degli stragisti come Carlo Digilio e del suo padrino israelo-statunitense Michael Leeden(il depistatore USA della strage di Bologna, non a caso mai citato nel "dossier strage di blogna")
    Alessio

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  6. la vera matrice politica della strage di Bologna è IDENTICA a quella dei depistitatori della variante 2! Grazie di avercelo fatto capire MEGLIO!
    Non credo che i Nar in quanto organizzazione siano i mandanti della strage del 2 agosto 1980 a Bologna. Sono sicuro che Ciavardini (alto 1 metro e 80) è INNOCENTE. Ho dei dubbi su Fioravanti (definito pazzo da quasi tutti i suoi amici sinceri) solo per un motivo: lui, assieme a Cavallini, avevano rapporti con CARLO DIGILIO (stragista "pentito" di Piazza Fontana e Brescia, attivo almeno fino al 1982 e mai nominato nel fasullo "dossier strage di Bologna)

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  7. il colonnello Ignazio Spampinato fu il signore - MAI citato e quindi sostanzialmente DIFESO dai cialtroni del "dossier strage di bologna" (i depistatori della variante 2 sulla straged di Bologna) che fece la prima perizia sulla bomba stragista del 2 agosto. Fu proprio lui che disse al Sismi, prima di dirlo ai magistrati , come era fatto l'espolsivoin questione. I FINTI "san tommaso£ della variante 2 della "pista palestinese" farebbero BENE a leggere quello che sta scritto qui >> http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0008/articleid,0778_01_1993_0071_0008_10985287/

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  8. ragazzi, ho capito finalmente quale potrebbe essere la pista giusta da seguire su Bologna: è quella che ci porta ai Nemici del popolo palestinese e della nostra (ormai quasi del tutto passata) politica estera di amicizia con i popoli arabi e quelli del Nord Africa.
    Ustica e Bologna sono stragi collegate!
    Quello che è successo nel 2011 a Gheddafi doveva succedere molto prima, proprio nell'agosto 1980, ma a quel tempo una parte dei servizi segreti militari italiani (quelli meno asserviti agli Usa) avvisò Gheddafi (vedasi Ustica) e lo fece salvare (cosa successa anche nel 1986 grazie a Craxi). La reazione delle componenti neoconservatrici ISTITUZONALI di Usa, Italia, Francia e Israele portò alla strage di BOlogna. IN questo "gioco" potrebbe essere stata ulilizzata la rete del Triveneto di cui faceva parte Carlo Digilio (mercenario stragista da molti anni PAGATO dai servizi segreti Usa, israliani e italiani). Altro che "pista palestinese"! Chi accusa i palestinese è INFAME e sa di esserlo perchè nasconde i VERI stragisti e le vere merde che, per stupidi calcoli politici, uccisero 85 persone!
    Un amico del popolo palestinese

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  9. Il signor tagliaferro ragiona peggio della parte più reazionaria e IDIOTA del Mossad israeliano, dello Sdece francese, dei servizi segreti militari Usa, inglesi e italiani!
    Per questo motivo è OGGETTIVAMENTE COMPLICE dei veri stragisti di Ustica e Bologna.
    Che infami questi stragisti statuali e interstatuali che anche dopo 30 anni cercano di DISINFORMARE su TUTTO!

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  10. chi parla di "pista palestinese" sulla strage di Bologna è NEMICO della sovranità nazionale dell'Italia così come chi uccise, proprio con il COMPOUND B, Mattei dell'ENI.
    Signori depistatori, visto che siete ABITUATI a TRADIRE il nostro paese e la sua dignità, vi consiglio di andare a ZAPPARE LA TERRA invece di rubare denaro PUBBLICO (con le vostre consulenze a questa o quella commissione parlamentare). Chiaro? Si sa tutto di voi. Vi PERDONIAMO ma vi consigliamo di passare all'AGRICOLTURA, settore questo di cui il nostro paese ha molto BISOGNO!

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  11. François de Quengo de Tonquédecdomenica 29 aprile 2012 16:45:00 CEST

    Tassinari, la sentenza di condanna non dice che nella bomba c'era Compound B. Il virgolettato citato da Padula è estrapolato da un'ipotesi fatta dai giudici,in contrasto con le risultanze delle perizie e per loro stessa ammissione privo di sostegno proveniente da una qualsivoglia perizia.

    « (...)Come è evidente, questo valore non corrisponderebbe più all'arricchimento di un gelatinato commerciale quanto, piuttosto, al confezionamento artigianale di un ordigno costituito da un esplosivo contenente gelatinato e Compound B miscelati in proporzioni 2 : 1 .
    Il suddetto valore, conseguentemente, sarebbe tale da fornire un elemento di compatibilità con la provenienza dal Fachini dell'esplosivo della stazione.
    Il dato processuale ricavabile -è bene precisarlo, a scanso di equivoci- è, allo stato, soltanto teorico, posto che agli atti manca la necessaria verifica peritale.» (http://www.stragi.it/2agost80/Capit9.htm)

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  12. Ottimo articolo! Complimenti! Smonta del tutto le due varianti della "pista palestinese"!
    Francesca

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  13. De Quengo, non ricordo i meccanismi procedurali per il vecchio rito accusatorio (con cui si svolse il processo di Bologna) ma immagino che esistessero anche all'epoca perizie disposte dagli inquirenti, perizie di parte e perizie disposte dalla corte. Voi che avete studiato così appassionatamente la vicenda dovreste aiutarmi a capire una cosa, che la tua risposta non mi chiarisce. Perché se la perizia diciamo finale (e resta da capire chi l'ha ordinata) arriva a una conclusione che nega la presenza del Compound B i giudici del secondo appello di un processo che ha già perso i pezzi e in cui l'impianto accusatorio è fragile (tanto da aver visto i due dei Nar assolti nel primo appello per la strage) si avventurano su un'ipotesi di scuola sull'esplosivo, inserendo quindi un ulteriore elemento di fragilità nella motivazione? Capirei se l'avessero usata per condannare Fachini, ma Fachini esce assolto. Quindi?

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  14. Signor François de Quengo de Tonquédec, non faccia finta di non sapere che la perizia balistica eseguita dal dottor Marino e dal colonnello Ignazio Spampinato accertò che la bomba della strage di Bologna conteneva 23 chili di esplosivo, 18 chili di nitroglicerina ad uso civile e 5 chili di Compound B.
    Inoltre non faccia finta di non sapere che quella MERDA di Spampinato disse al SISMI- prima che ai magistrati- come era composta la BOMBA STRAGISTA.
    Infine non faccia finta di non sapere che depistatori come Leeden e Pazienza (mai nominati nel suo libro) cercarono dell'esplosivo simile a quello della starge di Bologna per poi farlo trovare nel gennaio 1981 su di un treno.
    A questo punto due sono le cose: o lei è IGNORANTE (e ognuno di noi pò esserlo in certe materie) oppure MENTE sapendo di MENTIRE

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  15. il tempo che i depistatori passano su Internet è PAGATO da qualcuno. Questo è poco ma sicuro. Perché scrivono un dossier sulla starge di Bologna e non dicono niente sui depistatori sputtanati come Gelli e Pazienza (entramni reaganiani e antipalestinesi)?

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  16. François de Quengo de Tonquédecdomenica 29 aprile 2012 17:29:00 CEST

    Ossservazione interessante, ma che andrebbe fatta ai giudici. Che la loro sia un'ipotesi di scuola - peraltro basata su un ragionamento matematico a dir poco avventuroso - non lo affermo io, lo scrivono di fatto loro, nero su bianco. Ma come saprai non è la sola stranezza della vicenda processuale. Anche la lettura di molte testimonianze è a dir poco tirata per i capelli. Andando a leggersi gli atti processuali e incrociandoli con le sentenze si rimane allibiti. La perizia è stata richiesta proprio dai giudici, trovi tutto il complesso ragionamento che hanno fatto nel link che ho messo nel mio precedente post.

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  17. I despistatori della variante 2 - anche se loro FORSE non lo sanno bene - sono POSTMODERNI figli politici e IDEOLOGICI dei depistatori filoreaganiani come Gelli e Pazienza. Le presunte intellingence di certi paesi amano DISINFORMARE. E noi qui, in questo blog, dobbiamo sapere che tutti i teorici della "pista palestinese" fanno parte ORGANICA di chi, per MESTIERE, DISINFORMA.

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  18. Non so come Ugo faccia ad avere così tanta PAZIENZA proprio coi figliocci del tristemente famoso PAZIENZA!

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  19. François de Quengo de Tonquédecdomenica 29 aprile 2012 17:41:00 CEST

    @ anonimo
    Quale delle tante perizie fatte su quell'esplosivo fatte da Marino e Spampinato? Quella del processo di primo grado? Quella comparativa con l'esplosivo ritrovato a gennaio 1981 sul treno Taranto Milano? Oppure quella comparativa con gli esplosivi rinvenuti nel lago di Garda? E a che pagina? Grazie.

    E ancora, visto che mi accusa di mentire sapendo di mentire, non fa come faccio io e non si firma con nome e cognome?
    Ancora grazie.

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  20. Grazie all'attività depistante di certi ladri di DENARO PUBBLICO adesso si parla di "pista palestinese" e pochi ricordano le responsabilità acclarate di veri e propri INFAMI come GELLI e PAZIENZA.
    I GIUDA, che mettono in croce qualche povero Cristo (in questo caso l'autonono e NON "terrorista" Kram, condannato in GERMANIA a un paio di anni con la condizionale e quindi persona ultramoderata della sinistra extraparlamentare per chi conosce la storia di questo MONDO), a questo punto - se capiscono quali DRAMMI contribuiscono a creare, dovrebbero solo fare una cosa se sono UOMINI: fare la fine del SUICIDA GIUDA INTELLETTUALMENTE: dovrebbero SUICIDARSI!!!

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  21. INFINITA è la stupidità umana - diceva EINSTEIN - e i tre autori del "dossier strage di Bologna" ce lo dimostrano ogni volta che parlano. Anche in questo blog.

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  22. Una citazione colta per infilare un'offesa personale non è il massimo dello stile polemico. Atteniamoci agli argomenti, per favore...

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  23. Forse il signor François de Quengo de Tonquédec è della stessa nazione neocolonialista in cui, nel gennaio 1981, si architettò il depistaggio da parte di Michael Leeden, Pazienza e gente dello SDECE francese. Non voglio dire che il signor François de Quengo de Tonquédec abbia qualcosa a che vedere con quegli INFAMI STRAGISTI della verità ma credo sia legittimo sapere la sua nazionalità visto che lui parla di questioni dell'ITALIA, cioè del MIO paese.


    Al di là di questo... andiamo al cuore della questione.
    In tutto il mondo (non governato da nessuno di questo blog) si sostiene che la bomba stragista di BOLOGNA conteneva Compound B. Nei programmi televisivi italiani e in parecchi siti Internet si dice questa cosa.
    Perché i signori della variante 2, in riferimento alla questione dell'esplosivo stragista di Bologna, fanno finta di nulla e parlano di questa o quella sentenza solo quando gli fa COMODO? Vadano a questo LINK tanto per capire meglio che cosa successe tanti anni anni in questo paese >> Nel video si parla del COMPOUND B presente nella bomba del 2 agosto 1980. http://www.youtube.com/watch?v=-9pywmKG0sk&feature=related

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  24. Mi scuso per la citazione di Einstein, ma con essa volevo dire che forse gli autori di "dossier strage di bologna" sono in buona fede nel loro DOGMA antipalestinese.
    A maggior ragione credo sia giusto criticarli e invitarli a DOCUMENTARSI meglio prima di scrivere qualche libro. Lo sanno che tante persone si sentono diffamate dal loro "saggio"? O vivono nel paese delle meraviglie?
    Loro, al posto delle persone diffamate da "dossier strage di Bologna", cosa farebbero? Lo so: loro avrebbero cercato di mandarle in galera, cosa che qui NOI non auguriamo a nessuno!

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  25. François de Quengo de Tonquédecdomenica 29 aprile 2012 21:07:00 CEST

    Ah, quindi la sua dotta citazione sulla perizia "Marino-Spampinato" che conterrebbe perfino il peso esatto della bomba, nonché quello della quantità di Compound B non proviene da una conoscenza diretta degli atti ma bensì da "Blu notte"? Male, perché se avesse conoscenza diretta della perizia - che per inciso non è redatta dai soli Marino e Spampinato ma anche da Eugenio Pelizza e Omero Vettori - saprebbe quali sono le conclusioni a cui arriva il collegio peritale. Gliele cito. A pagina 122, nel capitolo intitolato "Conclusioni e risposta ai quesiti" la perizia dice: «L'innesco della carica, composta da Kg. 20- 25 di esplosivo gelatinato di tipo commerciale (costituenti principali: nitroglicerina, nitroglicol, nitrato ammonico, solfato di Bario, Tritolo, T4 e, verosimilmente, nitrato sodico) era molto probabilmente costituito da un temporizzatore artigianale (...)».
    In attesa di conoscere l'identità del mio anonimo interlocutore passo e chiudo .

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  26. Tassinari, le fornisco alcune precisazioni, per chiudere una volta per tutte la querelle sull’esplosivo:

    1) Con buona pace dell’anonimo che la cita qui sopra perchè ne ha sentito parlare sui bignamini in TV, la perizia tecnica (“Marino-Pelizza-Vettori-Spampinato”) fondata sull'analisi dei campioni, ha stabilito che "la carica, [era] composta da 20-25 kg di esplosivo gelatinato di tipo commerciale: (costituenti principali: nitroglicerina, nitroglicol, nitrato ammonico, solfato di bario, tritolo e T4 e, verosimilmente, nitrato sodico)".
    Per "gelatinato di tipo commerciale" si intende un prodotto compatto (non polvere, per intenderci, ma come un blocco di pongo) realizzato per un uso tecnico specifico, e quindi di un prodotto industriale PERFETTO e pronto all'uso. "Perfetto", significa che se lo si vuole fare esplodere “con profitto certo”, non lo si deve "mischiare" con nulla. Si innesca, si fa detonare, ed è efficace così, come esce dalla fabbrica.

    2) Quei gelatinati preconfezionati, contengono percentuali di TNT e di T4 (i 2 componenti del Compound B nella propria formula originale), inserite per arricchimento. E questo le perizie lo ribadiscono. Ma sono inserite IN FABBRICA nel corso di un processo industriale basato talvolta anche sulla liquefazione e condensazione transitoria e controllata dei vari componenti. Insomma, occorrono apparecchiature e processi industriali, per produrre quel preparato. I periti comunque riscontrano la presenza di TNT e T4 quali componenti di arricchimento, così come in uso. Affermano espressamente che la percentuale di T4 presente si trova “in accordo con le formulazioni degli esplosivi da cava gelatinati”.
    3) Già alla data del 23 dicembre 1980, data di deposito della prima perizia, la circostanza era nota: era un nitrogelatinato commerciale la cui formula era stata ricostruita in sede peritale. Tre settimane dopo, c'è il depistaggio del Sismi. Quindi, è ovvio che il Sismi conoscesse i componenti dell’ordigno, trovandosi la formula agli atti già da prima di Natale. Era il segreto di Pulcinella. E allora, che fa il Sismi? Lascia forse su quel treno un ordigno composto da Nitrogelatinato industriale e da Compound B, miscelati non si sa in che modo, come quello descritto da Padula, o come ipotizzato da qualche magistrato improvvisatosi esperto? Certo che no: lasciano un contenitore di nitrogelatinato, analogo a quello di Bologna, e, separatamente, alcune lattine di Compound B puro in uso alle forze armate occidentali. Una specie di griffe, insomma. Non per niente, era un depistaggio.

    (segue...)

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  27. ... segue:

    4) Veniamo dunque al suo primo e principale quesito: “Perché se le "perizie delle risultanze analitiche sull'esplosivo usato a Bologna" parlano di gelatinato da miniera "senza nemmeno un grammo di compound B" la sentenza in base alla quale sono stati condannati i militanti dei Nar parla di "Compound B"?” Se in altre sentenze al di là di quella citata da Padula si parla di Compound B, allora questa domanda dovrebbe essere rivolta ai giudici che ne hanno parlato. Soltanto negli ultimi anni al Compound B ad altri esplosivi bellici sono stati aggiunti traccianti (in genere leghe metalliche) che ne consentano l’identificazione negli attentati. All’epoca questa procedura NON ESISTEVA, si potevano solo riscontare il TNT ed il T4 e NESSUN INDIZIO poteva provare, od escludere, l’impiego di un determinato composito in un attentato (ce ne sono anche altri con quei componenti, mica solo il Compound B, quindi perché citare proprio quello?), ed è ciò che hanno stigmatizzato chiaramente i periti successivamente al noto depistaggio. Altro discorso è quello della sentenza citata da Padula, il quale ha fuorviato estrapolando in modo avulso solo una porzione di questa frase originale: “La Corte vuole fare rilevare che se tale relazione fosse eventualmente riscontrata, il valore residuo di 60 microgrammi per chilogrammo di terreno, considerando i dati sperimentali dei periti del 1990 rapportati ad un ordigno di 25 kg, potrebbe corrispondere ad una percentuale di T4 di poco meno del 20% . Come è evidente, questo valore non corrisponderebbe più all'arricchimento di un gelatinato commerciale quanto, piuttosto, al confezionamento artigianale di un ordigno costituito “da un esplosivo contenente gelatinato e Compound B” miscelati in proporzioni 2 : 1”.
    Quindi, ciò che è accaduto è molto chiaro. I magistrati, entrando in un campo inconsueto per una sentenza giudiziaria, e cioè quello delle digressioni tecniche soggettive, esprimono una fantaipotesi: SE PER CASO i periti AVESSERO errato nello stimare la percentuale di T4 contenuta nell’ordigno, e SE PER CASO il peso di T4 nello stesso fosse stato del 20% (come sospettano i magistrati improvvisandosi matematici) anziché del 2% (come è stato misurato con test tecnici), allora quello AVREBBE POTUTO non essere un arricchimento ma un inserimento volontario di una buona dose Compound B. Siamo, come ho detto, ad una fantaipotesi, e per giunta del tutto discutibile. Nulla a che vedere con la realtà probatoria e scientifica, realtà sulla quale comunque gli stessi giudici ritornano coscienziosamente subito dopo alla citata digressione, per attenervisi, con buona pace di Padula e dei suoi callidi virgolettati. Basta leggersi la sentenza per intero.

    5) Per quanto riguarda le effettive origini e gli effettivi scopi di un’esplosivo da miniera, ognuno può dire la sua. Possiamo parlare delle miniere sarde così come di quelle cecoslovacche o della Germania orientale. Ci sono moltissime compatibilità, se si vuole ipotizzare una possibile provenienza di quell’esplosivo. E viceversa, poche o nessuna incompatibilità. E nella valutazione di un delitto contano anche quelle, vale a dire le “non incompatibilità”, mica soltanto le compatibilità.

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  28. Tagliaferro, la ringrazio per il supplemento di perizia che mi ha offerto ma mi resta il dubbio: se i termini tecnici della perizia sono così chiari e definitivi perché i giudici si avventurano in così perigliosa e funambolica ipotesi?
    Del resto anche in un caso molto più semplice di quello di Bologna - parlo di Peteano - Vinciguerra è rimasto fermo sull'esplosivo usato respingendo alla radice la soluzione trovata da Casson ...
    Nei processi penali con i criteri di "non incompatibilità" non si va da nessuna parte. Si fa invece buona letteratura: lo stragista di Occidente di Camon, calcato sulla figura di Freda, ha un sistema di pensiero non incompatibile con la strage. E nel romanzo funziona. Tanto che Freda, appena assolto e scarcerato ha voluto incontrare Camon e della loro interessantissima conversazione c'è traccia in un raro opuscolo edito dall'Aratro di Battipaglia...

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  29. François de Quengo de Tonquédeclunedì 30 aprile 2012 11:04:00 CEST

    Ecco, l'esempio di Casson e del suo accanimento nel sostenere che l'esplosivo di Peteano proveniva dal nasco di Aurisina anche se la perizia - da lui richiesta - stabiliva che era esplosivo da cava è un caso di scuola. Un caso di scuola che serve a spiegare perché ci sono ipotesi funamboliche nelle sentenze e perché molte stragi sono ancora senza un colpevole. Perché l'assunto di partenza era che tutto doveva essere ricondotto alla strategia della tensione, attuata dalla Cia con la complicità dei servizi deviati, ai quali in seguito, dopo la sua scoperta, si aggiungerà la P2. E pur di sostenere quello schema o quantomeno di lasciargli la porta aperta sono state fatte delle vere e proprie forzature, dei veri e propri scempi del diritto.
    E questo è stato possibile soprattutto grazie a una stampa e e una pubblicistica troppo benevola, per non dire collusa. Quanti sono gli articoli di giornale o sul web, quanti sono i libri che raccontano che Casson ha scoperto che Gladio era coinvolta nelle stragi, ignorando le reali risultanze processuali? E quanti sono invece quelli che hanno raccontato come la sua ipotesi è stata demolita per tabulas dalle perizie e dagli accertamenti?

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  30. Con la piccola differenza che Casson è un inquirente che manda a giudizio, non un giudice che motiva sentenze di condanne definitive all'ergastolo ...

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  31. Caro Tassinari, premesso che la formulazione di quesiti relativi all’emergere di “funamboliche ipotesi” in questo processo mi pare possa definirsi prassi non desueta, ma bensì all’ordine del giorno, nella fattispecie la risposta al suo dubbio risulta ovvia, ed insita nei fatti, se li esaminiamo su base cronologica:

    La perizia “ante-depistaggio” non prende neppure in considerazione la presenza di un composito a base T4 di qualsiasi tipo nell’ordigno di Bologna (e quindi, tanto meno, di Compound B bellico), riscontrando, come già detto, semplicemente l’impiego di un tipico gelatinato commerciale a base di nitroglicerina, nitroglicol e nitrato ammonico (componente tipico, quest’ultimo, degli esplosivi destinati ad ambienti grisutosi), energizzato da una certa percentuale di T4.

    Viene definito, nelle perizie, “gelatinato da cava”.

    Va da sé, che una volta individuato per via analitica l’impiego di un esplosivo così ben definito, nessun perito od esperto potrebbe mai ipotizzare o anche solo immaginare l’improbabile e non necessaria possibilità di una combinazione fra un esplosivo di questo tipo ed un composito ad uso militare, ed a maggior ragione circoscrivendo tale ipotesi alla definizione di un composito specifico e determinato, quale il Compound B.

    La ricerca della presenza di un composito così determinato, è invece stata attivata, su base comparativa, solo successivamente al depistaggio. Quello è stato l’evento che segnerà il debutto nelle indagini su Bologna di ricerche relative ad eventuali presenze di Compound militare analogo a quello confezionato dal "Supersismi" nel gennaio 1981, circostanza che, com’è evidente, rientrava nelle prospettive del depistaggio.

    E nello specifico, alla lettura della citata sentenza d’Appello, si evidenzia la volontà degli inquirenti di accertare la presenza di Compound B nella composizione dell’ordigno, l’incapacità dei periti di accertare con evidenza probatoria tale presenza, la conseguente formulazione da parte dei giudici di modelli matematici, del tutto ipotetici, capaci in qualche modo di supportare la “non esclusione” della possibilità di tale presenza.
    Ma il tutto, solo e soltanto come conseguenza fattuale e temporale dell’evento depistatorio, e non già di una ragione tecnica specifica che potesse indicare in sede peritale la possibilità di tale presenza.

    Direi quindi che si tratta di circostanze più che chiare.

    Per quanto riguarda invece le “compatibilità”, le “non compatibilità” o le “non incompatibilità”, io mi limito a rilevare che, sotto il profilo criminologico, il possesso da parte di un sospettato di un ordigno esplosivo di natura diversa da quello impiegato in un delitto occorso due anni prima, non può comportare in alcun modo alibi per il sospettato, come qui qualcuno vuole farci credere. E ciò tanto meno laddove non si possa escludere che i due esplosivi in questione possano avere marchi di fabbrica “non incompatibili”.

    Detto ciò, io chiudo.

    Voglia gradire i miei saluti.

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  32. Sotto il profilo criminologico "il possesso da parte di un sospettato di un ordigno esplosivo di natura diversa da quello impiegato in un delitto occorso due anni prima" (François de Quengo de Tonquédec) non può comportare in alcun modo una PROVA a favore dell'accusa rispetto al delitto avvenuto due anni prima. E ciò tantomeno laddove le autorità competenti (nel 2010 e nel 2012) hanno escluso che ci sia compatibilità fra i due tipi di esplosivo in questione.
    Se poi le autorità competenti avessero affermato qualcosa di falso per favorire i “palestinesi”, allora – chi è coerente ed ha le PROVE – dovrebbe fare una denuncia contro la Procura di Bologna.

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