La svolta #lepenista di #Preve e la scomunica di #Pasquinelli per gli #antimperialisti - <b>FascinAzione</b>

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domenica 22 aprile 2012

La svolta #lepenista di #Preve e la scomunica di #Pasquinelli per gli #antimperialisti

(umt) Stavolta l'ha sparata talmente grossa che anche il Campo Antimperialista, con cui pure a lungo ha dialogato (Preve fa ancora parte della redazione di Comunismo e Comunità, il "laboratorio anticapitalista" che ha aderito al Movimento popolare di liberazione fondato lo scorso autunno a Chianciano su iniziativa degli "antimperialisti"), ha dovuto prendere le distanze da Costanzo Preve, il filosofo marxista che proseguendo la sua traiettoria di oltrepassamento della dicotomia destra-sinistra si è spinto nei giorni scorsi a esprimere una dichiarazione di voto doppio per Marine Le Pen: "Se fossi francese...". L'articolo è, come suo solito lungo. Perché Preve conserva l'abitudine di argomentare nel dettaglio. Nel rimandare al testo integrale gli appassionati (notevole l'esaltazione delle figura di De Benoist come intellettuale amico/di riferimento) qui mi limito a riportare la parte conclusiva, che analizza minuziosamente tutti gli enunciati del libro della leader del Fronte nazionale francese con cui concorda (e sono tanti):
raramente ho avuto modo di trovarmi tanto d'accordo con un testo politico-teorico. Marine Le Pen (p. 135) afferma apertamente il deperimento attuale della dicotomia Destra/Sinistra. Se lo fa, questo significa che cerca voti a destra, al centro e a sinistra. Bene, è esattamente quello che da 15 anni aspetto da un politico. Perché ora che arriva dovrei sospettare l'inganno? Essa critica la guerra dell'Iraq (p.37). Sostiene che la bolla speculativa immobiliare è stata una strategia voluta (p. 36). Sostiene con Polanyi che il mercato è più utopico del piano (p.26). Sostiene con Maurice Allais che il liberalismo ha un codice "stalinista" e che il mondialismo è un'alleanza fra consumismo e materialismo (p. 49). Sostiene con Todd che c'è incompatibilità fra libero scambio e democrazia (p.50). Sostiene che se c'è qualcosa di "fascista", questo qualcosa è l'euro (pp. 54-61), affermazione certamente un po' hard, ma meglio esagerare che sottovalutare. Le è perfettamente chiara la natura abbietta dell'interventismo umanitario di Kouchner (p. 127). Si rifà positivamente a Lipovetsky, a Michéa ed a Bourdieu, e cita positivamente sia De Gaulle che lo stesso comunista Marchais. Ma soprattutto ci sono due punti importanti. In primo luogo, a differenza dei soliti politicanti ignoranti, la Le Pen traccia una vera genealogia teorica del capitalismo liberista, dai fisiocratici a Smith. In secondo luogo, non lascia dubbi sul fatto che la mondializzazione è cattiva in sé, è un orizzonte di rinuncia (p. 19), il modello americano è al cuore del progetto mondialista (p. 34), il debito pubblico è un buon affare mondialista (p. 72), l'organizzazione europea di Bruxelles è l'avanguardia europea del mondialismo (p. 74), e che infine l'immigrazione incontrollata è parte di un'offensiva economica e culturale del mondialismo (p. 80). Questa ultima affermazione è particolarmente sgradevole per le anime pie politicamente corrette di sinistra, perché identificata con il razzismo ed il populismo. Bisogna però sapere se essa è fondata o infondata, ed io la considero parzialmente fondata. La Le Pen afferma anche che il sarkozysmo è lo stadio supremo del mondialismo (p. 151), che la nazione non deve essere demonizzata (p. 103), che la scuola e la cultura classica devono essere difese (p. 111 e p. 235), che il popolo è diventato "indesiderabile” e viene sempre accusato di "populismo", termine vuoto e per questo sorvegliato dalla polizia del pensiero (p. 128). E potrei continuare. Sottolineo per chiarezza che la mia dichiarazione “scandalosa” deve essere giudicata solo ed esclusivamente sulla base del libro e dei punti citati; essa non comporta in alcun modo la condivisione del razzismo e della xenofobia anti-immigrati, con le quali la Le Pen si deve e si dovrà inevitabilmente confrontare sul piano elettorale. A questo punto mi si dica, se lo si vuole, che sono un vecchio ingenuo gabbione e che mi lascio infinocchiare da una scaltra "populista". Ammetto di avere un fraterno amico, che qui non cito, che fa parte del circolo politico della Le Pen. Egli afferma, ed io gli credo, che il libro corrisponde a verità e che la Le Pen crede veramente a quello che scrive. Preferisco sbagliare per ingenuità che essere sospettoso per paranoia. Ed ora terminiamo con un breve commento finale.
12. Io resto un anticapitalista radicale. Lo sono diventato a 18 anni, nel 1961, ed è chiaro che lo sono diventato all'interno della cultura di "sinistra". Mio padre, morto nel 1993, non me lo ha perdonato, perché era un anticomunista viscerale, e l'ha preso come un vero e proprio tradimento di un figlio ingrato. Da posizioni di sinistra mi sono messo a studiare la filosofia, Hegel, Marx ed il marxismo, e ne sono diventato un esperto, al di là della condivisione o meno della mia interpretazione. Negli anni Sessanta, a Parigi mi sono interessato sia all’althusserismo, che ho condiviso per più di un decennio, e sulla cui base sono diventato amico di Gianfranco La Grassa, sia alle differenze fra le tre tradizioni staliniana, trotzkista e maoista. Negli anni Sessanta sono anche entrato a fare parte organica della sinistra greca, dopo un lungo soggiorno ad Atene. Negli anni Settanta e Ottanta ho attivamente militato nella sinistra italiana della mia città (Torino). Come si vede, ho un pedigree di tutto rispetto e ritengo di non avere nulla di cui vergognarmi. Soprattutto, ritengo di non avere "scheletri nell'armadio" e di aver sempre fatto pubblicamente quello che ho fatto. Un amico mi ha sconsigliato di mettere in rete pubblicamente queste pagine, perché sembrano fatte apposta per incrementare un gossip maligno. Ma penso che se si comincia ad autocensurarsi perché si è introiettato il politicamente corretto, tanto varrebbe andare da soli all'ospizio, finché i piedi ci portano ancora.
Per Moreno Pasquinelli, invece, un discorso astrattamente corretto sulla "sovranità nazionale" si avvita narcisisticamente, perdendo ogni aggancio con la realtà e con i riferimenti internazionali corretti (Chavez vs. Le Pen):
Qual'è l'asse del ragionamento di Preve? Come giustifica la sua pittoresca posizione? Lo si può solo evincere (dal suo scritto) poiché, come a Preve capita spesso, in preda ad un malcelato narcisismo filosofico, la tira per le lunghe e finisce per dimenticare il punto di partenza, e quindi di arrivo. Questo punto è presto detto: la sovranità nazionale. Contro la globalizzazione imperialistica Preve, giustamente, difende una prospettiva sovranista.
Il sovranismo nazionale di per sé, se non è una convenzione semantica, è solo un concetto che, calato nella pratica, può assumere diverse forme, e alle forme corrispondono diversi contenuti. Il sovranismo può essere revanchista, reazionario, sciovinista, razzista, fascista e imperialista, come appunto quello del Fronte Nazionale francese, o può essere, al contrario, antimperialista, socialista, internazionalista e rivoluzionario. Tra i più accaniti sovranisti, ad esempio, si annoverano nord-americani e israeliani, di cui speriamo Preve non nutrirà alcuna ammirazione — e che non vorrà, per una tarda infatuazione di matrice idealistica dello Stato-nazione, porre sullo stesso piano dei patriottismi cubano o palestinese.
Ma tant'è. Ingabbiatosi da solo nell'astratto teorema ideologico della "fine della dicotomia destra-sinistra", Preve commette il grave errore di non fare più alcuna distinzione qualitativa tra il nazionalismo di un popolo oppresso e quello di un popolo oppressore (Lenin). Finisce per cancellare ogni differenza, non diciamo di classe, ma anche ideale e culturale. Chiuso nel suo universo concettuale, egli non vede più il poliverso reale, e finisce per cancellare l'opposizione antagonista tra sovranismo imperialista (alle Le Pen) e sovranismo antimperialista (per capirci alla Castro, alla Chavez o alla Hezbollah). Finisce insomma per confondere la cacca con la cioccolata. Finisce anzi, e ciò aggrava la sua posizione, col patetico tentativo di spacciare il letame sciovinista imperialista e islamofobo lepenista, come fosse un chavismo alla francese.

15 commenti:

  1. .......Forse il Fronte Nazionale sara' anche sciovinista e in parte"razzista(...ma cosa si intende veramente con questo termine??), ma certamente non e' e non sara' mai imperialista. E , a ben vedere non e' neppure un movimento fascista dato che nel programma non vi sono cenni ben definiti alla Socializzazione, alla Democrazia integrale e al Corporativismo. Comunque in questo momento ADESSO in Francia e' forse il meno peggio, insieme al candidato del mouvement pour la Gauche. E certamente un altro punto fermo e' che dove amministra il Fronte non vi e' quel livello di corruzione che caratterizza invece le amministrazioni sarkoziste o social-comuniste.
    Se nel programma di Marine vi e' l'uscita totale dalla Nato e avra' il coraggio di porlo come punto PRINCIPALE del proprio progetto, l'elaborazione di una politica geopolitica volta al Mediterraneo (il Mare Nostrum) alleandosi a Putin e Chavez magari pure ad unpaese arabo laico amico dell'Europa e dell'Italia (per Marine anche della Francia ovviamente) e una politica demografica che cancelli( si, perche' per me non e' sufficiente la semplice riforma)le infami leggi abortiste (in Francia in materia di interruzione della gravidanza vige una delle leggi piu' permissive dell'intera Europa, forse ancor di piu' di Olanda, Svezia e Danimarca) e porti avanti una seria rinascita demografica, allora sara' veramente il candidato nuovo e del cambiamento.
    Ritornando al tema e alla disamina di Pasquinelli credo comunque abbia capito poco del Fronte, anche se certo una componente di sciovinismo e becero razzismo alberga ancora in quel partito. Ma per il resto , dal mio punto di vista, sara' meglio si riprenda un po' e rifletta seriamente su alcune affermazioni grossolane e improprie ( tipo il Fronte imperialista ad esempio.....!)




    Ago

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  2. Dalle reazioni scomposte di tanti Kommunisti per il falso Kommuniste melenchon, figuro allevato da Mitterand e da Foccart, massone d'arte, (suo padre gli ha trasmesso l'illuminazione), che assieme ai lupi angloamericani e sarkosistes, ha ululato al massacro libico, accompagnato in ciò da ratti e pidocchi di ratti 'rossi e antimperialisti', dimostra che questa sinistra radical-chiccosa euro-atlantista, marxista di fuori, anarco-liberale nell'essenza, è preda delle sue convulsioni finali. All'orizzonte si profila lo strano soldato sovranista, che prima o poi spezzerà il predominio bancariocratico islamo-atlantista (altrimenti periremo tutti, in occidente). Impero bancariocratico angloislamista che a sinistra, e tra le ONG, ha raccattato le sue ultime truppe cammellate: è bastato qualche baiocco qatariota, che tutti i mega-super-kommunisti antifa e antimperialisti tibeto-hollywoodiani si sono messi a battere i marciapiedi di Doha, in speranzosa attesa di qualche altro baiocco strappato dalle mani dei popoli di Siria, Yemen, Libia, Costa d'Avorio e Mali. Per questi marxisti-fuffisti vale solo un sommo disprezzo, prima che l'ondata geopolitca ed eurasiatica li spazzi via per sempre.
    Parigi-Berlino-Mosca-Beijing!

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  3. ma che cacchio dite che quella li, le pen s'è fatta ricevere, lei e il suo tirapiedi, dallo stato maggiore sionista...
    http://andreacarancini.blogspot.it/2012/03/sarko-hollande-le-pen-e-la-lobby-che.html
    Se poi pensate che una fascistella che spara slogan se ne affrancherà...ciao e buonanotte.

    Io ammiro Preve, è un ottimo storico della filosofia, ma politicamente prende cappellate spesso. Gli antimperialisti schierati a favore della guerra contro gheddafi, poi, dovrebbero solo che stare zitti
    cloro

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  4. Ecco ho ritrovato l'articolo del campo antimperialista dove pasquinelli prendeva le parti della NATO contro gheddafi
    http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o26164:e1
    a dire il vero ce n'era anche un altro del 13 aprile (ebbene sì li leggevo, fino alla guerra in Libia) dove si sosteneva che Gheddafi prendesse soldi dal mossad. Non l'ho piu' ritrovato... in ogni caso: mettersi a fare gli inquisitori con Preve è ridicolo, perchè la guerra in libia, sin dal momento che è emerso che avevano cacciato un sacco di balle sui media per giorni, è l'emblema dell'imperialismo. Forse anche piu' della guerra in iraq e in afghanistan, xke lì almeno c'era l'11 settembre. Qui solo palle allo stato puro. Io credo nella buona fede e nello spirito filosofico di Preve. Forse non è informato bene sulla Lepen e s'è soffermato sul problema cruciale della sovranità delle nazioni. Il campo antimperialista che quando sbaglia (spesso) non chiede mai scusa, è incredibile in tutti i sensi
    cloro

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  5. Lo sai che io ho grandissimo rispetto per l'integrità intellettuale di Preve uno che comunque spesso mi aiuta a capire quello che penso o mi offre categorie concettuali per rimpannucciare idee e concetti a cui arrivo con il mio personalissimo metodo empatico-pratico. E quindi ti regalo un aneddoto: ho conosciuto Preve al Campo antimperialista di Assisi del 2003, quello che innesta lo scandalo della manifestazione pro-Iraq. Parlammo abbastanza a lungo e lui mi chiedeva notizie per capire quel complesso spicchio di ex fascisti trasmigrati a sinistra con cui aveva interloquito negli ultimi anni. E alla fine sono arrivato alla conclusione che l'istanza vera che lo animava nella fuga dai feticci del politicamente corretto e quindi gli rendeva compatibili quei reietti era il disgusto per la sinistra che aveva gestito i bombardamenti etici della Serbia (tra l'altro credo che lui, marxista ortodosso e quindi ateo, sia di origini religiose cristiano-ortodosse: ma non credo che c'entri)

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  6. campo antimperialista sono a favore delle primavere arabe. il frontnational è filosionista e antislamico. Passiamo oltre. Un socialista nazionale

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  7. marxista proprio "ortodosso" non lo so, sempre che sia legittimo credere a priori che esista la possibilità per noi di "interpretare" qualcosa di "ortodosso" in Marx. Quando parla della "fine della storia" Marx sembra che quasi prenda x il sedere... com Preve lo interpreta come un filosofo vero, coerente con la tradizione (aristotelica) che percepisce e risponde alle brutture illogiche del capitalismo.
    Per me Preve è di grande aiuto a mò di aggiornamento professionale. Ho visto e sentito tutte le sue interpretazioni dei filosofi e lo trovo il piu' grande storico della filosofia del momento attuale.

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  8. @Alessandro: analisi anche approfondite ma sinceramente io questo impero bancariocratico angloislamista ...Non lo vedo. Lo vedo bancariocratico anglo-atalantista, semmai. A meno che si alluda ai califfati sunniti amici degli Usa ( Emirati arabi, Arabia Saudita ed altri consimili). Si intendeva questo???...si intendeva l'inimicizia e la guerra tra i quadesti e l'asse Iran-Siria??...NOn lo so, pero' nel post non e' chiaro.
    Infine quale asse Mosa-Parigi- Berlino??....La Berlino della Merkel e della Banca centrale Europea???.......Ci basta MOsca e una Parigi ripulita dall'atlantismo conservatore da un lato e da quello radical chic della gauche en rose dall'altro.......Berlino resti li'.
    Roma- Mosca- Parigi...(con i dovuti) se quadra meglio. Fidati!
    Se poi si trova un nuovo Nasser nel Medioriente abbiato tredici!!




    Ago

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  9. diciamo allora di rigorosa (e anche un po' pallosa) formazione marxista: come evidenzia lui stesso di scuola althusseriana. Per il resto concordo con te e apprezzo il suo straordinario talento didascalico (prezioso per uno come me di vastissime ma disordinate letture)

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  10. Su Preve:
    Stupisce che chi dice di aver militato in gruppi rivoluzionari pensi che il voto possa cambiare qualcosa, a fare la differenza sono i blocchi sociali in campo, Chavez è quello che perchè con lui si è schierata una ampia fascia di popolo con una precisa identità bolivarista e quella parte dell'esercito sanamente patriottico ed anti-yankee, invece dietro al Front Nationale c'è un miscuglio di piccola borghese impaurita dai banliesards, nostalgici del grandeur coloniale, tifosi scontenti di avere una nazionale multirazziale. Insomma non c'è da stupirsi che Chavez socializzi le multinazionali e la LePen non ne accenni nemmeno nel programma elettorale.

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  11. sull'articolo;
    direi che c'è una contradizione grande come una casa, da un lato Preve afferma cheh voterebbe LePen alle elezioni e dall'altra scrive però che questa sua adesione va valutata solo sul libro della LePen e non per esempio su quello in cui consiste la realta politica del FN in Francia.
    Quanto ai libri dei politici beh inanzitutto ho sempre il dubbio che li scrivano dei dotatissimi portavoce in quanto poi vengono spesso traditi dalle scelte politichee dei sedicenti autori vedi i libri di Zaia e Tremonti e le loro scelte politiche.

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  12. Sul FN:
    Purtroppo non sempre l'erba del vicino è più verde ovvero il FN ha queste può permettersi queste posizioni in quanto i gollisti da sempre non hanno mai voluto accordi elettorali, se fosse scattato l'inciucio molti molti del FN sarebbero finiti come Storace o Fini dopo Fiuggi.

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  13. Precisazione.
    Intervengo per far notare che la posizione "lepenista" di Preve non vede di comune accordo ComunismoeComunità e anzi informo che a breve uscirà scritto per chiarire la posizione di CeC.

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  14. @alcune note:
    ...se mia nonna aveva le ruote era una cariola.
    Massimo

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  15. Elezioni in Francia e in Grecia. L’Europa, la sinistra e il neo-liberalismo; l’estrema destra e il fenomeno Marine LePen (alcune note critiche in risposta alle recenti valutazioni di Costanzo Preve sulle elezioni francesi)

    continua su http://www.comunismoecomunita.org/?p=3221

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