Il sottosegretario Rossi-Doria e i ragazzi di Ezra - <b>FascinAzione</b>

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martedì 29 novembre 2011

Il sottosegretario Rossi-Doria e i ragazzi di Ezra

(umt) Stanotte mi arriva una ottima notizia: c'è tra i sottosegretari del pessimo governo Monti un'ottima e bella persona. Alla Pubblica Istruzione è stato infatti nominato Marco Rossi-Doria. Il suo titolo di esperto: la straordinaria avventura dei 'maestri di strada', costruita a Napoli con Cesare Moreno, un progetto per combattere la dispersione scolastica, inseguendo letteramente i ragazzi protagonisti dell'abbandono sul loro terreno, la strada appunto. Esperienza, peraltro, improvvidamente lasciata morire d'inedia dalla giunta Bassolino. E' Marco, che dopo aver praticato l'insana utopia dell'assalto al cielo non ha abbandonato l'impegno a battersi dalla parte degli ultimi, è dovuto emigrare a Trento per continuare la lotta.
E' una significativa coincidenza che la nomina sia avvenuta mentre ancora si consumano gli ultimi strascichi della polemica sulla manifestazione di CasaPound a Napol (nella mia pagina di facebook continua il duello civilissimo ma feroce tra un operaio sindacalista di base e due giovani intellettuali poundisti).
E' allora il caso di riportare le conclusioni dell'intervento che Rossi-Doria ebbe a scrivere in occasione della "battaglia di Materdei" (l'occupazione dell'ex convento da parte dei giovani di CasaPound e di Stupor Mundi ferocemente contestata dall'antifascisteria) in un intervento su "La Repubblica Napoli", dedicato ai "ragazzi di Ezra":

Che dire allora di e su casapound? Sono figlio di un antifascista condannato a venti anni dal tribunale speciale. Da ragazzo facevo antifascismo militante per le strade di questa città ma leggevo con ammirazione i Cantos di Ezra Pound. E forse iniziavo a capire che si è chiamati a vivere in un mondo complicato, che ereditiamo da un secolo che è finito ma sul cui senso ci si deve interrogare ancora e con lo spirito del ventunesimo secolo che ha evocato Obama pochi giorni fa alle Nazioni Unite. E che si fonda sulla necessità imperativa di superare la paura dell’altro e di andare oltre gli steccati e parlare del merito delle cose. No, io non manderei la polizia a sgombrare casapound e tanto meno ci andrei io con i miei compagni. Ci andrei sì. Ma per parlare. E domanderei: quali delle case di Ezra Pound vi ispirerà in questo luogo? Quella dei poeti di ogni cultura e inclinazione sessuale? Quella dei proclami di odio? Quella della riflessione sugli errori? Perché - come ha scritto Paola Concia, donna di sinistra che lotta per la causa di ogni diversità e che si reca in questi giorni a casapound di Roma - la paura del diverso si annida in ogni cultura, a destra e a sinistra. E noi lo sappiamo nelle vicende quotidiane di razzismo e di omofobia che ci stanno opprimendo. E non basta il proclama antifascista: un nostro quartiere che è insorto contro i carri armati nazisti durante le Quattro Giornate, che sempre è restato fedele all’antifascismo, ha anche cacciato vecchi e bambini rom a suon di molotov. Sì, io andrei innanzitutto a parlare. Perché la città è satura di aggressività; c’è un bisogno immenso di parole scambiate, anche se sono difficili.

9 commenti:

  1. Da uomo di sinistra che da anni dialoga con CPI senza pregiudizi, con le mie idee e consapevole che la libertà di espressione deve valere per tutti dico BRAVO!!! e aggiungo che parlare con quei ragazzi non è mai una perdita di tempo!

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  2. il gestore del sito censura commenti e poi parla di libertà di espressione

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  3. Evidentemente l'Anonimo delle 17, 23 non sa cosa significhi veramente censurare .....................

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  4. evidentemente c'hai una colata lavica che ti blocca i neuroni

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  5. tu invece di neuroni sei proprio TOTALMENTE sprovvisto, vedi tu, caro ANONIMO.....................

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  6. Spero che dopo i senelgalesi ammazzati tu e Rossi Doria una riflessione seria sulla democrazia vi decidiate a farla.

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  7. Giuseppe, io non mi sono mai sottratto al confronto e alla discussione. E visto che il blog lo conosci, potrai vedere tranquillamente che io non ho rimosso né banalizzato l'identità politica e intellettuale dell'omicida di massa. Ma ti renderai conto che, purtroppo, come insegna la lezione di Ponticelli (e non devo spiegare io a te che cosa quel quartiere rappresenta nella storia del movimento operaio e comunista a Napoli), la violenza razzista può anche fare a meno dei fascisti ...

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