Carancini e l'anima cattolica del revisionismo italiano - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 18 ottobre 2010

Carancini e l'anima cattolica del revisionismo italiano

Il web-reportage di La Repubblica.it sui siti italiani dedicati al negazionismo italiano, di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi, si sofferma tra l’altro sul blog di Andrea Carancini, attivo dal 2008.  Ho letto molte sue "cose" ma della persona non so quasi assolutamente nulla. E Google, una volta tanto non aiuta. Perché sono decine i testi da lui scritti o tradotti, su una gamma di argomenti ben più vasti della controversia olocaustica, che spaziano dal tradizionalismo cattolico alla questione palestinese, ma non c’è un rigo di biografia.
Dalla scarna scheda di facebook - "aperta" anche ai non amici - si ricava l’età (51 anni), lo stato civile (single),  l’ampio spettro  politico degli amici, con presenze rilevanti di intellettuali e personalità antifasciste (da Carla Verbano ad Antonella Beccaria, giusto per fare due nomi). E basta.  Non si può dare, infatti, più di tanto, importanza agli ultimi post, dedicati al processo per la strage di Brescia come al rimpianto per la sinistra democristiana…

E scoprirgli una certa petulanza antifascista mi ha francamente sorpreso, avendolo io, parecchi anni fa, classificato nella galassia dell’integralismo cattolico, dopo aver letto un suo pamphlet polemico sull’onestà intellettuale di “Sodalitium”, rivista di un istituto sedevacantista, colpevole di aver iscritto uno dei padri laici del pensiero controrivoluzionario, il filosofo Donoso Cortes, nel filone sulfureo dell’esoterismo cristiano. E il tradizionalismo cattolico non si è mai fatto incantare dalle sirene resistenziali.
Eppure negli ultimi mesi, in più di un’occasione Carancini mi ha “sfruculiato” chiedendo confronto (ma sotto sotto chiedendomi conto) sul grado di razzismo presente tra i giovani di Casa Pound: realtà, a suo giudizio, da me sottovalutata. Un’attenzione, questa, ai “quarti di antifascismo” che non ha però riservato soltanto a me ma anche al suo “iniziatore” al revisionismo, don Curzio Nitoglia, esponente della frangia più radicale dell’integralismo cattolico, saggista eruditissimo considerato in qualche misura un intellettuale contiguo dalla fascisteria italiana nonostante un suo saggio sulla natura “gnostico-manichea” della “setta nazista”.
Del suo debito intellettuale con don Curzio, Carancini aveva parlato nel suo blog più di un anno fa, nell’aprile 2009:
Segnalo volentieri ai lettori di questo blog un importante articolo di don Curzio Nitoglia sul revisionismo, disponibile all'indirizzo: http://www.doncurzionitoglia.com/revisionismo&peccato.htm .
Preciso, corretto, e significativo anche da un punto di vista teologico. Devo dire che devo proprio a un vecchio articolo di don Curzio, pubblicato nel 1996 su Sodalitium, la scoperta dell'esistenza del revisionismo olocaustico: in quell'occasione don Curzio recensiva il bestseller revisionista I miti fondatori della politica israeliana, di Roger Garaudy (http://www.radioislam.org/islam/italiano/revision/gar/index.htm ). Incuriosito da quell'articolo, presi contatto con i due principali revisionisti italiani - Carlo Mattogno e Cesare Saletta - e anche con Corrado Basile, editore della benemerita casa editrice Graphos. Scopersi quindi quella che Robert Faurisson e Jürgen Graf hanno definito "la grande avventura intellettuale del secolo": il revisionismo.
E Basile e Saletta sono bordighisti, cioè esponenti della dissidenza comunista storica. Don Nitoglia, invece, è di tutt’altra banda, sempre citato nei rapporti sull'antisemitismo anche se la sua ostilità è di natura religiosa e non razzista. Questo è il ritratto che ne ho fatto in Fascisteria 1:
"Dei rigori della Legge Mancino è stato bersaglio anche un sacerdote integralista, don Curzio Nitoglia. Per aver ricordato nel corso di un’omelia che il marxismo su basi storiche ha le proprie radici nel talmudismo giudaico il sacerdote è stato denunciato da ignoti per “antisemitismo e incitamento all’odio razziale”. Poco importa che la sede del rito sia stata la sezione missina “più fascista d’Italia”, quella di Acca Larentia, durante l’annuale commemorazione dei militanti uccisi il 7 gennaio 1978. La polemica antigiudaica non è un’ossessione personale del sacerdote: Sodalitium, pubblica con ampio risalto le sue ricerche sui rapporti tra massoneria e giudaismo, riprese da Avanguardia, mensile del fronte antimondialista, con una significativa premessa:
Don Curzio Nitoglia, sacerdote cattolico fieramente contrario all’involuzione progressista filo–massonica e filo–sionista avviata dal Concilio Vaticano II. Padre Nitoglia – qualificatissimo esponente della tradizione cattolica, nonché seguace di monsignor Lefebvre – ci ha espresso il suo personale apprezzamento per la rivista ‘Avanguardia’ ritenendo che essa sia meritevole di accogliere la pubblicazione dei suoi scritti. A differenza di tanti sedicenti camerati don Nitoglia non si è scandalizzato per il fatto che ‘Avanguardia’ affermi il progetto politico Eurasia–Islam...”.  Don Nitoglia finirà per prendere le distanze dall’abbraccio mortale dei khomeinisti siciliani, incompatibili con lo scontro frontale con “l’espansionismo islamico”."
[Quest’ultimo enunciato era impreciso: pur distaccandosi dall’Istituto Mater Boni Consilii, don Nitoglia resterà fermo su posizioni di intransigente antigiudaismo religioso ma non si accoderà mai alla canea antislamica di certa destra cattolica di ispirazione teocons, ndb]
Della nuova polemica su revisionismo e nazismo tra i due, a colpi di enciclica papale, parleremo nella seconda parte di quest’articolo (1-continua)


6 commenti:

  1. Gentile dr. Tassinari,
    grazie dell'attenzione. Una sola precisazione: Padre Torquemada non è don Curzio ma uno dei suoi ex confratelli. Cordiali saluti,
    Andrea Carancini

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  2. Grazie per la correzione. A questo punto non ho dubbi sull'identità. E provvedo immediatamente a correggere il post.

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  3. Carancini, chi lo conosce bene sa essere persona non troppo equilibrata, capace di dire oggi una cosa e il giorno dopo l'opposto su persone e amici, scorretta al punto di pugnalare alle spalle pubblicamente gli amici che hanno lottato in prima linea anche per lui, che se ne sta rintanato in casa, e la sponda che lui ha offerto a madama Nirenstein per attaccare don Curzio Nitoglia, proprio mentre don Curzio fisicamente lo difendeva insieme agli avvocati dagli attacchi della Nirenstein, ne è la prova: un buon traduttore, per il resto un bluf. Chi lo conosce lo evita.

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  4. gli attacchi personali anonimi valgono poco più di niente

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  5. apppunto.....il nostro anonimo e' recidivo!. che si firmi almeno col nome invece di sparare stupidaggini!


    Agostino

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  6. Vorrei continuare la polemica con Adinolfi sul revisionismo, partendo proprio dai rapporti di forza che lui sostiene essere determinanti e non dalla "grande avventura intellettuale del nostro tempo".L'industria hollywoodiana della shoa, è l'arma vincente di Israele e della lobby sionista internazionale.Tale industria è molto più devastante che delle centinaia di testate nucleari che possiede Israele;non è un caso che in molti paesi europei le porte delle galere vengono aperte per i dissidenti che osano cimentarsi nella grande avventura intellettuale del nostro tempo e non su altre tematiche.Provi ad organizzare un convegno internazionale a cui partecipano Robert Faurisson, David Irving, accetto scommesse, ma i rigori del decreto Mancino non la risparmieranno. Molto meglio scrivere libri su Terza Posizione o di Tortuga, che si occupano di altro, è quello che il sistema vuole e anche i rapporti di forza.

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