Paolo Bellini rivendica il suicidio assistito in carcere
Paolo Bellini, la primula nera ex Avanguardia nazionale, condannato in via definitiva all'ergastolo per la strage del 2 Agosto 1980 alla stazione di di Bologna, scrive dal carcere di Padova una lettera indirizzata, tra gli altri, alla Gazzetta di Reggio che ne pubblica degli stralci, per chiedere "l'eutanasia farmacologica". "Chiedo che la direzione sanitaria di Padova provveda in tal senso rispettando le leggi vigenti in materia di 'silenzio-assenso', dalle quali non vi potete sottrarre", argomenta Bellini. La missiva, indirizzata precisamente al direttore del quotidiano reggiano, è scritta in stampatello maiuscolo e a mano, almeno dieci fogli fotocopiati, con alcuni passaggi che appaiono confusi.
Gli altri destinatari indicati nella lettera sono il dirigente sanitario della Casa di reclusione di Padova, la Procura di Bologna, la Procura di Cagliari, la Procura di Padova e la Commissione Parlamentare Mafia e Stragi. Bellini dice di aver avanzato la richiesta ai tempi della detenzione in Sardegna, nell'agosto dell'anno scorso e, secondo l'ex Avanguardia Nazionale, "dopo 60 giorni, la giunta regionale della Sardegna, non dando risposta alcuna, ha fatto si' che scattasse in automatico il 'silenzio assenso'".
Bellini nella lettera parla anche di "massacro politico, massonico e giudiziario" nei suoi confronti. L'ex Avanguardia nazionale ha sempre proclamato la sua innocenza e, nella lettera, si firma il "Sacco e Vanzetti italiano", come chiamo sé stesso all'inizio del suo iter giudiziario, e continua a proclamarsi innocente. Della missiva sono stati informati sia la magistratura che il suo avvocato difensore, Antonio Capitella.


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