Davi rilancia Ciccarelli: in un derby in campo 11 gay
«In un derby su 22 giocatori in campo ce n'erano 11 gay, 6 dell'Inter e 5 del Milan». Così Nino Ciccarelli, storico capo ultras dell'Inter, noto per aver fondato il gruppo "Viking" della Curva Nord, nel libro biografico "Senza cuore. La Milano del Teppista" scritto dal giornalista Stefano Olivari per la casa editrice Altaforte e distribuito nei circoli interisti nonché al celebre "Baretto 1957", affronta il tema della presenza di gay nel calcio, in particolare tra le fila di Inter e Milan.
A scovare il paragrafo dedicato all'argomento ci ha pensato Klaus Davi, che ormai da quasi due anni, ovvero da quando, il 4 settembre 2024, Antonio Bellocco fu ucciso a coltellate dall'ex capo ultra Andrea Beretta, passa al setaccio scritti, interventi, documenti, eventi e incontri degli ultras rossoneri e nerazzurri presenziando a partite, summit, feste e quant'altro. Già il titolo del capitolo è tutto un programma: "Zie", che sta per froci, finocchi...
Ciccarelli racconta di essere stato alle feste di un tale in cui c'erano anche calciatori, tra cui molti gay: «Di calciatori gay ne ho conosciuti, soprattutto alle sue feste, ma quelli che lo sono davvero non sono di più, in proporzione, degli impiegati gay o degli insegnanti gay. Certo i calciatori hanno tante opportunità e a volte passano una serata diversa: in generale sono persone che si annoiano. Ma essere gay è un'altra cosa». E mentre guardava un derby di scarso livello, uno degli ultimi anni quando Moratti non c'era già più e Berlusconi stava lasciando, presumibilmente verso il 2015/2016, Nino esclamò con altri ultras: «Prenderlo nel culo fa male, visto come sta correndo».
Durante quella partita Nino riceve un messaggio da un suo amico, un whatsapp con una foto di "membri" maschili: «Uno del Milan che si faceva pompare da un altro giocatore». Questo amico svela un'altra statistica a Nino: «In campo ce ne sono 22 scarsi, di cui 11 "zie": Inter batte Milan 6 a 5, come in quel vecchio derby».
E si chiude con una grande massima di Nino: «I gay sono convinti che tutti in fondo siano gay, e anche buona parte degli etero assegna con facilità questa etichetta, in questo caso per invidia. Il risultato è che molti sono convinti di vivere in un mondo di gay, tipo certe trasmissioni televisive: un meccanismo che si autoalimenta. Ma spesso sono palle».
Curve omofobe? Per nulla, assicura lo storico legale della Nord Mirko Perlino parlando con Klaus Davi a KlausCondicio: «Le curve hanno patito una narrazione sbagliata. Esse sono inclusive, assolutamente aperte anche ai gay i quali sono benvenuti così come i ragazzi di sinistra. Chissà quanti gay ci sono, nessuno è tenuto a pubblicizzare la propria vita privata, ma ne sono certo, non c’è nessuna discriminazione. Se in passato ci sono stati certi cori è stato per stupidità. Ora c’è maggiore attenzione».
Lo stesso Klaus Davi al programma radiofonico "La Zanzara" condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo su Radio 24 ha svelato: «Quando vado nelle curve mi sento a casa, c'è il testosterone a mille, un clima da caserma, non le ho mai percepite come omofobe. Al contrario penso che siano aperti a tutte le forme di sesso».


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