Le microstorie per fare la storia: lampi e sogni illuminano la strage di Bologna
Roma, 1980, Tor Pignattara. Quartiere a poche centinaia di metri dal centro, ma troppo lontano per dinamiche e sviluppo dalla capitale aristocratica. A Tor Pignattara sono più ombre. Mauro lo sa bene, quel quartiere non può dargli un futuro, difatti è da un po' che si reca a Londra in cerca di fortuna, con lavoretti sporadici. Peppe, suo amico, invece, è intrappolato nella ragnatela quotidiana del suo quartiere, Tor Pignattara lo ha catturato e non se ne rende conto, o forse, per paura o mancanza di stimoli, preferisce lasciare passare il tempo tra le urla delle vie. Siamo negli anni dove i ragazzi muoiono per un ideale, per la militanza, per la droga. Siamo negli anni della tensione, dello stragismo. Siamo a Roma, ed è qui che Peppe e Mauro, decidono di lasciare tutto e cercare fortuna a Londra. Parte così un viaggio incredibile, un viaggio che parla di amicizia, di frontiere, speranza e migrazione, che segnerà il loro insolito destino. E' andato in scena in questo weekend, al teatro Trastevere, London dream, Roma - Londra solo andata, lo spettacolo ispirato dalla vicenda di Mauro Di Vittorio, l'ultima vittima identificata della strage di Bologna, quella a noi più cara per motivi che sono arcinoti ai lettori di questo blog.
Ha debuttato online il 9 marzo 2026 Lampi – 2 Agosto 1980, il podcast in sei puntate di Sara Poledrelli che indaga la strage alla stazione di Bologna attraverso un doppio binario, quello della grande Storia e quello delle microstorie personali che la compongono. Il progetto arriva a pochi mesi dalla storica sentenza della Cassazione che ha confermato in via definitiva la condanna all'ergastolo per Paolo Bellini, e definito la responsabilità dell'area grigia (tra P2, fascisteria e servizi segreti civili), restituiendo tutta la complessità di una ferita ancora aperta nella memoria collettiva del Paese.
Lampi – 2 Agosto 1980 dà voce a chi quella mattina era in stazione, a chi ha prestato soccorso, a chi ha indagato, a chi ha pagato con la vita o con il dolore dei propri cari, a chi ha vissuto accanto ai terroristi. Attraverso un mosaico di testimonianze preziose e in gran parte inedite, il podcast restituisce la dimensione umana della tragedia.
C’è la voce di Elena Castagni, amica di Sergio Secci – studente del DAMS di 24 anni, l'allievo di Umberto Eco morto in seguito all'attentato – che racconta l'ultima notte trascorsa insieme a Forte dei Marmi, il 1° agosto 1980. Quella di Mirella Cuoghi (repertorio deposizione), sopravvissuta allo scoppio: fu lei a notare tre giovani con un insolito abbigliamento da montagna, uno dei primi indizi che porterà a Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Anna Di Vittorio, sorella di Mauro – 24 anni, vittima della strage – che ripercorre i sette giorni di angoscia prima di riconoscere il fratello.
E Patrizia Colombari, sopravvissuta, 23enne all'epoca, da poco assunta come veicolista dalle Ferrovie dello Stato, era in servizio quella mattina al primo binario, dove era in sosta il treno per Basilea. Agide Melloni, autista ATC, era al volante dell'autobus 37, che quel giorno divenne simbolo della tragedia: per oltre dieci ore fece la spola tra la stazione e l'Ospedale Maggiore trasportando le salme delle vittime. Paola Sola, segretaria dell'allora assessora Miriam Ridolfi, fu in prima linea negli uffici di Palazzo D'Accursio e lavorò alla nascita dell'Associazione tra i Familiari delle Vittime del 2 agosto 1980; Maria Dolores D'Elia, all’epoca infermiera all'Ospedale Maggiore, racconta l'arrivo delle barelle dei feriti e la processione silenziosa dei parenti chiamati a riconoscere i propri cari in rianimazione.
Vito Zincani, magistrato trasferito a Bologna nel 1972, fu tra i
giudici istruttori della prima inchiesta sulla strage, firmando il rinvio a
giudizio che portò ai processi; Simona e Matteo Balugani, figli di Rolando
Balugani, il maresciallo di polizia 36enne di Reggio Emilia, di famiglia
partigiana, che per primo intuì il coinvolgimento di Paolo Bellini nella
strage. Silvia (repertorio) e Guido, figli di Paolo Bellini, uno degli
esecutori materiali della strage, che raccontano il peso di un cognome e la
scelta, per Guido, di cambiarlo; infine, Maurizia Bonini (repertorio), ex
moglie di Paolo Bellini, che lo riconosce nelle immagini della stazione girate
a pochi minuti dallo scoppio.
Il podcast non è una semplice cronaca giudiziaria, ma
un viaggio intimo e collettivo. L'autrice, nipote del giudice a latere Alberto
Albiani, estensore della prima "sentenza madre" sulla strage, parte
dalla sua esperienza familiare per esplorare le infinite pieghe della tragedia.
Attraverso anni di ricerche, letture e incontri (alcuni casuali, altri
cercati), Poledrelli ha ricostruito un mosaico di voci e destini che
restituisce la portata ampia, l’impatto enorme e di lunga durata di quel fatto
tragico. Lampi – 2 Agosto 1980 dà spazio non solo alle vittime e
ai familiari, ma anche ai soccorritori, ai magistrati tenaci, ai giornalisti,
agli studiosi, e, con rigore, ricostruisce le storie degli stessi terroristi e
dei depistatori. Sono i "carotaggi" nelle biografie di queste persone
a mostrare come la strage abbia segnato e distorto intere esistenze. Lampi
– 2 Agosto 1980 si avvale di un ricchissimo materiale d'archivio
(telegiornali, radio, udienze processuali) e di interviste inedite a testimoni
chiave, alternando un registro narrativo-emotivo a uno
storico-documentaristico, con una costante guida autobiografica dell'autrice.
"Questo podcast - spiega Sara Poledrelli - nasce da un bisogno personale di capire, ma diventa subito un'esigenza collettiva di memoria. Da bambina, vedevo mio zio, il giudice Albiani, in televisione e percepivo l'importanza nazionale di quella vicenda, senza comprenderla. Da adulta, ho scoperto quanto fosse divisiva e quanto mi toccasse. Lampi – 2 Agosto 1980 è il risultato di un percorso tra carte processuali, libri e, soprattutto, incontri con persone la cui vita è stata attraversata dalla strage. Volevo restituire la complessità della verità, sfatando la retorica del mistero e mostrando quanto, in fondo, si sappia. Perché quella verità, ostacolata per 45 anni, parla ancora al nostro presente.
I lampi infatti, dice sempre Poledrelli, sono gli
squarci di conoscenza che fanno breccia nella coltre dell’oblio, permettendoci
di avere un quadro d’insieme. L’idea del lampo trae ispirazione dal titolo
dell’appunto 121 del romanzo incompiuto di Pasolini, “Petrolio” che si
intitolava proprio “Lampi sull’ENI”.
Nata nel capoluogo emiliano nel 1979, dopo il
dottorato in lingue straniere, occupandosi di Mesoamerica precolombiana e
coloniale con particolare attenzione alle arti performative dei popoli
amerindiani, Sara Poledrelli nel 2011 diventa docente nel Dipartimento di Iberistica
dell’Università di Bologna. Parallelamente alla carriera accademica, in qualità
di comparatista, fra il 2007 e il 2013 collabora con varie case editrici tra
cui Feltrinelli e BUR, pubblicando saggi quali “Pensieri sulla vita” di M. K.
Gandhi, l’introduzione ai romanzi di Jane Austen “Orgoglio e pregiudizio”,
“Ragione e sentimento”, la postfazione a “Nebbia” di Miguel De Unamuno,
introduzione a “Poesie d’amore” di Federico García Lorca. Questi gli anni in
cui vive tra Bologna, Barcellona e l’Argentina, per trasferirsi poi in Messico
e approdare infine a Roma dove risiede attualmente e dove ha trasformato i suoi
interessi attoriali nel sua principale attività. Attrice, speaker per
documentari e spot, narratrice di audioliobri (trenta i titoli già al suo attivo
per Audible e Storytel e altri quattro in corso di pubblicazione) collabora con
Emons, Full Color Sound e Next New Media.


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