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Souhamoro: io con Vannacci? Una barzelletta

Roberto Vannacci dovrà accontentarsi di Mario Borghezio, perché anche Aboubakar Soumahoro - il parlamentare con gli stivali di gomma, paladino del diritto al lusso- si è sfilato dalle indiscrezioni che lo davano vicino all’ex generale. «Apprendo - spiega il parlamentare mentre mi trovo in Costa d’Avorio della notizia di un mio presunto avvicinamento al nuovo partito del generale Vannacci. Una barzelletta che mi ha fatto sorridere - prosegue Soumahoro- essendo la notizia completamente priva di fondamento e che pertanto smentisco totalmente».


“SONO PRONTO A CANDIDARMI CON LE FORZE DEL TRICOLORE, IO SONO UN UOMO LIBERO E UN PRAGMATICO, DIFENDO L’INTERESSE ITALIANO” – L’EX DEPUTATO DI AVS CON GLI STIVALI SOUMAHORO POTREBBE UNIRSI IN QUOTA DIRITTO AL LUSSO ALLA TRUPPA DI VANNACCI - LO YOUTUBER ANTI-BORSEGGIATORI “CICALONE”: “SONO DISPONIBILE A COLLABORARE CON VANNACCI COME CONSULENTE. CANDIDARMI? CI VOGLIONO GARANZIE” (SE VUOI LE GARANZIE, COMPRATI UN TOSTAPANE) – NELL'ARMATA BRANCALEONE DEL GENERALE ANCHE L’EX DEPUTATO PISTOLERO DI FDI POZZOLO, MARIO ADINOLFI (“SOGNO UN TRIDENTE CON ME, IL GENERALE E CORONA”) FORSE IL ROSSO-BRUNO MARCO RIZZO E L’EX BOSSIANO BORGHEZIO CHE TUONA: “SALVINI SLEALE, FARE UN PATTO CON LUI È COME GIOCARE ALLA LOTTERIA SENZA COMPRARE LA SCHEDINA. VANNACCI AVRÀ UNO TSUNAMI DI CONSENSI, RICEVO UN SACCO DI TELEFONATE…”

 

LA TRUPPA DEL GENERALE CHE GIÀ INCIAMPA TRA PROCLAMI E GAFFE 

Roberto Gressi per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

«E statte zitto, e statte zitto, e statte zitto, a Cicalò!». Al momento pare che Nando Mericoni, l’Alberto Sordi di Un americano a Roma , sia il più deciso nell’invitare alla prudenza l’amico Cicalone: ma sei sicuro di andarti a ficcare in questa avventura con Roberto Vannacci?

borghezio soumahoro vannacci cicalone adinolfi

 

C’è da dire che pure il Cicalone dei giorni nostri, al secolo Simone Ruzzi, quello che si butta nella mischia a prendere pugni dai borseggiatori che bracca sulla metropolitana, sulla vicenda diventa diplomatico e sgusciante che manco Mazzarino. Ma come? Non sei tu l’ex campione di Kickboxing, quello che, con la faccia pesta, sfida gli aggressori? «Siete delle pippe, i vostri cazzotti non mi hanno fatto nulla, sono qui». Invece ora eccolo, pacato e forbito: «Sono disponibile a collaborare con lui come consulente». 

 

Con lui Vannacci, il generale che, «unico grande politico», ha accettato di fare un viaggio in metro nell’ora di punta. E che gli ha pure scritto, a Cicalone, dopo che era stato riempito di botte. Ma candidarsi, be’, bisogna ragionarci, è un altro paio di maniche. «È più complicato, devo capire, ci vogliono garanzie». Che poi subito viene in mente la frase di Clint Eastwood: «Se vuoi la garanzia comprati un tostapane». Ma Simone Ruzzi si spiega: «Ci vuole una seria classe dirigente, oltre alla bravura del leader». Che in genere, tradotto dal politichese, vuol dire un seggio sicuro, finanziamenti per la campagna elettorale, un patto dal notaio. 

 

ADINOLFI VANNACCI CORONA SOUMAHORO CICALONE

(…) Uno che ha buttato il cuore oltre l’ostacolo c’è, è quell’Emanuele Pozzolo emarginato da Fratelli d’Italia e finito nel calderone del gruppo misto dopo che, con la sua pistolina, ha ferito un commensale a una festa di Capodanno. 

«Vannacci sarà il Charles De Gaulle italiano — proclama adesso —. Non è più il tempo di una destra che chiede scusa e permesso, bisogna superare gli steccati ideologici del Novecento». E aggiunge: «Memento audere semper», e così pure D’Annunzio, che non può più mettergli le mani addosso, è arruolato. Certo, c’è concorrenza. Pozzolo per un posto buono in lista dovrà vedersela con avversari temibili. 

 

Pure Aboubakar Soumahoro, quello che andava in Parlamento con gli stivaloni infangati, è stufo del Novecento: «Sono pronto a candidarmi con le forze del tricolore, io sono un pragmatico, guarderò il progetto, sono un uomo libero, difendo l’interesse italiano, tutto qui». Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che l’hanno portato a Montecitorio, ancora fanno penitenza, ma magari qualcun altro ci ricasca. 

aggressione a simone cicalone 5

L’attesa cresce. L’Italia si domanda: che farà mai il sindaco di Pennabilli, in quel di Rimini? Mauro Giannini un assaggio l’ha dato con un video sui social. «Mi sento in dovere di sostenere un mio camerata che ha deciso di prendere per mano il popolo italiano, un patriota che risponde al nome di Roberto Vannacci. Sarà la nostra Decima che rivolterà questo mondo al contrario. Per lui sono pronto a versare il mio sangue: se fallisce questo è il mio petto, fucilatemi». Segue camicia strappata di dosso, a mostrare il tatuaggio della Decima mas. Insomma, se la gioca con Stefano Valdegamberi, imposto consigliere alla Lega da Vannacci in Veneto, che soavemente dichiara: «Difendere Putin è difendere la democrazia». 

aggressione a simone cicalone 4

 

Ma ci sono, forse, anche i tre dell’Ave Maria, il desiderio di Mario Adinolfi: «Sogno un tridente con me, Vannacci e Corona», il suo nome lo mette per primo, va da sé, «siamo i difensori della cristianità e dei valori morali. Possiamo ambire al governo del Paese, noi del Popolo della Famiglia siamo pronti a raccogliere le firme per presentare le liste». 

 

 

E pure l’ex comunista Marco Rizzo, con la sua Democrazia sovrana popolare, pare non chiudere a una collaborazione. Uno che non sta tanto a pensarci su è Mario Borghezio, quello che ogni due per tre voleva prendere qualcuno a calci in culo: «Salvini ha snaturato la Lega e si merita questa batosta, Vannacci avrà con sé tanta gente nuova, ricevo un sacco di telefonate».  (…) 

 

BORGHEZIO L’EX LEGHISTA: “FUTURO NAZIONALE AVRÀ UNO TSUNAMI DI CONSENSI”  Paolo Varetto per “la Stampa” - Estratti

 

Mario Borghezio, bossiano di ferro, più volte deputato ed europarlamentare della Lega, infine privato di militanza e candidatura, è stato richiamato in servizio da Roberto Vannacci per dare forme e orizzonti a "Futuro nazionale", il movimento plasmato a sua immagine e somiglianza dopo la rottura con Matteo Salvini.

 

borghezio a pontida 2023

«I tempi sono ormai maturi e il generale è l'uomo giusto – assicura Borghezio – per diventare il De Gaulle italiano o almeno un altro Randolfo Pacciardi, il repubblicano che piaceva ai monarchici. E non chiamatelo estremista, anzi. È l'unico che può farsi votare dalla maggioranza silenziosa che lavora, che produce e che è disgustata dalla degenerazione della politica di oggi». 

 

E lei si prepara a tornare in prima linea con il generale? 

«Ma no, non ho ambizioni elettorali. Dopo che Salvini non mi ha rinnovato la tessera sono tornato a essere un bossiano con la camicia verde cucita addosso che ha avuto la grande fortuna di conoscere Roberto Vannacci. 

Metto a sua disposizione la mia esperienza: farò di tutto per metterlo al riparo dal pericolo più grande, di farsi aggredire dagli opportunisti che come cavallette hanno spolpato la "mia" Lega. Ma da vecchio lupo della politica sono già pronto a una scommessa». 

 

Quale? 

borghezio salvini

«Che entro un anno ci sarà uno tsunami di consensi da parte di una società civile seria, pulita e per bene che non ha colore politico né è tantomeno estremista. Così erano De Gaulle in Francia e Pacciardi in Italia: ispiriamoci a lui, lanciamo su Torino 500 mila volantini con il nome di Vannacci e vedrete che in qualche ora tiriamo su 4 o 5 mila adesioni dalle quali partire». 

(...)

È Salvini ad essere stato sleale. Ma provare a fare un patto con lui è un po'come giocare alla lotteria senza comprare la schedina». 

 

Si dice anche altro: che con "Futuro nazionale" Vannacci rischia di erodere e disperdere i consensi più radicali che permetterebbero comunque al centrodestra di governare anche dopo il 2027. Ci avete pensato? 

«Posso rispondere con una mia opinione personale: con una guida così rappresentativa l'orizzonte non è quello di un partitucolo dalle percentuali marginali». 

FONTE: DAGOSPIA

Vannacci esce dalla Lega: cosa rischia il centrodestra


E' stata l'agenzia AdnKronos, da cui ha spiccato il volo per la direzione del Tg Gian Marco Chiocci, ad annuciare l'uscita dalla Lega di Roberto Vannacci, vicesegretario ed europarlamentare.


IL GENERALE VANNACCI LASCIA LA LEGA, OGGI L'ANNUNCIO. IL MESSAGGIO A SALVINI: «TI VOGLIO BENE, MA LA MIA STRADA È UN'ALTRA»

Estratto dell’articolo di Marco Cremonesi per www.corriere.it

 

«Ti voglio bene, ma la mia strada è un'altra». Così Roberto Vannacci ha confermato al leader Matteo Salvini la decisione di lasciare la Lega. Il generale e il leader del Carroccio Matteo Salvini hanno concordato una «separazione consensuale» dalla Lega. Il fondatore di “Futuro nazionale” ieri, lunedì, ha incontrato il segretario con cui ha discusso a lungo.

 

Un confronto “franco” come si dice quando si intende parlare di un faccia faccia in cui i toni si sono alzati. La decisione sembra definitiva, improbabili i margini di ricucitura: dalla Lega si fa sapere che «se anche il generale cambiasse idea, ci sono tanti modi per superare questa situazione». Del resto, l’espulsione - che probabilmente non sarà - avrebbe ottimi motivi: Vannacci ha invitato i parlamentari a votare contro la risoluzione per l’Ucraina. In modo opposto, dunque, alle scelte del partito. […]


FONTE: Dagospia

L'analisi di Fabrizio Fratus

In politica, la forma è sostanza, ma la matematica è destino. Mentre il dibattito pubblico si infiamma sulle dichiarazioni del Generale Vannacci, la realtà dei palazzi racconta una storia diversa: quella di una destra identitaria che rischia di consegnare le chiavi del Paese ai suoi peggiori nemici proprio mentre pensa di difendere i propri confini.
​L'attuale sistema elettorale, il Rosatellum, è un terreno minato. Con il taglio dei parlamentari, il Senato è diventato il luogo dove le maggioranze si frantumano. In questo contesto, la stabilità è appesa a un filo: bastano pochi senatori di scarto per bloccare l'azione di Giorgia Meloni.
​Il vero pericolo è il ritorno dei patti di desistenza. Forze politiche nemiche tra loro possono accordarsi per non ostacolarsi nei collegi chiave, col solo scopo di sottrarre seggi al centro-destra. È per questo che la riforma elettorale con un premio di maggioranza è determinante: senza una legge che garantisca la vittoria a chi prende più voti, il Paese resterà ostaggio di chi vuole governare senza aver vinto.
​È qui che si inserisce il "fenomeno Vannacci", un errore tattico che la destra rischia di pagare carissimo. Sostenere Vannacci oggi, per un elettore di destra o di centro-destra, non è un atto di coraggio, ma di cecità politica.
​Bisogna avere l'onestà di ammetterlo: Vannacci è il sottoprodotto di un Matteo Salvini disperato. Con una Lega che vede i consensi storici prosciugarsi, il Capitano ha cercato ossigeno nel populismo d'urto, trasformando un generale in un parafulmine elettorale. Ma questa mossa ha creato un mostro di Frankenstein che oggi risponde solo a se stesso e, indirettamente, ai suoi mandanti morali.
​Appoggiare Vannacci significa, paradossalmente, lavorare per Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva è il maestro del caos: il suo obiettivo è spaccare la coalizione di governo, irritare l'ala moderata e rendere il centro-destra impresentabile a livello internazionale. Vannacci è il Cavallo di Troia perfetto per Renzi: serve a creare quella frammentazione che riporterebbe al centro i soliti "giochi di palazzo".
​Per la destra identitaria, l'equazione deve essere chiara: Vannacci uguale Renzi, uguale Draghi, uguale Monti.
Perché? Perché il risultato finale di chi insegue il radicalismo di facciata senza un progetto politico solido è sempre lo stesso: la paralisi. E quando la politica fallisce e la destra si divide per colpa di "corpi estranei" manovrati dal centro, il sistema presenta sempre il conto sotto forma di governi tecnici o di larghe intese.
​Chi sostiene Vannacci pensando di "andare a destra", sta in realtà preparando il tappeto rosso al prossimo governo tecnocratico guidato dai poteri che dice di combattere.
​A questo si aggiunge il problema interno: una coalizione dove Forza Italia, con la sua postura liberale ed europea, agisce come un freno costante a ogni velleità di riforma profonda. Questo accade in Italia come nel resto d'Europa: il centro liberale "congela" la destra.
​Il vero dramma è che a destra manca ancora un progetto forte, sostenuto da una classe dirigente culturalmente preparata. Finché la destra si affiderà a referenti non direttamente suoi invece di formare quadri in grado di gestire lo Stato e resistere ai veti delle forze centriste, rimarrà sempre vulnerabile. Senza una visione e senza una legge elettorale blindata, il futuro governo sarà consegnato ai Renzi di turno, pronti a restaurare l'agenda Draghi o Monti sulle macerie di una destra che si è lasciata distrarre da un generale in cerca di autore.
FONTE: Facebook, 31 gennaio

CasaPound: non andremo con il generale

«Come ribadito in più occasioni, e nonostante alcune ricostruzioni mediatiche continuino a suggerire il contrario, CasaPound non è interessata alle dinamiche interne del centrodestra e non farà parte del nuovo partito Futuro Nazionale». È quanto si legge in una nota del movimento.

«A partire dal mese di settembre siamo impegnati, insieme ad altri movimenti politici e realtà associative, nel sostegno a una proposta di legge sulla remigrazione, promossa attraverso un apposito comitato di cui facciamo parte. In pochi giorni tale iniziativa ha raccolto circa centomila sottoscrizioni: un risultato di straordinaria rilevanza, che testimonia in modo inequivocabile l’esistenza di una volontà popolare diffusa attorno a una tematica che auspichiamo venga presto finalmente affrontata con la dovuta serietà dall’esecutivo. Riteniamo che la proposta di legge sulla remigrazione debba entrare nel dibattito politico come tema reale, allo stesso modo del referendum sulla magistratura sulla quale ci siamo già espressi dando indicazione di voto ovviamente favorevole».

«Non esiste pertanto alcun accordo, né è prevista alcuna nostra partecipazione a percorsi politici differenti da quello tracciato insieme agli altri movimenti fondatori del comitato. Un percorso che sta incontrando un consenso ampio e crescente all’interno di una parte significativa di italiani. Dare rappresentanza a questa istanza, attraverso una visione che intende ribaltare il concetto stesso di politica, restituendole una dimensione autenticamente popolare e radicata dal basso, costituisce il nostro unico obiettivo».

«Chiunque scelga realmente di muoversi in questa direzione, perseguendo con coerenza il fine di risollevare la Nazione, troverà aperte le porte di una strada già chiaramente delineata e del tutto estranea a dinamiche che vedono protagonisti altri soggetti».

FONTE: Ufficio Stampa CasaPound Italia

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