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E' morto a 81 anni Mario Michele Merlino

 

L'annuncio, sulla pagina facebook di un suo camerata calabrese, è di mezz'ora fa (le 14,10 del 4 febbraio 2026). E' morto Mario Michele Merlino, l'anarcofascista protagonista del primo processo per la strage di piazza Fontana. Insieme a Pietro Valpreda e altri compagni romani aveva dato vita a un circolo anarchico. Si è parlato a lungo, a tal proposito, di infiltrazione. Una solenne minchiata: Merlino era, con i suoi quarti di intellettuale, arcinoto all'Università di Roma come squadrista e stretto sodale di Stefano Delle Chiaie. Ma nel 1968 furono centinaia e centinaia gli attivisti di estrema destra folgorati sulla via dell'assalto al cielo. E quindi i compagni gli dettero credito... 

Così ne parla Anarcopedia, una sorta di Wikipedia dell'anarchia:


Mario Merlino (Roma, 2 giugno 1944) è un personaggio, eufemisticamente definibile un "trasformista politico", che, alla fine degli anni 60, ha militato sia in gruppi politici di matrice fascista (Avanguardia Nazionale ecc.) e sia in quelli comunisti e anarchici. L'atteggiamento politicamente schizofrenico che ebbe Merlino in gioventù fu secondo alcuni solo una "colpa" giovanile, mentre invece, secondo altri, è la vera e propria prova del suo ruolo di "infiltrato" negli ambienti politici extraparlamentari. 

Oggi Mario Merlino risulta essere impegnato nella società come docente ed operatore culturale senza però che si sia vista, da parte sua, neanche l'ombra del pentimento, anzi pur continuando ad esaltare il fascismo. LEGGI TUTTO

La strage di Stato

Così invece il libro La strage di Stato ricostruisce il suo "passaggio a sinistra". Il testo, scritto in pochi mesi e pubblicato a giugno 1970, contiene diversi errori
 (per scaricare l'intero volume clicca qui)

Mario Merlino fascista

Gli anni dal 1962 al 1968 vedono Mario Merlino militare attivamente nei gruppi di estrema destra: Avanguardia Nazionale, Giovane Italia e Ordine Nuovo. In prima fila nel corso di innumerevoli azioni squadristiche, egli nutre tuttavia ambizioni intellettuali. Passa ogni anno l’estate in Germania, di preferenza a Monaco e Francoforte. Tra il ’65 e il ’66 vi rimane sei mesi; al suo ritorno racconterà di aver frequentato un campo clandestino di addestramento organizzato dai neo nazisti tedeschi di "Nazione Europea". 
In questi anni stringe stretti rapporti, tra gli altri, con Stefano Delle Chiaie, Pino Rauti e con il deputato del MSI Giulio Caradonna.
Mario Merlino compare per la prima volta mescolato alle forze di sinistra durante la battaglia di Valle
Giulia che si combatte tra studenti e polizia ai primi di febbraio 1968, davanti alla facoltà di Architettura.
Per Merlino, che è presente tra le fila di un gruppetto di picchiatori fascisti di Avanguardia Nazionale, gli scontri di Valle Giulia sono su due fronti: i camerati cercano di bastonare in parti uguali poliziotti e studenti. L’importante per loro è provocare il massimo degli incidenti. Il neofascismo romano a quella data è infatti ancora incerto: con la esplosione dell’"anno degli studenti" sono finiti i bei tempi in cui dominava incontrastato con le sue squadre di manganellatori nell’università romana. Che fare quindi? La nuova tattica della infiltrazione tra i gruppi di sinistra, il momento in cui i "nazimaoisti" tenteranno di confondere le acque coi loro slogan "Hitler e Mao uniti nella lotta" sono ancora lontani. D’altra parte l’attacco frontale come una volta è ormai impossibile.
Ci riprovano, certo, e il 17 marzo [era il 16, ndb] un manipolo di duecento picchiatori giunti da ogni parte d’Italia, gli onorevoli Almirante, Caradonna e Turchi in testa, dà l’assalto alla facoltà di Lettere occupata dagli studenti e provoca gravi incidenti (lo studente Oreste Scalzone ha la colonna vertebrale fratturata). Anche in questa occasione Mario Merlino marcia coi fascisti. Tuttavia questa fase sta per chiudersi: il viaggio in Grecia che i giovani fascisti italiani compiono nell’aprile 1968 segna una svolta definitiva. Il viaggio è promosso dall’ESESI, la lega degli studenti greci fascisti in Italia, ed è organizzato dal giornalista Pino Rauti del Tempo di Roma e da Stefano Delle Chiaie i quali scelgono fra i militanti di Nuova Caravella, Ordine Nuovo e dell’ex Avanguardia Nazionale una quarantina di giovani che si sono particolarmente distinti nell’attività a favore del regime dei colonnelli. Giunti a Atene, i fascisti romani si recano in delegazione all’ambasciata italiana per presentare una nota di protesta "contro il modo in cui la RAI-TV diffama il regime greco". Qualche giorno dopo appendono sul petto del ministro Pattakos un distintivo di Nuova Caravella: nella foto ricordo della cerimonia si vede anche Mario Merlino (Merlino quando sarà interrogato dal giudice dichiarerà che "non vi furono conferenze e non fummo ricevuti da personalità"). Ad Atene i giovani fascisti italiani prendono anche contatti col movimento nazista greco " 4 Agosto" diretto da Costantino Plevris
Da quel momento, tornato a Roma, Mario Merlino cambia pelle. La cambia fisicamente, perché comincia a vestire in modo dimesso e si fa crescere i capelli, poi anche barba e baffi. E la cambia politicamente: non sono passati quindici giorni dal rientro da Atene che ha già fondato il gruppo XXII Marzo (da non confondersi con il 22 Marzo, che verrà molto più tardi). Un volantino diffuso
nella città universitaria rappresenta la sua prima carta politica: il gruppo proclama di "rifarsi alle esperienze del Maggio francese e, in particolare, alle sue punte più avanzate: Daniel Cohn Bendit e gli arrabbiati di Nanterre"
L’esordio in piazza avviene qualche giorno dopo, nel corso di una manifestazione di protesta indetta dal movimento studentesco romano davanti all’ambasciata francese. Dietro a Mario Merlino, che
sventola una grande bandiera nera con la scritta XXII Marzo, ci sono gli esponenti più rappresentativi del gruppo, e del neofascismo romano: Stefano Delle Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l’ex legionario e parà Buffa, detto il Lupo di Monteverde. Mentre gli studenti si disperdono sotto le violente cariche della polizia. Il XXII Marzo celebra il battesimo del fuoco incendiando con bottiglie molotov due auto parcheggiate a diverse centinaia di metri dal teatro degli scontri.
Il giorno dopo i quotidiani di Roma parlano in toni apocalittici di "piano preordinato", di "guerriglia cittadina", di "inutili vandalismi" e della "cieca violenza con cui i teppisti, manovrati dal PCI, hanno danneggiato e incendiato auto di privati cittadini" (Il Tempo)
La provocazione non passa inosservata, gli studenti hanno riconosciuto fra i seguaci di Mario Merlino i
più noti esponenti del neofascismo romano e il XXII Marzo, a neppure un mese dalla sua fondazione, cessa di esistere. Merlino non si scoraggia, da Cohn Bendit passa al libretto rosso del presidente Mao Tse Tung, da leader mancato si trasforma in semplice militante di base e avvicina un esponente del gruppo di sinistra Avanguardia Proletaria vantando certi contatti politici che egli dice di avere con la redazione dell’Etincelle, una rivista marxista-leninista svizzera. L’approccio fallisce: i suoi precedenti sono noti all’esponente di Avanguardia Proletaria. 

In proud and glory

Ghiannis Ritsos

A Mario Merlino, fascista, non si può imputare una caratteristica di tutti gli altri post-sessantottini "non-fascisti" che purtroppo ammorbano ancora la nostra aria. A lui, a differenza di tanti altri, non si può imputare di essere stato uno stupido. Tutta l'operazione '68 è stata reazionaria, a cominciare dal suo luogo d'origine: i disordini di Nanterre in Francia con la supervisione dell'OAS. Il '68 è stato reazionario dall'inizio fino al suo deleterio epilogo (per il movimento operaio), con tristi strascichi ideologici che si protraggono fino ad oggi.
Il fascista Vincenzo Vinciguerra che, a differenza di Merlino, ha avuto un'intelligenza forse più criminale ma anche più dignitosa, ha ragione da vendere: il '68 rimane un mito della rivoluzione solo in Italia. 

Paolo Morando

Il suo nome riporta a una lontana stagione, quella segnata dalla strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969. E ad essa è poi rimasto per sempre legato, benché la giustizia lo abbia definitivamente assolto nel 1987. In mezzo, però, le condanne in primo e secondo grado a Catanzaro per associazione sovversiva, a quattro anni, poi annullate a Bari, dove il procedimento era rimbalzato dopo un primo passaggio in Cassazione.

Mario Merlino è morto ieri a Roma, dove viveva: aveva 81 anni, era da tempo malato. Da anni le cronache lo avevano dimenticato, a parte la “riemersione” del suo nome per via del figlio Emanuele, nominato tre anni fa a capo della segreteria tecnica del ministero della Cultura. LEGGI TUTTO

Massimiliano Griner

Cosa ci sta a fare un capellone, con barba lunga e occhiali da intellettuale, fra i neofascisti degli anni Sessanta? A guardare Mario Merlino, pensi più a Jerry Garcia dei Grateful Dead che a un macho con manganello in mano.
Romano, classe 1944, figlio di un funzionario del Vaticano, a diciotto anni Merlino si iscrive al MSI, ma ne esce tre anni dopo profondamente deluso, con la convinzione che quel partito non ha alcuna intenzione di combattere il sistema.
Merlino si avvicina a Avanguardia Nazionale quando si iscrive all’ASAN, la sua organizzazione universitaria. È con l’ASAN che, il 27 aprile 1966, Merlino si trova coinvolto negli scontri fra neofascisti e compagni, in cui perde la vita lo studente Paolo Rossi di simpatie socialiste. Le sinistre urleranno al delitto fascista, ma Merlino vede distintamente il ragazzo precipitare dalla balaustra di una scalinata affollata “come un sacco, senza emettere un grido” [il fatto comunque è classificato come omicidio, ndb]
Anche per Merlino il 1968 è l’anno delle battaglie, delle manifestazioni, degli scontri. Insieme con i suoi camerati è a Valle Giulia a darsele di santa ragione con i celerini, mentre alcune settimane dopo è fra i gitanti che salpano per la Grecia per celebrare il primo anniversario del golpe dei colonnelli, inconsapevole di andare incontro a una cocente delusione. Merlino ricorda ancora oggi i morsi della fame patiti in terra ellenica, dovuti all’indifferenza che le autorità greche ebbero verso i loro ospiti.
Il 1968 per Merlino segna anche un punto di svolta interiore. Matura una crisi politico-esistenziale, che lo porta ad affrancarsi da Avanguardia e, dopo una breve frequentazione di alcuni gruppi cattolici integralisti, ad approdare su posizioni decisamente anarchiche. Entra così nel circolo Bakunin della capitale, dal quale ne esce poco dopo insieme a una quindicina di anarchici, fra cui Pietro Valpreda, per fondare il circolo 22 Marzo. Tutti conoscono il passato fascista di Merlino, nessuno se ne preoccupa. Con loro Merlino è a manifestare ai piedi del Palazzo di Giustizia di Roma, in solidarietà verso gli anarchici arrestati a Milano per gli attentati ai treni dell’agosto 1969 [rectius: della Fiera campionaria di Milano, il 25 aprile 1969, per entrambi sono stati condannati Franco Freda e Giovanni Ventura, ndb].
Sospettato per gli ordigni esplosi a Roma il 12 dicembre, Merlino è fermato e portato in questura, dove incontra XXX. Che ruolo avrà XXX nell’inguaiare Merlino lo abbiamo appena raccontato. Quello che forse è meno noto è che Merlino un alibi avrebbe potuto averlo. Quel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare l’assistente universitario, nonché segretario federale della FGCI, Marcello Lelli per parlare della sua tesi di laurea. Suo malgrado, all’ultimo momento decide invece di incontrare Delle Chiaie.
Merlino sale più volte sul banco degli imputati per la strage, ma in tutti i gradi di giudizio viene riconosciuto innocente, l’ultima nel 1987. Due anni dopo, indossando una camicia nera, Merlino presenzia i funerali del comunista Lelli, che pubblicamente e con coraggio, lo aveva difeso affermando che in effetti il loro appuntamento doveva aver luogo.
Oggi Merlino insegna al liceo ed è amato e rispettato dai suoi alunni, attenti ai suoi insegnamenti, incuriositi dalla sua storia personale. E divertiti dal suo look di figlio dei fiori.
* * *
[scheda biografica tratta da un libro inedito che mi fu censurato dalla casa editrice che lo aveva chiesto, perché, tra le altre "mancanze", non dipingeva Merlino, che incontrai di persona nella sua casa vicino a Santa Maria Maggiore, come uno stragista, benché già assolto dalla magistratura. Lo ripropongo a 15 anni di distanza in occasione della scomparsa di Merlino, perché il tempo mi ha dato ragione. Ho tolto il riferimento a chi lo inguaiò perché non ho tempo di controllare questo dettaglio]

Nicola Cospito
Ciao Mario,
ti conobbi tanti anni fa, la sera del 15 marzo 1968 davanti alla facoltà di giurisprudenza da te occupata insieme ai camerati della Nuova Caravella. Eri giovanissimo ma già un protagonista della generazione ribelle e lo avevi dimostrato pochi giorni prima a Valle Giulia. Io ero un ragazzino, studente del Liceo Mamiani. Non fu una chiacchierata ma mi desti una lezione politica di cui ti sono stato sempre grato. . Da allora ti ho sempre ammirato, come militante, come camerata e anche come collega, docente di storia e filosofia. Che fortuna hanno avuto i tuoi alunni ad avere un professore preparato e carismatico come te. Sicuramente hai segnato il loro carattere insegnandogli l'onestà intellettuale e l'amore per la verità storica. Sicuramente gli avrai parlato di Brasillach, il nostro fratello maggiore, che hai tanto amato e del quale hai divulgato le opere e il pensiero. Ti ricordo nelle iniziative che ci hanno accomunato come il convegno su Adriano Romualdi, un altro fratello scomparso troppo presto. La vita ti ha messo alla prova sul piano politico e anche personale. Hai saputo tenere la barra dritta e ne sei uscito sempre a testa alta, conservando , come Robert, l'onore. Ora, di sicuro sei con tanti altri camerati che hanno combattuto la buona battaglia senza mai arrendersi. Sei stato e resti un esempio di cui sapremo fare tesoro. Grazie.


Francesco Mancinelli
Ciao Mario, un forte abbraccio e vola libero nei Campi Elisi ...
“... Io so bene che è difficile Cavalcare la Tigre : all’inizio non ce ne rendiamo neanche conto. E poi, drammaticamente ci accorgiamo con il primo momento lucido di quanto veleno è già entrato in noi : le nostre energie migliori, andranno sciupate per creare l’antidoto.
È il dramma di chi ha voluto con coerenza, quasi violentemente, cercare se stesso. Ci si accorge che chi è vicino, il più vicino, è ormai distante una eternità; ed il cuore si stringe per la prima volta sotto il freddo degli astri…”
Mario Michele Merlino, tratto da l’Inattuale, Edizioni Settecolori, Vibo Valentia, 1979, (pag.14).

OPERA AL ROSSO CALATA NELL'OPERA AL NERO
... Se mi dovessi attardare a raccontarvi di quanto Rosso ci sia dentro il Nero non ne uscirei più ...
Anche qui faccio fatica a specchiarmi in qualcosa di definito. Conviene declinare qualche esempio concreto. Posso citare ad esempio un personaggio che è un po’ la sintesi di tutto questo discorso.
Mario Michele Merlino, professore e docente di Storia e Filosofia nella vita (ora in pensione) che sul piano esistenziale è la perfetta rappresentazione dell’opera al rosso calata nell’opera al nero. Lo scoprii agli inizi degli anni ottanta, attraverso un suo libro di poesie intitolato "L’inattuale", scritto in buona parte durante la sua detenzione, dovuta alle note vicende e cronache processuali legate alla strage di Piazza Fontana, quell’evento tragico con cui ci hanno colpevolizzato per decenni, raccontandoci di come la giovane democrazia italiana, nata dalla resistenza antifascista, aveva perduto la sua proverbiale “innocenza”.
Sull’incipit di quel libro di Mario Merlino ho ritrovato delle note e una mia sottolineatura ben evidenziata in giallo; il testo era infarcito di poesie intense dedicate ai giganti della storia e della cultura come Ezra Pound, Ernesto Che Guevara, Carlo Michelstaedter, Federico Nietzsche, Drieu La Rochelle o ad eventi topici della nostra recente storia come la battaglia di Valle Giulia...
... Mi ricordo che conobbi Mario Merlino nei primi anni ’80 al Teatro
dei Servi di Roma, in uno dei tanti appuntamenti di musica alternativa, dopo che un bombone della “concorrenza” aveva cercato di inibirci l’evento, peraltro non riuscendovi.
Lo rincontrai per anni nelle nostre serate migliori al Fantaghirò, un locale a tema fantasy sulla Casilina, dove alternavamo le sue brillanti incursioni letterarie dedicate a Brasillach e Célinè alle mie canzoni e a quelle di Gabriele Marconi.
Anni dopo partecipammo insieme anche ad un laboratorio
teatrale/musicale dal titolo “La spada spezzata”, una sua sceneggiatura, con brani selezionati tratti da Jorge L. Borges, Curzio Malaparte, Giorgio Albertazzi, Cesare Pavese, Ezra Pound.
Con i Contea, a voler fare quasi da controcanto, inserimmo provocatoriamente tra le canzoni storiche della musica alternativa brani di Bennato, Bertoli, Battiato, Branduardi.
E pensare che, a suo tempo, il suo look proibitivo ed ultra-sinistro, venne redarguito ferocemente proprio da Pier Paolo Pasolini nel suo famoso articolo “Contro i capelli lunghi”. E così mentre Mario Merlino cavalcava già dal ’68 la sovversiva tigre della contestazione, Pasolini involveva verso tematiche ultra-reazionarie, quelle dalle quali Mario proveniva, mai avendole peraltro veramente abbandonate ...
Negli anni ’70 andava così: si mischiavano inesorabilmente
suggestioni e destini. Mai in nessun altro personaggio come in Mario Merlino Fascismo ed Anarchia si sono tanto inseguiti e confusi. Tutta la sua produzione letteraria, così come la sua vita, è sorretta dalla commistione delle due opere alchemiche (al rosso e al nero)
(Tratto da Generazione '78, pag. 136-138)
Gabriele Marconi
"Non può morire il sogno dell'Aurora,
il sogno di Bellezza"
Buon viaggio, Mario, verso l'accoglienza festosa che meriti da parte di tutti quelli che ci hanno preceduto, avanti sul sentiero. 
Bruno Tellegra

Con il massimo rispetto per chi, come Merlino, è passato a miglior vita da così poco, debbo confessare, come ho avuto modo di scrivere direttamente al medesimo, che la sua figura non mi ha mai convinto. Leggendo ed approfondendo le tematiche legate alle vicende politiche degli anni '60 e '70, ho dovuto ammettere che la sinistra, su di Lui, non aveva tutti i torti. Non tanto per la sua conversione all'anarchismo (...e ritorno), quanto per l'aver effettivamente contribuito ad aggravare la posizione dei suoi "compagni" in sede di indagini e poi processualmente nel caso della strage di Piazza Fontana. A mio avviso un comportamento davvero imperdonabile, che autorizza molti cattivi pensieri...

Claudio Modola


"E le sbarre, o Signore, non riescono a nasconderci il cielo"
(R.Brasillach, I poemi di Fresnes)

Marco Scatarzi
Mario Michele Merlino è andato oltre, lasciandoci in eredità quello “Stile ribelle” che aveva magicamente riassunto in uno dei suoi ultimi libri.
Testimone e protagonista di un’epoca intensa, ha cavalcato la vita con l’amore e col coraggio del suo amato poeta francese. Porteremo il suo ricordo attivo nel nostro impegno quotidiano, fedeli al motto che ci ripeteva spesso: “comunque vada, faccia al sole e in culo al mondo”. PRESENTE 🌹

Paolo Pecoriello
mi dispiace tantissimo per Mario, con il quale da giovane sono cresciuto alla sezione del MSI del Colle Oppio a Roma. Mi portava sempre libri da leggere e ha contribuito moltissimo alla mia maturazione politica.


Pier Giorgio Angioni
Addio Mago!
Amico, Camerata, Maestro...
Quante volte sei stato in Sardegna ospite di Riscossa Europea?
Tanti convegni all'ERSU, al concerto di SDN, a chiamare il Presente il 25 aprile per i Caduti della RSI sulle scalinate di Bonaria, alle cene del 28 ottobre, al Castello dei conti Villasanta a Sanluri.
Mi telefonavi la domenica quando c'era la tua Roma contro il Cagliari ed una volta ve le suonammo 4 - 1 all'Olimpico...
Mi hai persino citato con affetto in uno dei tuoi libri.
Ti auguro di trovare nel posto dove sei andato tanti libri e una montagna di "culurgiones" per i quali andavi matto...
Ti salutiamo PRESENTE!

Francesco Filograsso
Addio a Mario Michele Merlino: l’intellettuale "di confine" che attraversò gli anni della Notte della Repubblica.
Si è spento oggi a Roma, all’età di 81 anni, Mario Michele Merlino. Figura complessa, poliedrica e spesso divisiva, Merlino è stato è stato un protagonista attivo dei decenni più turbolenti della nostra storia repubblicana, vivendo sulla propria pelle le contraddizioni, i processi e le trasformazioni ideologiche della destra italiana.
Nato a Roma nel giugno del 1944, Merlino crebbe in una città che portava ancora evidenti i segni non solo materiali ma anche psicologici della guerra, e si laureò in Filosofia, divenendo anche stimato docente di storia e filosofia nei licei.
La sua parabola politica è indissolubilmente legata a due momenti chiave:
1) l'attivismo neofascista, quale militante di spicco di Avanguardia Nazionale, dove, al fianco di Stefano Delle Chiaie, Merlino fu in prima linea durante la Battaglia di Valle Giulia nel 1968, evento simbolo della rivolta studentesca italiana;
2) l'enigma dell'infiltrazione nelle file degli anarchici, quando con Pietro Valpreda fondò il Circolo 22 Marzo, il che lo portò a essere coinvolto nelle indagini per la Strage di Piazza Fontana.
Dopo anni di carcere preventivo e un lungo calvario giudiziario, Merlino fu assolto definitivamente, uscendo dalla vicenda giudiziaria ma rimanendo marchiato, per una parte dell'opinione pubblica, come l'emblema dell'ambiguità politica italiana di quegli anni.
Negli ultimi decenni, Mario Michele Merlino aveva scelto la via del disimpegno politico diretto a favore di una profonda attività culturale, come scrittore e traduttore di testi della "destra non conforme", evolvendosi in un intellettuale raffinato, capace di dialogare anche con chi, cinquant'anni fa, lo avrebbe considerato un nemico giurato.
Con la sua scomparsa, se ne va uno degli ultimi pezzi di quel mosaico oscuro e al tempo stesso affascinante che furono gli Anni italiani della Strategia della Tensione e di Piombo.

Marina Simeone 

Vengo a sapere da un amico della scomparsa oggi del prof. Mario Merlino. Un uomo profondo, amante della filosofia e di Nietzsche. Le nostre chiacchierate tra libri e riproduzioni di velieri non potrò dimenticarle perché mi hanno formato. Mi hanno fatto confrontare con un mondo che seppur non abbia mai compreso totalmente mi ha affascinato. E' stato accusato come tanti altri di stare dalla parte sbagliata della storia, silenziato, talvolta offeso ed umiliato, sicuramente giudicato sempre. Io non l'ho mai fatto, non mi interessava conoscere chi voleva il mainstream fosse Mario Merlino perché ho avuto la fortuna di conoscere chi sia stato realmente. Ha meritato il mio rispetto ed anche il mio profondo affetto. Addio Mario.

Mario, io e ...

A Roma 3


"Inchiesta, intervista, blog: come i giornalisti raccontano gli anni di piombo”
Il convegno aperto a tutti gli studenti di roma3 si è svolto il 14 aprile 2011, organizzato dal moderatore, Damiano Oliva e dall'organizzazione universitaria identitaria Non plus ultra. La locandina ci presentò così: Mario Michele Merlino: docente di storia e filosofia ed autore del libro “E venne Valle Giulia”; Ugo Maria Tassinari: giornalista ed autore del libro “Fascisteria”; Giuseppe Ardica: giornalista RAI ed autore del libro: “Io, l’uomo nero”. E L'uomo nero di cui si parlava era Pierluigi Concutelli, che era decisamente avversato dagli avanguardisti. 

La galleria fotografica

A Cosenza, ottobre 2010






Era a ottobre 2010, la presentazione a Cosenza di due libri di Mario Michele Merlino, alla Terrazza Pellegrini. L'organizzatore credo sia stato Michele Arnoni. Per l'occasione conobbi i due leader della destra radicale cosentina negli anni '70 che erano stati tra i prodi che contribuirono a consegnare Cosenza alle cure (amorevoli e poderose) di quel genio situazionista di Giacomo Mancini. Un mese dopo Adriano Tilgher (il primo a destra nella prima foto, piegato per non mortificarmi col suo metroenovanta) organizzò un evento a Cosenza con la Destra e i compagni organizzarono la contestazione . Io commentai così riesumando il nostro evento:

Questo l'appello lanciato dal gruppo costituito su Facebook per boicottare la presenza di Adriano Tilgher a Cosenza. Un'iniziativa decisamente ad personam perché, come sa chi segue questo blog, giusto un mese fa ho partecipato a un interessante confronto a Cosenza con Mario Michele Merlino, l'ex avanguardista compagno di sventura giudiziaria di Pietro Valpreda nel primo processo per la strage di piazza Fontana.
Intellettuale notevole ma personaggio controverso, ridotto all'icona dell'infiltrato da chi ignora che Merlino era stato tra i protagonisti del negoziato per definire le modalità organizzative della partecipazione di compagni e camerati alla manifestazione passata alla storia per gli "scontri di Valle Giulia" (a suo dire: negoziato che invece Oreste Scalzone, che fu tra gli organizzatori della manifestazione, nega risolutamente che ci sia stato). E di quella realtà e degli opposti movimentismi abbiamo tranquillamente discusso nell'affollata terrazza Pellegrini, nella soave indifferenza dell'antifascisteria locale.

A Udine 



Di questa conferenza c'è solo questa piccola traccia. Siamo nel 2009. Fu un tour organizzato con Gabriele Adinolfi e mia figlia come autista. Nell'ordine Udine, Bergamo (dove successe un bordello massiccio per la contestazione antifa) e Verona. Tre tappe in tre giorni. In realtà Merlino non era in programma. Fece un'improvvisata, arrivando da Trieste con alcuni avanguardisti. Cenammo poi insieme: l'unico di cui ricordo il nome è Claudio Scarpa, per il suo coinvolgimento nell'inchiesta sul Mar di Fumagalli.
E a proposito di Bergamo presi così posizione:
Trovo molto grave il continuo, pressante, ossessivo tentativo di vietare un libero confronto tra intellettuali con motivazioni capziose. Mi era già accaduto a Torino l'anno scorso, quando, dopo che gruppi di antifascismo militante avevano organizzato presidi, manifestazioni e scontri con le forze dell'ordine in un clima da anni '70, avevo dovuto rinunciare a partecipare al convegno 'Destra Radicale da opposta prospettiva'. Successe poi a Roma, addirittura all'università, quando venne annullata una conferenza sulle generazioni 1968 e 2008 a confronto organizzata a Tor Vergata dal Blocco Studentesco. Ho una storia politica ben precisa, ma da giornalista e scrittore di sinistra che ha studiato per anni il mondo della destra radicale in Italia, oggi sorrido se mi si dice che nel nostro paese esiste un pericolo neofascista. 'Piuttosto vedo un'estrema sinistra marginale e incapace di iniziativa, che si ancora a logiche identitarie: da un lato quella giustizialista e dall'altro riesumando l'antico totem dell'antifascismo militante. Logiche del tutto inadeguate alla battaglia politica e culturale da intraprendere. Quanto a Bergamo, la città che ha negato una strada alla memoria di una vittima della mafia, Peppino Impastato, l'idea che si possa 'vietare' l'utilizzo di una sala per un confronto sulle idee tra uomini liberi solo perché è intitolata a un antifascista è assurda: apre la strada al negare l'agibilità politica ai 'fascisti'. E' come dire vietiamo ai fascisti di parlare in tutte le città medaglia d'oro della Resistenza. Un paradosso fuori dal tempo. Ai colleghi giornalisti poi vorrei dire una cosa: come si fa a chiedere libertà d'informazione per i giornalisti se non c'è liberta di parola per tutti? Su questo li invito a riflettere.

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