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Remigrazione, in 1200 alla manifestazione nazionale di Piacenza







Si è svolta senza incidenti il corteo nazionale promosso dal Comitato Remigrazione e Riconquista  a Piacenza per il lancio della campagna nazionale di raccolta di firme per la legge di iniziativa popolate.  Per la questura sono stati 1200 i manifestanti e solo 300 gli antifascisti presenti alla contromanifestazione. Dietro lo striscione "Via i fascisti da Piacenza" sono sfilati i collettivi Controtendenza, R-esisto! e Schiaffo, insieme al sindacato S.I. Ingente lo schieramento delle forze dell'ordine, compreso l'esercito.
Una nota degli organizzatori parla di 3mila presenze e sintetizza gli interventi al comizio finale, tra canto dell' Inno di Mameli e cori "Italia, Nazione, Remigrazione":
"Lo dobbiamo al nostro futuro. La mafia antifascista", dice Ivan Sogari,  rappresentante del Veneto front Skinhead, "non ci fermerà coi suoi sporchi giochi, noi continueremo a lottare al fianco del popolo italiano fino a quando la Remigrazione non sarà una realtà". .

"Quella che portiamo in piazza è l'unica proposta concreta per difendere l'Italia", si alza la voce di uno degli interventi. Vengono ricordate le tragiche vicende di Pamela Mastropietro, di Desirée Mariottini e di Saman Abbas, i cui volti hanno aperto il corteo . "Siamo passati anche a Piacenza, poi saremo a Prato e a Bolzano. Ai primi di febbraio ci troverete in tutte le piazze italiane", dice Salvatore Ferrara vicepresidente del comitato e rappresentante della Rete dei Patrioti. "Voglio ricordare le decine di migliaia di messaggi che abbiamo ricevuto sui social, ci scrivono perché siamo politici di strada e sappiamo cosa serve per risolvere i problemi della Nazione. Ognuno di noi con la propria firma può essere protagonista per attuare la Remigrazione. Tajani ha richiamato l'ambasciatore italiano per i fatti di Crans-Montana, ma quando succedono stupri commessi da stranieri nessun politico interviene", conclude Ferrara.
Ultimo a intervenire è il portavoce di CasaPound e presidente del Comitato Luca Marsella. "Noi non dobbiamo avere paura, portiamo la nostra voce nei palazzi del potere in un'epoca che vorrebbe ridurci al silenzio. L'antifascismo voleva impedirci di sfilare in piazza oggi, ma non ci hanno fermato. Questo sistema mafioso ha le ore contate perché alcuni italiani non si arrendono. Guardate la fallimentare gestione dell'immigrazione, vogliono relegare in un angolo chi si oppone a tutto questo. Qui ci sono padri, madri, lavoratori, studenti e precari tutte persone che vogliono riprendersi l'Italia", prosegue Marsella. "Pronunciamo la parola Remigrazione e rifiutiamo l'etichetta di deportazione, ma ci mettiamo la faccia qui non ci sono interessi personali. Non ci va bene il decreto flussi che nei prossimi tre anni porterà altri 500mila immigrati, basta con questa retorica. Non esistono lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma devono esistere stipendi dignitosi non una manciata di euro per raccogliere i pomodori. La Remigrazione è una questione di identità e dobbiamo invertire la rotta altrimenti spariremo. Chi vuole vietarci, venerdì prossimo, di parlare alla Camera è un pagliaccio". 



Il corteo antagonista

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