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L'avvocato di Klaus Davi accusa: i banditi della curva sud lo pestano prima del derby




Una decina di ultras milanisti ha accerchiato, immobilizzato e colpito a calci e pugni il giornalista Klaus Davi che nel pomeriggio di domenica si trovava in Piazza Axum, tradizionale ritrovo della tifoseria milanista, dove gli appartenenti al movimento di "Banditi Curva Sud Milano" si erano dati appuntamento per il derby di domenica sera, tra l'altro a margine dell'iniziativa promossa dai City Angels "Derby della solidarietà" con cui le due tifoserie avversarie hanno raccolto fondi per i senzatetto. Lo rende noto il legale del giornalista Eugenio Minniti

Davi - che da due anni sta conducendo, nonostante le ripetute minacce, un'inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle curve milanista e interista e ha documentato anche numerose riunioni degli Ultras (pubblicate anche dalla trasmissione di Rai 3 "Report") a Cinisello Balsamo e al "Baretto 1957" (ritrovo degli Ultras interisti) e l'incontro con Berto Bellocco, fratello di Antonio, avvenuto a San Ferdinando in Calabria nel maggio 2025 - è stato accerchiato, immobilizzato e picchiato da una decina di uomini con calci e un pugno assestatogli da un ultrà centrandolo sopra la tempia, e che hanno tentato di sottrargli il telefono cellulare obbligandolo a cancellare quanto ripreso durante il suo sopralluogo in Piazza Axum. 
Centinaia di appartenenti alla Curva Sud si erano dati appuntamento nella piazza e Davi si era recato sul posto per documentare la "riunione", peraltro ampiamente pubblicizzata sui social delle organizzazioni ultras. All'aggressione hanno assistito decine di persone senza intervenire. Nonostante le minacce e le botte, Davi, ormai avvezzo a situazioni difficili, ha mantenuto la calma e la lucidità ed è riuscito a riprendere tutta la scena con un secondo telefonino.
«Il giornalista - fa sapere il suo legale Eugenio Minniti - per le sue inchieste è stato sentito come persona informata sui fatti dalla squadra mobile di Milano a dicembre 2024 e, a quanto abbiamo appreso, dovrebbe essere sentito prossimamente anche dalla Direzione Investigativa Antimafia, sempre per le sue inchieste nelle curve».
«Milano non è Teheran, non ci possono essere zone franche delegate alla "sicurezza" degli Ultras - ha continuato il legale di Klaus Davi - Il mio assistito non intende arretrare e continuerà le sue inchieste come ha sempre fatto senza tornare sui propri passi fin dal giorno dell'omicidio di Antonio Bellocco. Il giornalista presenterà nelle prossime ore una denuncia contro ignoti», ha concluso Eugenio Minniti.
Davi non ha riportato ferite ed è attualmente sotto osservazione medica e cardiologica.

Inchiesta ultras: ora se la prendono con i giornalisti




Klaus Davi per "KlausCondicio"
Il capo ultrà Marco Pacini, detto "Pacio", ieri ha attaccato pesantemente i giornalisti e la stampa in occasione del presidio della curva del Milan davanti all'aula bunker di San Vittore poco prima che fosse letta la sentenza che riguardava i vertici delle curve di Milan e Inter. Come si può vedere dal video, rispondendo ad alcuni giornalisti presenti che gli sollecitavano un commento sul processo, il capo ultrà ha attaccato tutta la stampa citando in particolare Massimo Giletti, Klaus Davi e Fabrizio Corona come esempio di cattive informazioni:
"Io con te non voglio parlare perché non sei una persona seria, come non lo è Giletti, come non lo è Corona, come non lo è Klaus, come non lo è tutta la gente come voi che campate a dire ca..ate. Se volete fare le persone serie, date spazio a tutti quanti. Non prendete solo quello che fa comodo a voi". 
Nel caso di Klaus Davi non si tratta del primo attacco da parte del noto vocalist della curva milanista: solo tre settimane fa, in occasione della manifestazione tenuta dai tifosi rossoneri contro i vertici della società davanti alla sede di Casa Milan, proprio mentre Davi stava realizzando un'intervista all'ex leader dei tifosi Giancarlo "Il Barone" Capelli, il Pacini interrompeva bruscamente Davi e lo minacciava usando questi toni: “Sei un pagliaccio, dici boiate in televisione e non sei il benvenuto. Vattene!”. E ieri la scena si è sostanzialmente ripetuta.

Curve & Crime: condannati a 10 anni Beretta e Lucci

Dieci anni di reclusione per Andrea Beretta, ex capo della Curva Nord interista e collaboratore di giustizia, imputato per aver ucciso Antonio Bellocco, anche lui nel direttivo ultrà nerazzurro e rampollo del clan di 'ndrangheta, e per associazione a delinquere con aggravante mafiosa.

E dieci anni di carcere anche per Luca Lucci, capo della Curva Sud milanista imputato come mandante del tentato omicidio dell'ultrà Enzo Anghinelli e di associazione per delinquere.

Sono due delle condanne emesse dalla gup di Milano Rossana Mongiardo nel processo abbreviato con più filoni sulle curve di San Siro.

In tutto, novant'anni di carcere (e domani un'altra sentenza è attesa per tre tifosi del Milan, tra cui l'ex bodyguard di Fedez, Christian Rosiello).

Dieci anni a Daniele Cataldo, vice di Lucci, esecutore dell'agguato ad Anghinelli. Otto a Marco Ferdico, ex del direttivo nerazzurro. Cinque a Pino Caminiti, ras dei parcheggi. L'accusa principale: associazione a delinquere per i milanisti; stesso reato per gli interisti, con l'aggravante mafiosa dei legami con la ‘ndrangheta.

Infine tre patteggiamenti, fra cui quello dell'imprenditore Gherardo Zaccagni, che gestiva i parcheggi al Meazza, accusato di corruzione tra privati con il consigliere regionale e comunale Manfredi Palmeri (a processo ma in un altro filone).




Anghinelli ai microfoni di Davi: ancora difendono Lucci

Klaus Davi per "KlausCondicio"

A poche ora dalla prima sentenza per il rito abbreviato dell'inchiesta Curve, parla Enzo Anghinelli, parte lesa nel processo, ex ultrà scampato a un agguato nel 2019 nel pieno centro di Milano, secondo l'accusa su mandato di Luca Lucci. Intervistato da Klaus Davi, Anghinelli dichiara: «Spero che oggi verrà fatta giustizia, ho sentito parlare il dottor Storari, confido in lui». In merito al tentato omicidio di cui è stato vittima e ai presunti killer, Anghinelli afferma:

«Massimiliano Mazzanti, detto "spara spara" - uno dei ras della Barona citato nei verbali della Squadra Mobile di Milano -   posso solo dire che lo conosco da tanti anni ed è stato proprio Mazzanti a presentarmi Cataldo, forse proprio allo stadio. Mazzanti mente. Dice che è venuto all'ospedale ma l'avrei saputo. C'erano i familiari. Non ho mai ricevuto una sua lettera». Poi svela: «Se non ricordo male Mazzanti era venuto a trovarmi con Nazareno Calajò e la moglie a casa mia, mentre ero in riabilitazione».

E sull'ultrà Luca Guerrini, vittima anche lui di un tentato omicidio a Milano il 9 maggio scorso : «Non lo conosco. Mai visto. Se volevano fargli male secondo me non andavano con una scacciacani rimodulata. Cosa fa la scacciacani rimodulata? Fa un baffo. Una cosa un po' strana, forse un avvertimento». Anghinelli commenta anche le dichiarazioni di Giancarlo Capelli, storico capo ultras del Milan, detto "Il Barone", che proprio ai microfoni di Davi si era detto fiero di Luca Lucci affermando che lui rimane il leader: «Avranno il loro tornaconto a sostenere ancora Luca Lucci... lucciani di m...a...».

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