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Acca Larentia, nel processo Nact nessuno fu accusato della strage

 

Non c'è stato nessun processo per l'eccidio di Acca Larenzia, checché ne scriva La Repubblica. Il capo di accusa per gli imputati era di aver partecipato all'associazione sovversiva Nuclei armati contropotere territoriali che risultò giustamente inesistente. Nessuna insufficienza di prove, non c'era assolutamente nulla. Neppure l'imputazione.

Nel 1987 vennero identificati quali responsabili cinque militanti di Lotta Continua. Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis che furono arrestati. Mentre Daniela Dolce fuggì in Nicaragua per evitare la cattura. Ad accusarli una militante tardiva delle Brigate rosse, Livia Todini, quattordicenne all'epoca dei fatti ma già attiva nell'autonomia di Roma sud. 

Accusati per il duplice omicidio, furono poi assolti in primo grado per insufficienza di prove. Una delle armi utilizzate nell’agguato era una mitraglietta Skorpion che fu poi ritrovata in un covo delle Br nel 1988. L’arma era stata utilizzata in altri tre omicidi commessi dalle Brigate Rosse: quello dell'economista Ezio Tarantelli nel 1985. Nel 1986 dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Dc Roberto Ruffilli nel 1988.

Mario Scrocca fu arrestato con l'accusa di partecipazione all'eccidio ma in base a prove inesistenti: Todini aveva parlato di un Mario alto e ricciuto ma non lo aveva riconosciuto. Se non fosse morto lo avrebbero rimesso in libertà il giorno dopo

Ci fu poi un processo per il reato associativo: gli imputati furono chiamati a rispondere solo per la partecipazione ai Nact e assolti con formula piena perché il fatto non sussiste. La procura aveva messo insieme l'eccidio e un danneggiamento di una sezione dc rivendicato con la stessa sigla. Un errore grossolano. La corte rilevò che i due fatti non avevano la stessa matrice e non potè che assolvere con formula piena.

Una rassegna lampo


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