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"A froci" non è più qualcosa di destra

 

Foto Dagospia - Haider e il suo protetto - Festini gay nel segno della svastica - Joszef Szajer

Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

Il dramma della rivelazione a Klagenfurt, Carinzia, quando a 170 all'ora con la sua Wolkswagen Phoeton, il leader della destra xenofoba e populista, Joerg Haider, andò a schiantarsi su un pilone di cemento dopo aver concluso la sua notte brava in un club gay. Haider era un bell'uomo di 58 anni, sposato, suo agio con gli antichi Valori della sua terra, ma pure con i giubbotti di pelle aderente e i jeans strettissimi. Davanti alla bara, singhiozzando, il suo giovane delfino e protetto, Stefan Petzener, disse che era da tempo il suo amante.

La farsa del disvelamento, invece, nel dicembre scorso a Bruxelles, in pieno lockdown, quando una squadra di poliziotti fece irruzione al primo piano del locale "Le Detour" trovando 24 uomini nudi in piena gang-bang.

Il venticinquesimo fu beccato su su una grondaia: Jozsef Szàjer, tessera cofondatore del partito sovranista ungherese di Orbán, come tale strenuo sostenitore della famiglia naturale. Non si è così ingenui da stabilire una connessione tra questi due "scandali" e l'affare Morisi; tanto meno si approfitta dell'uno o dell'altro - nello zainetto dell'eurodeputato ungherese c'erano pastiglie di ecstasy - per delineare un sovranismo rosa e psicotropo.

Certo era gay dichiarato anche il leader populista e xenofobo Pym Fortuyn, ucciso in Olanda nel 2002; così come, in Germania, s' è detta lesbica la capa dell'ultradestra Afd, Alice Weidel. Ma spesso la casistica, più che fallace, è grossolana. Più sottile l'osservazione - vedi il recente saggio "A destra di Sodoma" (Oaks) - nel quale Marco Fraquelli ipotizza l'affermarsi di una specie di patto tra destra radicale e mondo gay all'insegna di un omo-nazionalismo in funzione anti-Islam.

Storia e letteratura, d'altra parte, offrono in tema squarci di vertiginosa varietà: i festini delle camicie brune prima del nazismo, Hermann Goering en travesti, gli slanci di Brasillach o certe lettere appassionate di Mishima al suo Fukushima Jiro, a sua volta autore di un'autobiografia intitolata "La spada e il rossetto".

Ma l'Italia è l'Italia: espressiva e contraddittoria anche in questo; così dopo mezzo secolo di dominio dc e un ventennio di berlusconismo trallallero da un lato appare difficilissimo tracciare i confini politici dell'omosessualità; ma dall'altro è pur vero che a proposito del decreto Zan un leader-influencer all'altezza dei tempi qual è Fedez ha tratto dalla Lega Maggio quell'antologia omofoba che culminava nel più truculento periodo ipotetico: "Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno". Ora, è chiaro che le orgette a pagamento o tramite Grinder fanno meno scalpore di qualsiasi droga. Sennonché i due consumi, oltre ad essere tutt' altro che incompatibili, riguardano orientamenti e stili di vita senza distinzioni di partito. Eppure qualcosina in più sulla destra ambidestra si può forse notare, al solito partendo dal passato remoto e osservandone l'ombra nel presente, con tutte le sue possibili ambiguità.

Guai a fermarsi all'icastica a suo modo formidabile battuta di Storace che, richiesto di dire "qualcosa di destra", a metà degli annni 90 rispose: "A' froci!". E non solo perché quando si avverte un pieno e un eccesso l'esperienza insegna a guardare dietro, o sotto, comunque là dove con qualche regolarità si trova un vuoto, una paura, uno smarrimento.

E' che anche nel mondo post-fascista sono avvenuti considerevoli e misteriosi rivolgimenti, basti pensare ad Alessandra Mussolini che anni fa tele-gridò in faccia a Luxuria "meglio fascisti che froci!" e che qualche mese fa, abbigliata da farfallona arcobaleno, si è offerta come testimonial del Gay Pride. Quando, con il codice penale Rocco in cottura, si trattò di istituire il reato di omosessualità, all'ultimo momento nonno Benito si oppose con l'argomento che non ce n'era poi bisogno perché "gli italiani sono tutti maschi".

Eppure, non molto tempo prima, per dire, s'erano segnalati legionari fiumani talmente maschi da bastarsi e spassarsela allegramente fra loro. Cameratismo e fratellanza d'arme, vabbè, antiche attitudini che l'euforia dell'indomita mascolinità e poi l'ardore del virilismo del regime avevano deviato su quell'impervia via. Salvo poi deportare alcuni poveracci nelle isole.

"I nostri ragazzi amano l'Italia e le donne" sosteneva Almirante. Salvo ritrovarsi diversi missini che il piacere spesso e volentieri andavano a cercarsi sull'altra sponda. Tutto complicato dal motto di origine curiale che un certo numero di potenti gay democristiani, peraltro niente affatto progressisti, avrebbero portato all'estrema perfezione: nisi caste, autem caute, che in assai libera traduzione vale anche per il povero Morisi: se proprio non riesci a evitarlo, vedi almeno di non farti beccare.

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