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23 maggio: nasce (1889) e muore (1967) Ernst Niekisch, il padre dei rossobruni

 


Oggi è il compleanno e l’anniversario della morte di Ernst Niekisch (23 maggio 1889- 23 maggio 1967). Fu la figura più rappresentativa del complesso e multiforme movimento nazional-bolscevico tedesco degli anni 1918-1933. La sua opera è la principale fonte di ispirazione, sul piano dell’analisi, del progetto, dall’apparato concettuale e mitopoietico della corrente rossobruna. Ho deciso perciò di pubblicare una sintesi di un saggio di Josè Cuadrado Costa. “Ernest Niekisch (1889-1967) Un rivoluzionario tedesco”, pubblicato sui numeri 56-57 della rivista Orion. Qui il testo integrale

Nazibol era un’offesa

In Niekisch si incarnano con chiarezza le caratteristiche – e le contraddizioni – evocate dal termine nazional-bolscevico. Rispondono molto più ad uno stato d’animo, ad una disposizione attivista, che ad una ideologia dai contorni precisi o ad una unità organizzativa. Questo movimento era composto da una infinità di piccoli circoli, gruppi, riviste ecc. senza che ci fosse mai stato un partito che si fosse qualificato nazional-bolscevico. E’ curioso constatare come nessuno di questi gruppi o persone usò questo appellativo (se escludiamo la rivista di Karl Otto Paetel, “Die Sozialistische Nation”). Bensì l’aggettivo fu impiegato in modo dispregiativo, non scevro di sensazionalismo, dalla stampa e dai partiti sostenitori della Repubblica di Weimar. Tutti i nazional-bolscevichi ne furono feroci nemici. Non c’erano, sotto questo punto di vista, differenze fra gruppi d’origine comunista che assimilarono l’idea nazionale ed i gruppi nazionalisti disposti a perseguire scambi economici radicali e l’alleanza con l’URSS per distruggere l’odiato sistema nato dal Diktat di Versailles.

Un socialdemocratico attratto da Lenin

Nato in Slesia, figlio di un limatore, cresce e studia in Svevia, dove si diploma come maestro. Arruolato nell’esercito nel 1914, seri problemi alla vista gli fanno assegnare funzioni di istruttore di reclute ad Augsburg.
Nell’ottobre del 1917 entra nel Partito Socialdemocratico (SPD) e si sente fortemente attratto dalla rivoluzione bolscevica. Il 7 novembre 1918 Eisner, a Monaco, proclama la Repubblica. Niekisch fonda il Consiglio degli Operai e Soldati di Augsburg e ne diviene il presidente. Lo era già stato nel Consiglio Centrale degli Operai, Contadini e Soldati di Monaco nel febbraio e nel marzo del 1919. E’ l’unico membro del Comitato Centrale che vota contro la proclamazione della prima Repubblica sovietica in Baviera, per l’insufficiente sviluppo economico.

Alla sconfitta della repubblica è arrestato e condannato a 2 anni. Eletto al Parlamento bavarese nelle liste del Partito Socialdemocratico Indipendente (USPD) sarà liberato solo nell’agosto 1921. Si ritrova nel SPD per effetto della riunificazione con la USPD (la scissione si era determinata durante la guerra).

Con la resistenza nazionale per la Ruhr

In polemica con la politica condiscendente dell’SPD e stanco delle minacce rinuncia al mandato parlamentare si trasferisce a Berlino. Qui entra nella direzione giovanile del grande sindacato dei tessili. Polemizza con l’SPD sul pagamento dei danni di guerra alla Francia e al Belgio. Appoggia la resistenza nazionale quando la Francia occupa il bacino della Ruhr, nel gennaio del 1923. I suoi primi testi del 1925 testimoniano una influenza di Lassalle molto maggiore di quella di Marx/Engels. E’ un aspetto comune ai comunisti di Amburgo, che fondano il Partito Comunista Operaio Tedesco Il KAPD è anch’esso su posizioni di lotta contro Versailles e l’imperialismo capitalista degli Alleati.

Per Niekisch la liberazione sociale ha come presupposto inevitabile la liberazione nazionale. Niekisch aveva una visione statalista. Concedeva al marxismo valore di critica sociale, ma non di WeItanschauung. Stringe rapporti e collabora con la rivista del Circolo Hofgeismar della Gioventù Socialista. E’ l’ala nazionalista fortemente influenzata dalla Rivoluzione conservatrice.

In rapporto con Schmitt e Jünger

Esce dal partito nel luglio 1925. Un anno dopo fonda la rivista Widerstand (“Resistenza”) che attira frazioni importanti dell’antico Freikorps “Bund Oberland”. Fallisce il tentativo di usare l’Altsozialdemokratische Partei (ASP) di Sassonia, come piattaforma unificante delle forze rivoluzionarie. Questo è il suo periodo più fecondo come saggista e conferenziere. Frequenta il filosofo Alfred Baeumler ed è amico di Carl Schmitt. Collabora con i fratelli Jünger, mantiene rapporti con la sinistra del NSDAP di Gregor Strasser. Goebbels è un convinto ammiratore del suo libro ‘Decisione’. I simpatizzanti della rivista animano i circoli Widerstand” che celebrarono tre congressi dal 1930 al 1932.

L’importanza del protestantesimo

Nell’autunno del ’32 Niekisch va in URSS, partecipando ad un viaggio organizzato dalla ARPLAN (Associazione per lo studio del Piano Quinquennale sovietico). Al di là dei dati biografici, già nel 1919, quando ancora è un sostenitore della rivoluzione bolscevica, è un attento lettore di Spengler. Da lui assimilerà soprattutto la famosa opposizione fra “Kultur” e “Zivilisation”. Da un articolo di Dostoevskij che ebbe una grande influenza nella Rivoluzione conservatrice focalizza il concetto di Germania, potenza protestante contro l’universalismo prima cattolico e poi della Rivoluzione francese.

L’odio verso il mondo romano diventa un aspetto essenziale del pensiero di Niekisch. La decadenza del germanesimo risale a Carlomagno che massacra la nobiltà sassone e impone la conversione ai sopravvissuti. Il disprezzo per il cattolicesimo si univa in Niekisch all’esaltazione del protestantesimo tedesco. Vi riconosce una presa di coscienza orgogliosa dell’essere tedesco e un’attitudine aristocratica opposta agli stati d’animo delle masse cattoliche. Una posizione molto simile a quella dell’ideologo nazista Rosenberg.

Un nemico irriducibile del liberalismo

L’attitudine ostile dell’imperialismo romano verso la Germania è continuata attraverso i secoli, poiché “ebrei”, gesuiti e massoni sono da secoli coloro che hanno voluto schiavizzare ed addomesticare i barbari germanici. Tendenza che ha il suo culmine, dopo la sconfitta nella guerra mondiale, nell’ imposizione alla Germania della democrazia per distruggerla definitivamente. Convinto, con Schmitt, del primato del politico sull’ economico, in una visione dai tratti ascetici Niekisch vede come nemico irriducibile il liberalismo e l’individualismo borghese.

Sviluppa una critica non originale, ma efficace e sincera, del capitalismo come sistema il cui motore è l’utile e non il soddisfacimento dei bisogni e che genera disoccupazione. Il sistema di Weimar rappresenta l’opposto della volontà statale dei tedeschi contro cui organizzare la “Resistenza”: i nemici sono “la democrazia parlamentare e il liberalismo, il modo di vivere francese e l’americanismo”, gli obiettivi “l’indipendenza e la libertà della Germania, la più alta valorizzazione dello Stato, il recupero di tutti i tedeschi che si trovavano sorto il dominio straniero.

Contro il socialismo umanitario

Per realizzare i suoi obiettivi, sostanzialmente identici a quelli dei nazionalisti, anche se le strade e gli strumenti per conseguirli sono nuovi, Niekisch cerca le forze rivoluzionarie adeguate a partire dal movimento operaio. Niekisch è convinto che il lavoratore è solo appena diverso da un “borghese frustrato” senz’altra aspirazione che quella di conseguire un benessere economico, frutto delle scelte opportuniste e non rivoluzionarie del SPD.

Per Niekisch tutte le forme di socialismo umanitario sono “tendenze corruttrici che dissolvono la sostanza della volontà guerriera del popolo tedesco”. Influenzato molto dal “decisionismo” di Schmitt, del KPD Niekisch apprezza in modo particolare la “struttura autocratica”, la “approvazione a voce alta della dittatura”. Perciò accoglie con speranza il “Programma di Liberazione Nazionale e Sociale” del KPD dell’agosto 1930. Qui si dichiara la lotta totale all’ordine dì Versailles. Questa però si rivela ben presto solo una tattica e rompe con i comunisti poiché erano “solo socialrivoluzionari” e per di più poco rivoluzionari.

L’idea di potsdam

Il ruolo dirigente nel partito rivoluzionario avrebbe quindi dovuto essere ricoperto da un “nazionalista” di nuovo stampo, senza legami con i nostalgici dell’epoca guglielmina, ma con la caratteristica fondamentale di volersi sacrificare. Il modello al quale Niekisch guarda costantemente è la vecchia Prussia che con l’apporto di sangue slavo sia da antidoto alla Germania romanizzata. Nella “idea di Potsdam” Niekisch vede le premesse del suo nazional-bolscevismo: “Lo Stato totale, l’economia pianificata, l’alleanza con la Russia, una condizione spirituale antiromana, la difesa contro l’Occidente, l’incondizionato Stato guerriero, la povertà…”. In questa visione spartana l’economia deve essere subordinata allo Stato ed alle sue necessità.

Per qualche tempo, Niekisch ebbe fiducia in determinati settori della Reichswehr (pronunciò molte delle sue conferenze in questo ambiente militare) ma agli inizi del 1933 si allontanò dalla concezione di una “dittatura della Reichswehr” perché non gli appariva sufficientemente “pura” e “prussiana” tanto da farsi portatrice della “dittatura nazionale”. Un’altro degli aspetti chiave del pensiero di Niekisch è il primato riconosciuto alla politica estera (l’unica vera politica per Spengler) su quella interna.

I popoli proletari

Le sue concezioni al riguardo sono marcatamente influenzate da Macchiavelli (del quale Niekisch era grande ammiratore, tanto da firmare alcuni suoi articoli con lo pseudonimo di Niccolò) e dal suo amico Karl Haushofer, il padre della geopolitica. Niekisch propone un grande stato “da Vladivostok sino a Vlessingen”, cioè un blocco germano-slavo dominato dallo spirito prussiano con l’imperio dell’unico collettivismo che possa sopportare l’orgoglio umano: quello militare.

Accettando con decisione il concetto di “popoli proletari” (come avrebbero fatto i fascisti di sinistra), Niekisch punta alla distruzione dell’ordine europeo sorto da Versailles e la liquidazione della Società delle Nazioni, strumento delle potenze vincitrici. Agli inizi del suo pensiero, Niekisch sognava un “gioco in comune” della Germania con i due Paesi che avevano saputo respingere la “struttura intellettuale” occidentale: la Russia bolscevica e l’Italia fascista.

La simpatia per Stalin

Quest’ immagine era patrimonio comune di quasi tutti gli esponenti della Rivoluzione Conservatrice e del nazional-bolscevismo, a partire da Moeller van den Bruck, e lo saranno anche i più lucidi fascisti di sinistra: Ramiro Ledesma Ramos e Drieu la Rochelle. Niekisch considerava l’Ottobre russo come una rivoluzione nazionale, più che sociale. Kerenski era stato solo una testa di legno dell’ Occidente che voleva introdurre la democrazia borghese in Russia: il bolscevismo combatte gli Stati imperialisti e la borghesia russa cosmopolita. Nelle lotte dopo la morte di Lenin, le simpatie di Niekisch vanno a Stalin, atteggiamento condiviso da Ernst Jünger e dagli Strasser. Trotzskij e i suoi seguaci incarnano le forze della decomposizione nazionale.

Il Primo Piano Quinquennale per Niekisch è “Un prodigioso sforzo morale e nazionale destinato a conseguire l’autarchia”. Lo affascina l’aspetto politico-militare della pianificazione, esattamente il contrario degli intellettuali marxisti: “La violenta volontà di produzione per rendere forte e difendere lo Stato, l’imbarbarimento cosciente dell’esistenza… l’attitudine guerriera, autocratica, dell’élite dirigente che governa dittatorialmente, l’esercizio per praticare l’ascesi di un popolo…”.

Un’alleanza naturale


In questa visione l’Unione Sovietica è il compagno ideale di un’alleanza con la Germania, anche perché solo un blocco dall’Atlantico al Pacifico poteva contenere “la marea gialla”, allo stesso modo in cui solo con la collaborazione tedesca la Russia avrebbe potuto sfruttare le immense risorse della Siberia. Organizzando uno Stato assolutamente antioccidentale, la Germania non avrebbe imitato la Russia, ma avrebbe recuperato la propria specificità, alienata nel corso di tutti quegli anni di sottomissione allo straniero. Per Niekisch “una partecipazione della Germania alla crociata contro la Russia significherebbe… un suicidio”. Questo sarà il suo rimprovero più importante al nazionalsocialismo.

Niekisch era visto dai suoi contemporanei più o meno come un “nazi”. Per critici moderni come Armin Mohler “molto di quanto Niekisch aveva chiesto per anni sarà realizzato da Hitler”, e Faye segnala che la polemica contro i nazionalsocialisti, per il linguaggio che usa “lo colloca nel campo degli stessi”. Cosa fu dunque ciò che portò Niekisch a opporsi al nazionalsocialismo? Da un’ottica retrospettiva, Niekisch considera il NSDAP fino al 1923 come un “movimento nazional-rivoluzionario genuinamente tedesco”, ma dalla rifondazione del Partito, nel 1925, pronuncia un’altro giudizio, nello stesso modo in cui modificherà il suo precedente giudizio sul fascismo italiano.

Le sue critiche al nazismo

Troviamo l’essenziale delle critiche di Niekisch al nazionalsocialismo in un opuscolo del 1932, Hitler, una fatalità tedesca. Niekisch considerava “cattolico”, “romano” e “fascista” il fatto di dirigersi alle masse, un atteggiamento molto comune fra tutti gli autori della Rivoluzione conservatrice, che disprezzavano come “demagogia” qualsiasi lavoro fra le masse. Pesano anche le origini austriache e bavaresi del movimento. Niekisch diffida dai tedeschi del sud e dell’ovest, influenzati dalla romanizzazione. Rimprovera al nazionalsocialismo la sua fede nel popolo, sviluppando un “culto dello Stato”.
Per Niekisch, la disponibilità – espressa nel “Mein Kampf” – di Hitler ad un’intesa con Italia ed Inghilterra e l’ostilità verso la Russia erano gli errori fondamentali del nazionalsocialismo, poiché questo orientamento avrebbe fatto della Germania un “gendarme dell’Occidente”. Questa critica è molto più coerente delle anteriori.

Una profezia inascoltata

La denuncia, sostenuta da Niekisch, di qualsiasi crociata contro la Russia, assunse toni profetici quando evocò in un’ immagine angosciosa “le ombre del momento in cui le forze…della Germania diretta verso l’Est, sperperate, eccessivamente tese, esploderanno…Resterà un popolo esausto, senza speranza, e l’ordine di Versailles sarà più forte che mai”.

Indubbiamente Ernst Niekisch esercitò, negli anni dal 1926 al 1933, una influenza reale nella politica tedesca, mediante la diffusione e l’accettazione dei suoi scritti negli ambienti nazional-rivoluzionari che lottavano contro il sistema di Weimar. Questa influenza non deve essere valutata in termini quantitativi: l’attività di Niekisch non si orientò mai verso la conquista delle masse. La sua rivista “Widerstand” aveva una tiratura fra le 3.000 e le 4.500 copie, i circoli “Resistenza” raggruppavano circa 5.000 simpatizzanti, dei quali circa 500 erano politicamente attivi.

Il laboratorio Widerstand

Le idee trasmesse da “Widerstand” trovavano un ambiente molto ricettivo nelle Leghe paramilitari, nel Movimento Giovanile, fra le innumerevoli riviste affini ed anche in grandi raggruppamenti come il NSDAP, lo Stahlhelm, ed un certo settore di militanti del KPD (come si sa, il passaggio di militanti del KPD nel NSDAP, e viceversa, fu un fenomeno molto comune negli ultimi anni della Repubblica di Weimar, anche se gli storici moderni ammettono che vi fu una percentuale maggiore di rivoluzionari che percorsero il primo tipo di tragitto, ancor prima dell’arrivo di Hitler al potere). Il 9 marzo del 1933 Niekisch è arrestato da un gruppo di SA ed il suo domicilio perquisito. Viene posto in libertà immediatamente, ma la rivista “Entscheidung”, fondata nell’autunno del 1932, viene sospesa. “Widerstand”, al contrario, continuerà ad apparire sino al dicembre del 1934.

A Roma con Mussolini, poi la galera

Dal 1934 Niekisch viaggia per quasi tutti i paesi d’Europa. Nel 1935, nel corso di una visita a Roma, viene ricevuto da Mussolini. Non si può fare a meno di commuoversi nell’immaginare questo incontro, disteso e cordiale, fra due grandi uomini che avevano iniziato la loro carriera politica nelle file del socialismo rivoluzionario. Alla domanda di Mussolini su che cosa aveva contro Hitler, Niekisch rispose:”Faccio mie le vostre parole sui popoli proletari”. Mussolini rispose.”E’ quanto dico sempre a Hitler”. Nel marzo del 1937 Niekisch è arrestato con 70 dei suoi militanti (un gran numero di membri dei circoli “Resistenza” aveva cessato la propria attività).
Nel gennaio del 1939 è processato davanti al Tribunale Popolare, accusato di alto tradimento ed infrazione sulla legge sulla fondazione di nuovi partiti, e condannato all’ergastolo. Fu incarcerato nella prigione di Brandenburg sino al 27 aprile del 1945, giorno in cui viene liberato dalle truppe sovietiche, quasi completamente cieco e semiparalitico.

Deputato nella Germania Est

Nell’estate del 1945 entra nel KPD che, dopo la fusione nella zona sovietica con l’SPD, nel 1946 si denominerà Partito Socialista Unificato di Germania (SED) e viene eletto al Congresso Popolare come delegato della Lega Culturale. Da questo posto difende una via tedesca al socialismo. Nel 1947 viene nominato professore all’Università Humboldt di Berlino, e nel 1949 è direttore dell’ “Istituto di Ricerche sull’Imperialismo”; in quell’anno pubblica uno studio sul problema delle élites in Ortega y Gasset. Niekisch non era, ovviamente, un “collaborazionista” servile: dal 1950 si rende conto che i russi non vogliono un “via tedesca” al socialismo, ma solo avere un satellite docile (come gli americani nella Germania federale).
Coerentemente con il suo modo di essere, fa apertamente le sue critiche e lentamente cade in disgrazia; nel 1951 il suo corso è sospeso e l’Istituto chiuso.

La scomunica definitiva

Nel 1952 ha luogo la sua scomunica definitiva, effettuata dall’organo ufficiale del Comitato Centrale del SED a proposito del suo libro del 1952 “Europäische Bilanz”. Niekisch è accusato di “…giungere a erronee conclusioni pessimistiche perché, malgrado l’occasionale impiego della terminologia marxista, non impiega il metodo marxista…la sua concezione della storia è essenzialmente idealista…”. Il colpo finale è dato dagli avvenimenti del 17 giugno del 1953 a Berlino, che Niekisch considera come una legittima rivolta popolare. La conseguente repressione distrugge le sue ultime speranze nella Germania democratica e lo induce a ritirarsi dalla politica. Da questo momento Niekisch, vecchio e malato, si dedica a scrivere le sue memorie cercando di dare al suo antico atteggiamento di “Resistenza” un significato di opposizione a Hitler, nel tentativo di cancellare le orme della sua opposizione al liberalismo. Il 23 maggio del 1967, praticamente dimenticato, Niekisch moriva a Berlino.

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