20 novembre 1974: bomba a Savona uccide una pensionata - <b>FascinAzione</b>

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venerdì 20 novembre 2020

20 novembre 1974: bomba a Savona uccide una pensionata


 

Via Giacchero 20 novembre 1974, ore 17.24 

La folla gremisce il terrapieno al di là della strada. È fitta sotto gli alti pini marittimi che stendono un lieve riparo dalla pioggia insistente, guarda verso la casa semidistrutta da quest’ennesima bomba nera, sulla quale sono puntati adesso i riflettori dei vigili del fuoco. È un’enorme platea silenziosa che osserva l’ultimo misfatto dei loschi strateghi della tensione, sono centinaia e centinaia di persone che assistono all’orrido spettacolo dell’edificio sventrato, attorniato da fango e da macerie, dal quale vengono calati ad uno ad uno gli uomini, le donne, i bambini che lo abitavano. Il silenzio è quasi religioso e questa folla attenta appare come la prima reazione a questo nuovo delitto fascista perpetrato nella città più rossa della Liguria

 Siamo a cinque, in soli dodici giorni. Una ogni due Savona, una città bombardata Giampaolo De Luca 7 n. 17 - dicembre 2009 giorni. Una bomba è scoppiata questa sera alle 17.24 a Savona nella scala che porta ad un cortile del palazzo al n. 22 di via Giacchero, nel centro cittadino, distruggendo completamente quattro appartamenti e provocando il ferimento di ben 13 persone, delle quali due gravissime

Un testimone, che era appena sceso dalla sua vettura e si stavo avviando verso casa, ricorda chiaramente il momento dello scoppio “È stato un fragore enorme e sono stato scaraventato in mezzo alla strada mentre la mia utilitaria, parcheggiata dinanzi al portone, è volata letteralmente in aria e si è schiantata distrutta, dall’altra parte della strada. Per qualche attimo la strada è rimasta invasa dalla polvere, mentre oggetti di ogni genere e macerie volavano dalle finestre e dall’androne invadendo il marciapiede” 

Aldo Oneto si ritrova a terra, sotto un cumulo di macerie ed una persiana sulle spalle. Un altro testimone, Ferdinando Caporossi, che ha avuto una sorella e una cugina feriti nell’attentato, ricorda quei momenti. «“Ero appena arrivato dal magazzino di formaggi di mio fratello quando un mare di gente che correva mi ha sorpassato. Al mio arrivo ho visto tutto nel fumo, la mia casa distrutta, come si fa!... E mia sorella?”». 

Emilio Vignolo: «“Al momento dello scoppio ero fuori casa, viene giù tutto non capisco più; sono fuori di me, voglio vedere mia madre che la stanno calando con le corde, non so cosa dire, sono dei criminali”». 

La bomba è collocata su un gradino della scaletta che conduce alla porta che mette in comunicazione il portone con un piccolo cortiletto. Si tratta anche in questo caso di un grosso quantitativo di dinamite (oltre 5 chilogrammi). «Lo scoppio – infatti - si è avvertito per tutta la città ed anche a Vado Ligure e Albisola». Nel crollo del pavimento degli appartamenti del primo piano sono precipitate assieme alle macerie ben tre persone fra cui due anziani pensionati, rimasti gravemente feriti. Si tratta di Gino Dallari di 76 anni, pensionato della Banca d’Italia, e della sorella Fanny di 82 anni».

Dallo stabile, abitato da dieci famiglie, i vigili del fuoco hanno posto in salvo diversi inquilini, calati dalle finestre con funi e corde. Le bombe di Savona fino a questo momento non avevano provocato alcun morto. Muore, in seguito alle ferite riportate, la 82enne Fanny Dallari, che nella notte «[…] era stata sottoposta a duplice intervento operatorio. […] la vecchia pensionata aveva riportato la frattura del femore sinistro, lesioni costali, ferite al capo ed una grave lesione al fegato. È stata quest’ultima lesione, nonostante gli interventi e le continue trasfusioni di sangue, a provocare la morte». 

Sono le 19.45 del 20 novembre 1974. Savona piange il suo primo morto per terrorismo. Intanto la bomba di via Giacchero smuove gli apparati delle forze dell’ordine e dei nuclei antiterrorismo. Per il 21 mattina viene indetta una riunione. Il capo della polizia Zanda Loy ha presieduto stamane (21 novembre, N. d. A.) una riunione sulla grave situazione della città di Savona. Erano presenti il vicecapo della polizia, dr. Parlato, il capo di stato maggiore dell’arma dei carabinieri gen Ferrara, il dirigente dell’ispettorato per l’antiterrorismo dr. Santillo e altri ufficiali e funzionari. […] Al termine della riunione, su proposta del capo della polizia, il ministro dell’Interno ha inviato a Savona l’ispettore generale capo, dr. Mariano Perris

 Ora anche la stampa nazionale dà un forte rilievo all’attentato in via Giacchero. «Tutta la stampa nazionale si è occupata dell’attentato di ieri dandogli notevole rilievo».  Dalle colonne de l’Unità, dell’Avanti, de Il Popolo si parla degli attentati di Savona, mettendone in evidenza la matrice fascista. L’Avanti scrive che «è sempre in atto una strategia del terrore cresciuta sul ceppo della strategia della tensione, che si accoppia alle cospirazioni ed ai tentativi di colpo di mano eversivi». l’Unità si rivolge agli organi inquirenti: «appare inconcepibile che in dieci giorni non solo non si è riusciti a spezzare la spirale ma non si è stati in grado di effettuare un solo arresto, di individuare una pista valida. Inefficienza? Lassismo? Se non altro è indubbio che si sono lasciate sedimentare a lungo situazioni inammissibili per cui vi sono persone e gruppi che hanno potuto impunemente e possono tuttora impunemente accumulare dinamite e tritolo, progettare imprese sanguinarie, mandarle ad effetto». 

 Sul versante cittadino, Savona e provincia, su invito delle federazioni regionale e nazionale di Cgil Savona, una città bombardata Giampaolo De Luca Quaderni Savonesi 8 Cisl e Uil, si fermano per tre ore in tutti gli ambienti di lavoro: fabbriche, scuole, uffici pubblici, trasporti. Le segreterie regionali della Federazione unitaria CGIL CISL e UIL affermano che «l’azione terroristica dei gruppi fascisti, degli esecutori come dei mandanti, è volta alla provocazione ed alla intimidazione nell’intento di gettare il Paese nel caos, per bloccare le conquiste dei lavoratori, per minare alla radice le istituzioni democratiche e repubblicane nate dalla Resistenza». 

L’adesione allo sciopero è vasta: si fermano infatti le industrie, il porto, il commercio e le scuole. In provincia si trovano altri esempi di iniziativa antifascista. A Vado Ligure, la giunta comunale e il consiglio si riuniscono la sera stessa dell’attentato in via Giacchero a Savona e costituiscono un Comitato Unitario Antifascista, del quale fanno parte tutti i rappresentanti delle forze politiche democratiche e i vari organismi di quartiere, di fabbrica, scuole e società di mutuo soccorso, Arci, Anpi, Fvl. Il sindaco di Vado Moracchioli dice che «“Il Comitato ha deciso di organizzare una rete di sorveglianza che va dalle fabbriche alle scuole e a tutti i centri della vita cittadina onde non dover prestare il fianco alla provocazione degli sciacalli telefonici. Per fare un esempio, le scuole saranno sorvegliate tutta la giornata. Al mattino prima di entrare in classe appartenenti a tale comitato eseguiranno una ricognizione all’interno degli istituti onde verificare che non vi si trovino ordigni o altre cose del genere. […] nel pomeriggio poi vi sarà un altro turno di sorveglianza dalle 14 alle 20 e così via. Sta ben inteso, non è uno dei famigerati comitati di unità o difesa civile della ‘rumorosa maggioranza silenziosa’, ma una unità di antifascisti e democratici che credono ancora nei valori della Resistenza e della Repubblica” »

 Altre iniziative nascono nel frattempo. Le presidenze e le segreterie delle Anpi provinciali di Genova, Imperia, La Spezia e Savona si riuniscono in assemblea per prendere decisioni riguardo la situazione che si è determinata nella città di Savona. «[…] hanno assunto iniziative riguardanti l’opera di vigilanza e di impegno democratico, iniziative che dovranno svilupparsi anche attraverso la mobilitazione dei comitati unitari antifascisti». 

Il 22 novembre è il giorno della grande manifestazione antifascista a Savona. Trentamila persone di Savona e provincia, di Genova, La Spezia e Imperia giungono in città «venuti per esprimere la volontà di tutta la popolazione operaia della Liguria di respingere con serena fermezza e con precisa consapevolezza il terrorismo fascista». 71 Il corteo sfila per le vie del centro per due ore. In piazza Saffi l’oratore ufficiale è Luigi Macario, rappresentante della confederazione unitaria sindacale, che si rivolge alla folla con queste parole noi chiediamo che si svolgano “a fondo” le indagini; noi diciamo a Coco e a chi per esso che Rauti e tutti gli altri fascisti li vogliamo in galera, non in libertà! […] si illuda pure di rompere la nostra unità chi manovra per scioglierla, il fascismo non passerà: ieri come oggi sarà la Resistenza a fermarli 

Nei dintorni della piazza e del corteo, polizia e carabinieri, in borghese e divisa perquisiscono le borse di chiunque transita, macchine, bidoni della spazzatura, portoni. Molte perquisizioni vengono fatte dagli stessi membri del servizio d’ordine dell’Italsider. La fabbrica metallurgica infatti ha un proprio servizio d’ordine, che controlla persone e cose, a detta degli intervistati senza particolari reazioni negative da parte della popolazione, e si distinguono per la fascetta stretta al braccio con la scritta FLM Italsider.

 Il corteo, lungo tre chilometri, percorre via Boselli, piazza Mameli, via Paleocapa, la Torretta, il porto, via Mazzini, via Giacchero e il prolungamento. Canta L’internazionale, Fischia il vento e Bella ciao. I manifestanti intonano slogan del tipo “No al fascismo, i lavoratori, gli antifascisti non si piegano alla paura ed alla provocazione”. Presenti nel corteo vi sono i rappresentanti di tutti i partiti: il senatore Urbani del Pci, Carega del Psi, Valle della Dc; sono presenti anche i sindacalisti e gli operai delle più grandi fabbriche liguri: dalla Fiat di Vado ai portuali di Genova. Dopo il corteo i manifestanti si sono diretti davanti al portone 22 di via Giacchero, che era stato teatro dell’ultimo attentato. Un giovane operaio attacca al portone un cartello “Vili e neri sono i bombardieri”. Un dato molto importante per comprendere la portata dell’evento savonese è la solidarietà di molte città liguri, che oltre ad aver partecipato alla manifestazione del 22 novembre, prendono ad esempio le iniziative della cittadinanza di Savona e le mettono in pratica. In altre città della provincia di Savona si effettuano scioperi e manifestazioni. «[…] nelle città di Albenga ed Alassio l’astensione dal lavoro è stata quasi totale. Ad Albenga un imponente corteo per partecipazione di folla ha sfilato nelle vie principali e si è concluso con un discorso del sindaco Isoleri». 

Nasce così una rete autonoma di organizzazione cittadina, tale da svolgere iniziative (dallo sciopero sino alla vigilanza) in modo indipendente. Il movimento collettivo è sperimentato in questa occasione con un enorme successo, sia per la partecipazione che per la legalità entro la quale si muove. Ma il clima è comunque teso. Il 22 mattina arriva a Savona il questore Perris, ispettore generale del Ministero degli Interni, «il cui compito è espressamente quello di coordinare l’attività degli inquirenti. […] Un primo risultato si è avuto con l’intensificazione dei posti di blocco e delle perquisizioni, che sono state fatte praticamente porta a porta». La situazione che si viene a creare in città negli ultimi giorni di novembre è da stato di guerra. Il controllo diviene l’ossessione della cittadinanza e delle forze dell’ordine. Ogni auto proveniente da fuori provincia viene bloccata e perquisita attentamente anche nel vano motore, i passeggeri che arrivano sui treni sono tenuti d’occhio da agenti in borghese e tanti sono fermati e controllati. Anche i pedoni vengono fermati, specie se portano pacchi o involucri, identificati e controllati persino nei borselli per non lasciare che sfugga nulla

 Le strade sono pattugliate dai carabineri e dalle forze di polizia, giorno e notte si controllano portoni, scale di edifici, e tutto ciò che può essere sospetto. Il comune inoltre toglie l’austerity alla illuminazione stradale per poter illuminare il più possibile le strade. Ma la situazione descritta dai giornali fa capire che la cittadinanza ha un certo timore ad uscire di casa. «Pochissima la gente per la strada, rada la circolazione, ogni cinquanta metri pattuglie di carabinieri, armati, in perlustrazione». La tensione aumenta anche in seguito ad ulteriori episodi di sciacallaggio che si verificano spesso nei giorni di novembre. Il 22, la sede della Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici) di Savona riceve una telefonata in cui si minaccia lo scoppio del palazzo sede dei sindacati; «un giornale cittadino ha poi ricevuto una lettera anonima fatta con i soliti pezzi di giornale dove si denunciavano presenze di terroristi nell’entroterra di Savona, mentre le telefonate minaccianti bombe si sono incrociate un po’ in ogni dove». 

Le telefonate intimidatorie non riguardano solo Savona: si estendono, ed interessano quasi tutto il territorio ligure. «Da qualche tempo le lezioni presso i vari istituti scolastici di Sanremo, sono turbate da telefonate anonime che annunciano ai direttori che nei locali degli istituti sono state piazzate delle bombe». Sicuramente la maggior parte di questi gesti ripetuti continuamente durante il mese di novembre sono stati compiuti da individui non legati agli attentati, ma presumibilmente da semplici approfittatori della situazione, «sciacalli» come li definisce la stampa. Il 23 novembre viene definito il coordinamento generale delle attività antifasciste in provincia in un incontro che si svolge tra «i Comitati antifascisti di base, i Comitati di fabbrica e di quartiere […] il presidente della Camera on Pertini, tutti i segretari dei partiti dell’arco costituzionale, i dirigenti sindacali, il sindaco di Savona Zanelli, il vicesindaco Rebuffello, il presidente della Provincia Siccardi, il compagno Urbani, il compagno on. Noberasco, il segretario regionale del PCI Carossino». Il giorno seguente si celebrano i funerali di Fanny Dallari.

Dal numero speciale dei Quaderni Savonesi, Organo dell'Istituto di Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea di Savona, pubblicato in occasione nel dicembre 2009, in occasione del 35esimo anniversario delle Bombe di Savona, un mistero minore della strategia del terrore. Qui il volume integrale


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