Fu Izzo il primo ad accusare Digilio per piazza Fontana - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 15 ottobre 2020

Fu Izzo il primo ad accusare Digilio per piazza Fontana

 
Continua la discussione social sui retroscena della deposizione del ministro Taviani in Commissione Stragi. Le tesi del capo di Gladio rompono con le conclusioni giudiziarie e la vulgata giornalistica affermando il ruolo diretto di servitori dello Stato nella strage e la sua involontarietà. 

In questi giorni, come già detto, sto lavorando su numerosi documenti giudiziari resimi disponibili da Nicola Rao dopo le polemiche sull'identità politica di Angelo Izzo. I primi interrogatori di "Angioletto" con il pm Vigna dimostrano in tutta evidenza che il "mostro del Circeo" aveva raggiunto un altissimo grado di internità alla cerchia più interna della fascisteria prigioniera. Non solo i leader dell'ultima generazione, da Izzo a Calore, ma anche quella precedente: da Concutelli a Freda. Uno dei primi verbali, quello del 18 gennaio 1984, parte proprio da rivelazioni che avranno conferme clamorose e che diventeranno l'imbastitura dell'ultima inchiesta su piazza Fontana. 

Molti mesi prima dell'assunzione di responsabilità sulla strage di Peteano e l'avvio dell'anomala collaborazione giudiziaria di Vincenzo Vinciguerra, che enfatizzerà il ruolo della "cellula veneziana" nell'organizzazione e nell'esecuzione della strage di Milano, Angelo Izzo indica in tale "Zio Otto" (in seguito identificato in Carlo Digilio) il fornitore dell'esplosivo usato tanto per la campagna di agosto sui treni quanto il 12 dicembre. Il "pentito" attribuisce a Freda questa e altre rivelazioni che troveranno riscontro giudiziario: ad esempio il ruolo centrale di Carlo Maria Maggi, all'epoca figura marginale nell'ambiente penitenziario, nel gruppo veneto stragista.

Altre affermazioni di "Angioletto" in questo verbale non sono originali ma contribuiscono a definire uno scenario abbastanza preciso e organico che non era possibile costruire sulla base di ordinarie letture e occasionali orecchiamenti: 

  1. i rapporti del gruppo veneto con i fratelli De Felice, definiti "pezzi grossi" del complesso stragista e golpista. A tal proposito è il caso di ricordare che le verbalizzazioni giudiziarie non sono filologicamente attendibili per il loro carattere sintetico. L'espressione "popolana" attribuita a Izzo è del tutto impossibile che sia stata usata da Freda;
  2. i rapporti del gruppo veneto con ambienti militari veronesi;
  3. la responsabilità per le bombe del 12 dicembre di Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale (a Roma) ma anche di settori missini.

Certo, come vedremo nei prossimi giorni, non mancano anche errori, notizie non vere, approssimazioni, ma nella prima fase del pentimento Izzo non piazza solo merce avariata (1 - continua)

Il verbale di Izzo


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