Un Antifa al 100% sospettato per l'omicidio di Portland - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 2 settembre 2020

Un Antifa al 100% sospettato per l'omicidio di Portland


Michael Forest Reinoehl ha 48 anni, sui social si dichiara «100% Antifa» (che negli Usa non vuol dire solo antifascista, ma indica un movimento di sinistra che combatte anche con la violenza), e in questi mesi ha partecipato a diverse proteste di Black Lives Matter. Nell’ultima a Portland ci aveva portato anche la figlia adolescente: venerdì sera erano passati insieme anche davanti a casa del sindaco democratico Ted Wheelers. Ora il 48enne è accusato di aver ucciso a colpi di pistola un manifestante dei Patriot Prayer, gli estremisti di destra pro-Trump che in Oregon avevano «affrontato» la piazza antirazzista a bordo dei loro pick-up sparando proiettili di vernice e spray al peperoncino. Sarebbe lui l’uomo che in un video circolato sul web spara al petto del manifestante trumpiano Aaron «Jay» Danielson, che per strada gli aveva spruzzato del gas urticante.

Così il Corriere della Sera ieri parlava dell' "accusato" per l'omicidio di Portland. Ma al momento, precisa un video con grafiche del Wall Street Journal, Reinoehl è soltanto "persona di interesse", il termine legale usato negli Stati Uniti quando si identifica qualcuno coinvolto in un'indagine penale che non è stato arrestato o formalmente accusato di un crimine. Poiché è invalso un uso eufemistico del termine per indicare un "sospettato", il WSJ - molto più attento al rispetto delle forme e delle regole deontologiche - precisa nella schermata seguente che la Polizia ha dichiarato di non aver effettuato arresti né di avere sospetti. La polizia è arrivata sulla scena del crimine in un minuto e ha aperto un'indagine per omicidio. 

La carovana di supporter di Trump ha immediatamente abbandonato dopo gli spari la zona del centro. Gli amici hanno definito Danielson un "patriota che amava l'America" ma il leader dei Patriot Prayer ha confermato i legami tra la vittima e il suo gruppo attivistico anti-BLM.
Ad ogni modo, a prescindere dalla questione "linguistica", il Corriere offre un ritratto a tinte fosche della "persona d'interesse".
La sorella 36enne ha raccontato che il 48enne, già separato dalla moglie, si era allontanato dalla famiglia di origine - con cui dava spesso in escandescenze - da almeno 3 anni. Lo ha descritto come uomo «molto impulsivo e irrazionale, uno che “abbaiava” molto e “mordeva” poco». Avrebbe rubato i medicinali alla madre e pare fosse pieno di debiti.
Il 5 luglio perché durante una delle manifestazioni di Black Lives Matter era stato fermato con una pistola carica per strada, tentando di resistere all’arresto. Non ha scontato nessuna pena, perché il 30 luglio le accuse sono cadute ma non è chiaro il motivo.


 
Michael Forest Reinoehl, che si dichiara ex snowboarder di professione, ha due figli. Con il ragazzo, 17enne, è stato fermato una notte di giugno mentre gareggiavano in velocità su due auto diverse, a 180 km all’ora, in autostrada. Ma non si era presentato davanti alla corte. Un’altra volta è stato fermato alla guida di una Cadillac con la figlia di 11 anni: nell’auto aveva marijuana, pillole e una Glock carica per la quale non aveva una licenza. 
Un mese fa a Portland si era fatto intervistare da Bloomberg, raccontando davanti alla telecamere di essere stato ferito dagli agenti durante una protesta (qui, in una foto su Instagram, mostra le ferite).


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