Mauro De Mauro: da giovane fascista duro e puro a icona dell'Antimafia - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 16 settembre 2020

Mauro De Mauro: da giovane fascista duro e puro a icona dell'Antimafia


Cinquant'anni fa Cosa Nostra rapiva e uccideva il cronista antimafia dell'Ora, Mauro De Mauro. Il cadavere non è mai stato ritrovato. La pista più accreditata per il suo omicidio è il lavoro che stava svolgendo sul caso Mattei, la morte del presidente Eni. Ma anche se è diventato un'icona antimafiosa, non è stato possibile occultare la sua appassionata militanza giovanile fascista.

  Figlio di un chimico e di un'insegnante di matematica, Mauro De Mauro era un giovane appassionato fascista. A 19 anni, allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò volontario. Militò nella Xª MAS di Junio Valerio Borghese; dopo l'8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Restò legato al principe anche dopo la guerra e in suo onore chiamò la seconda figlia Junia.

Nel 1943-1944, nella Roma occupata dai tedeschi, fu vice questore di Pubblica Sicurezza, ad appena 22 anni, sotto il questore Pietro Caruso. Informatore del capitano Erich Priebke e del colonnello Herbert Kappler, collaborò con la Banda Koch, un reparto speciale del Ministero dell'Interno della Repubblica Sociale Italiana. Alla fine della guerra fu sul fronte di Trieste a contrastare il IX Corpus sloveno, di nuovo con Borghese, come corrispondente di guerra della Decima, con il grado di sottotenente.

Un suo fratello aviatore morì in guerra, in un incidente aereo occorsogli presso Novara (altre fonti dicono Verona), nel 1944. De Mauro in seguito ad un incidente stradale, mentre guidava una motocicletta, riportò lesioni con esiti permanenti in termini di menomazioni fisiche (aveva il naso ricucito ed era claudicante). Sull'origine di queste menomazioni fisiche circolarono però anche altre versioni: secondo alcune sarebbero state causate da un violento pestaggio subito da un gruppo di partigiani, secondo altre a malmenarlo sarebbero stati alcuni commilitoni fascisti a causa di un presunto tradimento.

Nell'estate del 1945 fu arrestato a Milano dagli Alleati e rinchiuso prima a Ghedi poi nel Campo di concentramento di Coltano, dal quale riuscì a fuggire a settembre; secondo alcune fonti poté evadere approfittando di un momento di confusione generato dalle visite dei parenti dei detenuti, mentre altre glissano sul dettaglio parlando però di "discutibile astuzia".

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