Lupini lancia l'allarme: non toccate Acca Larentia - <b>FascinAzione</b>

Non perdere

Spazio pubblicitario

Spazio pubblicitario

mercoledì 23 settembre 2020

Lupini lancia l'allarme: non toccate Acca Larentia

La Presidente del VII municipio a Roma vorrebbe sgomberare la sede di via Acca Larentia là dove vennero assassinati tre ragazzi di 19 anni che ancor oggi senza colpevoli e senza giustizia.... in nome dell' antifascismo decantato dall Anpi, un'associazione che predica odio e veleni...

NON TOCCATE ACCA LARENTIA... LA STORIA E LA MEMORIA NON VE LO PERMETTE...... se vuole Lozzi ne possiamo parlare e le racconterò di vite spezzate e dell'odore del sangue.


A lanciare l'allarme è Maurizio Lupini, uno dei tre attivisti del Fronte della gioventù scampato all'assalto dei Nuclei armati per il contropotere territoriale, il pomeriggio del 7 gennaio di quarant'anni fa.

Notevole, ma che ne parliamo a fare, l'immediato supporto offerto da la Repubblica all'iniziativa antifascista della Municipalità.
In home page spicca, in posizione ben visibile, un lungo servizio sul malcontento dei residenti, tra Acca Larentia e via Evandro, che sì, alla fine, possono anche tollerare il saluto romano in occasione della commemorazione dei defunti, ma quella enorme croce celtica che si vede benissimo nelle foto dal cielo, no, quella deturpa il paesaggio urbano:


C'è una cartolina di Roma che possono vedere tutti. Anche dallo schermo di un computer. Un'immagine che fa a pugni con l'idea di una città resistente e antifascista. Eppure quella croce celtica che occupa un intero spiazzo, visibile dal satellite, puntando la mappa su via Acca Larentia è lì da anni. Fa da quinta ai condomini che si affacciano su quel rettangolo. Urta i residenti, provoca mugugni ma nessuno intervento. A palleggiarsi l'onere di intervenire vari uffici capitolini. Alle prese con comprensibili ritrosie. Perché Acca Larenzia 20, angolo via Evandro, nel quartiere Appio Tuscolano, non è un posto qualunque. Lì c'è l'ex sezione del Movimento Sociale Italiano dove, il 7 gennaio 1978, furono uccisi due giovani attivisti del Fronte della Gioventù e, qualche ora dopo, un altro attivista di Destra sociale. 

Quella via, passata alla cronaca per la strage che porta il suo nome, si riempie di braccia tese e saluti fascisti una volta l'anno per ricordare appunto i camerati Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Un luogo simbolo che i neofascisti hanno eletto a luogo identitario, infischiandosene del decoro urbano e dei divieti di apologia del fascismo.  LEGGI TUTTO

Nessun commento:

Posta un commento

Banner pubblcitario 700