9 settembre 1980/2: l'omicidio Mangiameli. Il caso Spiazzi e le accuse di Tp - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 9 settembre 2020

9 settembre 1980/2: l'omicidio Mangiameli. Il caso Spiazzi e le accuse di Tp


L’uccisione di Mangiameli, unita alle modalità con cui è avvenuta (il sequestro, lo spostamento in zona nascosta, l’occultamento del cadavere e la mancata rivendicazione), porterà immediatamente gli ambienti di Tp a lanciare una serie di accuse, più o meno velate, a Fioravanti e al suo gruppo di connivenza con apparati dello Stato, di killeraggi per conto terzi e, soprattutto, di essere inseriti nello stesso contesto politico-criminale che ha provocato la strage di Bologna. E porterà alcuni magistrati (suffragati da dichiarazioni di alcuni pentiti, peraltro, come nel caso di Cristiano, successivamente ritrattate) a fare ipotesi molto inquietanti su questo omicidio.
Mangiameli, secondo questa versione, fu ucciso perché sapeva qualcosa che non avrebbe dovuto sapere.
Allora, siccome era palermitano, alcune toghe siciliane ipotizzarono che in realtà Mangiameli aveva fatto da basista per Fioravanti e Cavallini, che erano in realtà i veri killer del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, ucciso, come abbiamo visto, il 6 gennaio 1980. E che sarebbe stato fatto fuori perché era un testimone scomodo. Altra ipotesi, avanzata dai magistrati di Bologna, è che in realtà i Nar erano responsabili della strage alla stazione e hanno deciso di eliminare Ciccio per il timore che potesse raccontarlo in giro.
Questa seconda ipotesi (assolutamente archiviata, così come quella per l’omicidio Mattarella, per il quale molti anni dopo verranno individuati gli assassini in un gruppo di fuoco di Cosa Nostra) nasce anche da un paio di volantini scritti e distribuiti a Palermo dagli amici di Mangiameli.
Nel primo, diffuso il 15 settembre, si scrive:
L’ignobile strage di Bologna, che tanto da vicino ricorda quella di Abadan ad opera della Savak [la polizia segreta dello scià di Persia, N.d.A.] o quelle di piazza Fontana, di Brescia, di Peteano e del treno Italicus, ha forse fatto la sua ottantacinquesima vittima? [Al momento le vittime della bomba alla stazione erano ottantaquattro, N.d.A.]. Hanno ucciso Francesco perché ha avuto, come sempre, il coraggio di dire no ad ogni losco affare...
Amos Spiazzi, uomo dei servizi segreti, ex imputato in quel processo della Rosa dei Venti in cui aleggiava l’ombra di Andreotti, in una puerile e provocatoria intervista al settimanale L’Espresso allude a un certo Ciccio, coinvolto, a suo dire, in faccende relative ai Nar.  forse l’ultimo avviso, lasciato in chiave come sempre. Adesso, quasi per caso, affiora a Tor de’ Cenci la prova del macabro e orrendo finale... Certo è che l’obiettivo di chi ha causato la strage era il movimento rivoluzionario e segnatamente Terza Posizione. E chi poteva sapere, prima e con certezza, in che direzione si sarebbero cercati i colpevoli? comunque fuori da ogni dubbio che la barbara eliminazione di Francesco Mangiameli è da inquadrare all’interno della più infida delle trame che avviluppano l’Italia: quella di Stato. Gli assassini che hanno colpito Francesco e che hanno cercato di farne scomparire il cadavere, sono stati certo mossi dalla volontà di trascinare ad ogni costo Terza Posizione nell’inchiesta sulla strage. 



L’intervista al colonnello Spiazzi alla quale fa riferimento questo volantino, realizzata il 5 agosto, era comparsa sul numero dell’Espresso del 18 agosto 1980. Spiazzi rivela al settimanale informazioni acquisite a Roma prima della strage, esattamente in alcuni colloqui con neofascisti della Capitale il 15 luglio.
In realtà l’ufficiale avrebbe avuto una richiesta di aiuto da agenti del Sisde, ai quali era arrivata voce di un imminente attentato dei Nar contro un picchetto militare in una cerimonia pubblica. Spiazzi si precipita a Roma e parla a lungo con due estremisti neri che gli dicono di chiamarsi Roberto Fiore e Walter Spedicato: proprio i nomi di due dei leader di Tp. Da queste informazioni (sempre secondo Spiazzi che le riporta venti giorni dopo all’E-spresso) risulterebbe che un certo Ciccio sarebbe il vero capo dei Nar, per conto nientemeno che della «primula nera» Stefano Delle Chiaie. Spiazzi rilascia l’intervista tre giorni dopo la strage: il 5 agosto. E L’Espresso la pubblica il 18.
Eccone degli stralci:
«A Roma i Nar sono divisi in quattro gruppi distinti, in gran disaccordo tra loro. C’è un certo Ciccio che cerca di metterli d’accordo. Anche il famoso Delle Chiaie è venuto più volte in Italia per tentare l’unione...» Secondo Spiazzi il vecchio mondo neofascista, «quello per così dire evoliano-nicciano [...] s’è chiuso nel ’76, all’epoca dei due processi contro Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale [...] Dopo sono successe un sacco di cose. A parte i Nar, che in comune tra loro hanno solo la volontà di fare qualcosa a qualunque costo, diventando così terreno ideale per qualunque provocatore, oggi il grosso del filone si camuffa equivocamente con panni di sinistra».
Dopo aver citato, come esempi di gruppi e pubblicazioni che seguono la linea «nazimao» indicata da Freda nella Disintegrazione del sistema, movimenti come il Partito Nazionale del Lavoro di Perugia e l’Unione Socialista Nazionale di Bologna e giornali come Volontà e Primalinea, Spiazzi dice:
«Nell’arcipelago della destra non manca neppure il Movimento Rivoluzionario Popolare, che copia la sigla Mrp da un altro spezzone armato di sinistra: il Mpro [Movimento Proletario di Resistenza Offensiva, N.d.A.]. Insomma, un’altra conferma della volontà di giocare alle Brigate Rosse. [...] Senza dimenticare Lotta di Popolo, che credo esista ancora, è interessante notare che tutti questi gruppi stanno cercando di confluire in Terza Posizione, che ha già pubblicato due o tre numeri dell’omonimo giornale. [...] Più che di fioritura di gruppi di estrema destra, parlerei di un loro riciclaggio, di un loro rinascere, adeguati ai tempi nuovi».
Spiazzi mette insieme, non sappiamo se consapevolmente o meno, informazioni esatte, altre parzialmente vere e altre ancora palesemente infondate. Partiamo dai rapporti tra Delle Chiaie e i Nar. Che, come già detto, sono inesistenti. Ma, secondo una certa teoria interna all’estrema destra, come abbiamo visto, Delle Chiaie avrebbe tentato di gestire lo spontaneismo «infiltrando» suoi uomini come Peppe Dimitri e Mimmo Magnetta.
Quindi Spiazzi potrebbe aver parlato con chi, nell’ambiente, aveva una visione simile delle cose. Quanto al fatto che i Nar siano divisi in quattro gruppi autonomi tra loro che hanno l’unico obiettivo di fare azioni armate, qui si mescolano verità e falsità. Non c’è dubbio che sulla piazza romana la sigla Nar sia stata usata da formazioni diverse: quella originaria e originale di Valerio Fioravanti, ma anche il gruppo che ha rivendicato l’uccisione dell’autonomo Verbano. Ed è stata utilizzata anche dai superstiti del Fuan, guidati da Luigi Aronica, che nel marzo precedente hanno rivendicato la rapina all’armeria per commemorare Franco Anselmi. Sempre a nome dei Nar verrà rivendicata l’uccisione del tipografo del Messaggero Maurizio Di Leo, scambiato per il giornalista Michele Concina, a un mese dalla strage. Per non parlare, poi, degli ex militanti di Costruiamo l’Azione, gravitanti comunque nell’area Nar. Insomma, l’informazione di Spiazzi non è così lontana dal vero.
Quanto al fatto che un certo Ciccio stia tentando di unificare l’ambiente...
Ammettiamo che Ciccio sia davvero Mangiameli. Chi può escludere, per esempio, che lo stesso Mangiameli o qualche elemento di Tp non abbiamo pensato o immaginato di poter gestire politicamente i Nar di Fioravanti, con i quali stavano preparando l’evasione di Concutelli? Mangiameli potrebbe aver pensato: io sono un politico e loro no, io ho decenni di esperienza politica, anche per motivi anagrafici, e loro no. Se liberiamo Pierluigi, con il quale sono molto amico, io e lui potremmo costituire un asse politico-militare che costituirà inevitabilmente la punta di lancia del terrorismo nero in Italia. Le intendenze seguiranno...
Ma in via Lanza, sede centrale del Sisde, arriverà un appunto sull’informativa di Spiazzi che è piuttosto diverso nei contenuti, rispetto all’intervista. Spiazzi ha fatto rapporto al suo contatto nel servizio, il quale lo ha girato al capocentro di Bolzano Luciano Salerno, che a sua volta, il 28 agosto, manda alla direzione del servizio il seguente rapporto:
Stefano Delle Chiaie, il quale aveva stabili rapporti di lavoro con i servizi informativi di Spagna, Argentina, Cile e Portogallo, aveva concorso alla nascita dello spontaneismo armato e in particolare dei Nar, le cui azioni stavano diventando sempre più caotiche e difficilmente controllabili.
A tal fine il Delle Chiaie si stava da ultimo avvalendo della collaborazione di un certo Ciccio, di cui veniva fornita una sufficiente e chiara descrizione fisica e politica. Detto Ciccio disponeva di ingenti mezzi finanziari, inviatigli da Delle Chiaie, al fine di «coordinare l’attività terroristica dei quattro gruppi Nar, che al momento agiscono e operano autonomamente in Roma, con iniziative individuali, spesso in contrasto tra loro».
La fonte [Spiazzi, N.d.A.] il 17 luglio 1980 si era incontrato a Roma con il Ciccio, tramite i buoni uffici della Racaniello Giuliana e, in esito al colloquio, aveva appreso che [...] Ciccio era stato incaricato da Delle Chiaie di coordinare l’attività militare dello spontaneismo armato praticato dai Nar e di «reperire armi» (ed esplosivo) ad ogni costo, acquistandone (senza limiti di prezzo ) ovvero procurandole in altro modo (rapine, furti ecc.).
Successivamente Spiazzi negherà di aver mai parlato con Ciccio, spiegando di aver detto il contrario solo per rafforzare il contenuto della sua informativa.
Ma a parte questo, mentre nell’intervista l’impalcatura generale tiene, nell’appunto si sgretola. Forse il passaparola tra i vari contatti e capicentro ha fatto sì che le originali informazioni di Spiazzi siano state travisate o fraintese. In ogni caso, mentre nell’intervista non si parla di alcun rapporto tra Delle Chiaie e Ciccio, nell’appunto si dice chiaramente che Ciccio è un uomo di Delle Chiaie, dal quale ha avuto l’ordine di controllare e coordinare i Nar. Falso clamoroso, visto che i due non si sono mai visti, né conosciuti. 


A questo punto gli interrogativi sono tanti. Spiazzi parla davvero con Fiore e Spedicato? I due hanno sempre negato di averlo conosciuto. Oppure parla con altre persone che vuole coprire? Incontra o no Ciccio? (Se fosse Mangiameli, bisogna tenere presente che sua moglie, sotto interrogatorio, ha riferito che suo marito tra il 15 e il 20 luglio andò davvero a Roma.) In ogni caso, è possibile pensare che un qualsiasi militante dell’estrema destra romana di quel periodo possa aver riferito a Spiazzi queste informazioni? Altra ipotesi è che Spiazzi in realtà abbia parlato con «sedicenti» fascisti, che per farsi belli abbiano inventato di sana pianta questa storiella di Delle Chiaie e Ciccio capi dei Nar, per nascondere il fatto che non sapessero nulla di nulla. Ciccio, peraltro, a Roma è un appellativo diffusissimo, sia per indicare una persona un po’ in carne sia come diminutivo del nome Francesco. Oppure Spiazzi volutamente coinvolge Mangiameli in questo gioco al massacro, magari per vedere l’effetto che fa? In ogni caso, un effetto l’intervista di Spiazzi lo produce eccome.
Sentiamo cosa dirà la moglie di Mangiameli, Sara Amico, ai magistrati romani nell’interrogatorio del 16 settembre 1980, a una settimana dalla morte del «professore»:
[...] mio marito era comunemente soprannominato Ciccio. Ricordo, con sicurezza, che mio marito si identificò nel Ciccio di cui all’intervista sull’Espresso dell’agosto 1980 ad Amos Spiazzi. Ricordo, anzi, che avemmo una discussione quando leggemmo sul giornale il testo dell’intervista perché io mi preoccupai e dissi a mio marito: «Vedi a che ti porta l’attività politica?» Mio marito, dopo la lettura dell’intervista, aveva detto: «Questi mi vogliono incastrare...» Di un fatto, però, sono certa: che Francesco si identificò nel Ciccio dell’intervista e che la sua prima reazione alla lettura fu di risentimento nei confronti di Amos Spiazzi.
Ma il ricordo di uno dei più cari amici di Mangiameli è molto diverso. Ecco cosa mi ha rivelato Enrico Tomaselli:
L’ultima volta che vidi Ciccio fu proprio il giorno in cui uscì sull’E-spresso l’intervista a Spiazzi. Mi venne a trovare al lavoro, a Palermo. E io gli dissi: «Hai visto l’intervista?» «Sì», mi rispose.
Io aggiunsi: «Quel Ciccio sei proprio tu, ce l’hanno chiaramente con te». Ma lui minimizzò, mi disse: «Ma no, è una stronzata dai...» Io invece ne ero certo e replicai: «Guarda che è evidente che si riferiscono a te...»
Questa è l’idea che Tomaselli si è fatto, dopo tanti anni, su quell’articolo:
Secondo me le ipotesi sono tre. La prima: i servizi brancolano nel buio per la strage di Bologna e provano a gettare il sasso nello stagno del neofascismo per vedere cosa produce.
La seconda: è un tentativo di incastrare Ciccio, anche se, se si vuole incastrare qualcuno, non lo si mette sul chi va là con un’intervista a un giornale...
Terza ipotesi, secondo me più probabile: i servizi militari, di cui Spiazzi ha sempre fatto parte, avevano saputo qualcosa delle attività di Ciccio e volevano mandargli un avvertimento per bloccarlo. Può anche essere che fossero al corrente proprio della liberazione di Concutelli, intorno alla quale magari si temeva che si saldassero tutti i gruppi della destra radicale, o magari di qualcos’altro.
Gli chiedo se a lui risulta che Mangiameli, oltre all’operazione Concutelli, stesse lavorando ad altre azioni.
Assolutamente no, ma a me Ciccio non aveva nemmeno mai parlato della liberazione di Concutelli. Né, quando ci incontravamo, mi ha mai accennato a dei giovani venuti da Roma a trovarlo. Aveva delle vite «separate», e in un certo senso era un po’ schizofrenico. Con me era di un abbottonato assoluto, mentre su altre cose aveva comportamenti troppo leggeri. Come la sua reazione all’intervista di Spiazzi. Se fosse capitato a me, mi sarei spaventato a morte, mi sarei chiuso in casa per due mesi sospendendo qualunque cosa. Lui invece, l’ho ricostruito dopo, continuò a fare le sue cose come niente fosse.
Tomaselli non pensa che ci sia un qualche nesso tra l’intervista di Spiazzi e la morte di Mangiameli, né che quell’intervista possa aver accelerato i tempi della sua uccisione: "A distanza di tanti anni, ora che i sentimenti e gli stati d’animo sono meno «di pancia», penso che le motivazioni, per quanto aberranti, della sua uccisione, siano effettivamente quelle sempre dichiarate da Fioravanti e dalla Mambro e che non ci siano verità «occulte» o «segrete» dietro quel delitto".
Ma ormai tra i dirigenti di Tp e i Nar è guerra aperta. 

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