Tonietto: il golpe Borghese? In realtà è riuscito - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 26 agosto 2020

Tonietto: il golpe Borghese? In realtà è riuscito

 Il n.27 della rivista digitale Diacronie. Studi di storia contemporanea, settembre 2016, ha pubblicato un  saggio del dottorando Nicola Tonietto "Un colpo di stato mancato? Il golpe Borghese e l’eversione nera in Italia". In occasione dell'anniversario della morte del principe Borghese (Cadice, 26 agosto 1974) pubblichiamo le conclusioni paradossali (ma non troppo) del saggio, rimandando qui per la lettura completa [licenza: Creative Commons 3.0].


Il tentativo di Borghese non fu quel golpe “da operetta” descritto dalla sentenza della Cassazione, né fu velleitario e minoritario. Ad esso presero parte numerosi ufficiali in servizio attivo ed alcuni di grado molto elevato (su tutti Torrisi), esponenti massonici di notevole peso come Licio Gelli, della mafia siciliana e della ‘ndrangheta, nonché migliaia di attivisti della destra extraparlamentare in diverse città d’Italia. 

Si trattava di una situazione intricata nel quale erano in gioco forze contrastanti. Tra queste gli Stati Uniti (ma come abbiamo visto, la loro posizione non era univoca), che da tempo sollecitavano un’azione di forza in modo tale da bloccare l’avanzata comunista, trovando, in tal modo, appoggio in alcune frange dell’esercito italiano. 

Gli elementi dell’estrema destra che si illudevano veramente di poter ritornare alla ribalta nazionale.
I conservatori (destra democristiana, partito liberale, partito socialdemocratico, alcuni ambienti imprenditoriali) i quali pensavano ad un “golpe bianco” di stampo presidenzialista e anticomunista da attuarsi stroncando un tentato colpo di mano fascista, il quale avrebbe giustificato l’utilizzo di un piano di emergenza per mezzo di cui militari e politici centristi sarebbero intervenuti contro le forze sia di destra che di sinistra. 

Non possono inoltre essere esclusi coloro i quali, come Andreotti e D’Amato, avrebbero collaborato al tentativo per farlo fallire alla prima occasione. Sembra chiaro che Borghese, vista anche la sua reazione alle richieste di spiegazioni in merito all’ordine di fermare l’operazione, fosse consapevole di prestarsi a un golpe “civetta” il cui scopo era unicamente quello di innescare un controgolpe militare. 

È probabile, visto il contrordine e i suoi sviluppi, che le due fazioni, come le ha definite Aldo Giannuli, dei «doppiogiochisti atlantici» (militari e centristi) e degli «entristi cinici» (Andreotti, D’Amato) avessero trovato un accordo. In questo modo il golpe veniva bloccato, si bruciavano le organizzazioni della destra extraparlamentare ma l’Italia manteneva una linea centrista, conservatrice e filoatlantica. 

È bene inoltre ricordare il contesto nel quale si erano finalmente avviate le indagini sui golpisti e sulle organizzazioni della destra eversiva. Il 1974 è sì l’anno delle stragi dell’Italicus e di Piazza della Loggia, ma a differenza delle precedenti, significativamente, non si cercò di farne ricadere le responsabilità sui gruppi di sinistra. Esse segnarono il colpo di coda dell’estremismo di destra, braccato dalle indagini della magistratura e falcidiato dagli arresti all’interno di AN e ON. 

Lo stesso scenario internazionale era cambiato: la presidenza Nixon era investita dallo scandalo Watergate mentre in Europa cadevano le ultime dittature militari di destra, il Portogallo e la Grecia, seguite l’anno successivo dalla Spagna. «Tali cambiamenti», scrive Guido Panvini, «incrinarono ulteriormente la rete di complicità che aveva tenuto assieme settori del mondo militare, del neofascismo e del mondo politico», portando, significativamente, anche all’arresto dell’ex capo del SID Miceli da parte del giudice istruttore di Padova Giovanni Tamburino. 

Fu sicuramente un cambiamento netto rispetto al passato ma che non durò a lungo. Molte inchieste che avevano coinvolto la destra e gli apparati dello Stato (e come abbiamo visto anche quella sul golpe Borghese) finirono in gran parte con un nulla di fatto. Nello stesso tempo gli equilibri politici tornarono incerti e ripiegarono verso destra, mettendo in definitiva crisi il centro-sinistra. 

In conclusione, grazie alle parole di Gaetano Lunetta, uno dei membri di AN che entrarono al Viminale il 7 dicembre, possiamo riassumere al meglio il clima degli anni che seguirono il tentativo di Borghese: «il risultato politico che voleva ottenere chi aveva organizzato l’assalto è stato raggiunto: congelamento della politica di Aldo Moro, allontanamento del PCI dall’area di governo, garanzie di una totale fedeltà filo atlantica e filo americana: la verità è che il golpe c’è stato ed è riuscito» 

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