30 luglio 1981: i Nar ripartono con un disarmamento - <b>FascinAzione</b>

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sabato 1 agosto 2020

30 luglio 1981: i Nar ripartono con un disarmamento

Con l'arresto di Valerio Fioravanti (5 febbraio 1981), la cattura e il pentimento di Cristiano che manda decine di camerati in galera, il gruppo di fuoco dei Nar è al lumicino. Sono rimasti sostanzialmente in tre: Francesca Mambro, Giorgio Vale, Gilberto Cavallini. E' il rientro di Alessandro Alibrandi che permette il rilancio in grande stile, un anno dopo la strage di Bologna. Ce lo racconta Nicola Rao, in "Il piombo e la celtica"



 Prima vengono rapinate due mitragliette M12 a una coppia di poliziotti di guardia davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita, poi i Nar si prendono due pistole calibro 9 bifilari e un M12 da due militari della Guardia di Finanza. È il 30 luglio.
Mambro e Cavallini sorprendono i due militari mentre sono a bordo di una 127 targata Gdf nei pressi del ministero delle Finanze, all’Eur. Si fanno consegnare pistole e mitraglietta, poi li fanno scendere e se ne vanno con la loro auto, probabilmente seguiti da Vale su un’altra macchina.
La rivendicazione arriva, puntuale, tre giorni dopo, con una nuova sigla: 
Il 30 luglio 1981 un commando dei Comitati Autonomi Nazional-Rivoluzionari ha attaccato e disarmato una pattuglia di mercenari di Stato che difendeva uno dei ministeri tramite i quali il regime da anni affama, sfrutta e condiziona quella parte buona di popolo che ancora non si è asservita totalmente alle logiche pseudo capitalistiche di chi detiene le redini del potere in Italia. Questa volta le avanguardie rivoluzionarie si sono limitate a disarmare e a ridicolizzare i due sgherri di via dell’Olmata, ma questa prova di magnanimità non induca nessuno a interpretare il gesto come una qualsivoglia comprensione nei confronti dei cosiddetti «tutori dell’ordine». I torturatori, i sicari, i banditi che albergano nelle questure sono e saranno sempre nel nostro mirino. E con loro tutti quelli, primi fra tutti gli infami, ora conosciuti come pentiti, che li affiancano nella loro opera. A un anno dalla strage di Bologna, ormai sempre più agli occhi di tutti una strage, come le altre, di Stato, i militanti nazional-rivoluzionari rivendicano il loro ruolo portante nell’ambito del più vasto movimento che mira a distruggere questo regime ed i corrotti presupposti politici da cui è mosso. Colpire i mercenari di Stato e gli strateghi del terrore reazionario. Costruire l’unità rivoluzionaria. Comitati Autonomi Nazional-Rivoluzionari Mitraglietta M12 matr. AM 80480-70
Per rivendicare queste azioni, il gruppo non utilizza la sigla Nar, ma quella dei Comitati Autonomi Nazional-Rivoluzionari, comparsa per la prima volta una settimana prima, per smentire di aver commesso una rapina in una gioielleria, dove c’è anche scappato il morto.

I Comitati Autonomi Nazional-Rivoluzionari, con questo comunicato, smentiscono la partecipazione di tre dei loro militanti alla rapina di via Mario de’ Fiori, nella gioielleria Mancini. Da molti anni a questa parte la repressione di Stato, avvalendosi di infami come Cristiano Fioravanti, ora elevati al rango di «collaboratori della Giustizia», sta colpendo quei giovani che, con le armi o solo con gli scritti, attaccano il marciume su cui ha le radici la società democratica.
I segugi di Lazzarini [capo della Digos di Roma, N.d.A.], con le torture, con le intimidazioni e grazie all’opera dei pentiti, hanno riempito i loro lager di camerati, senza però riuscire a fermare la spinta rivoluzionaria che li anima.
I poliziotti, i magistrati, i «pennivendoli» di regime non si illudano però che quanto stanno facendo, hanno fatto e faranno in futuro, possa rimanere impunito, essendo ormai accertato che i «paradisi artificiali» non esistono neppure dentro le macchine blindate, guardate a vista dagli sgherri prezzolati dalla Questura.
Ancora una volta i banditi di San Vitale [la via dove ha sede la Questura di Roma, N.d.A.], attribuendo alle forze rivoluzionarie la rapina di via Mario de’ Fiori, hanno voluto fornire di esse all’opinione pubblica un’immagine distorta e sanguinaria vicinissima, invece, ai quotidiani metodi di azione dei mercenari del «covo» di via Genova [sede della Digos di Roma, N.d.A.].
Creare l’organizzazione rivoluzionaria Colpire gli strumenti del terrorismo di Stato Comitati Autonomi Nazional-Rivoluzionari
N.B. A conferma dell’autenticità di questo comunicato, rendiamo nota la matricola della pistola-mitragliatrice M12 espropriata ai due «tutori dell’ordine» in servizio presso l’ambasciata dell’Arabia Saudita. AM 20490-78.

Torniamo all’«esproprio» del 30 luglio all’Eur. È l’ultima azione incruenta del «nuovo corso».

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