26 luglio 1976: col grande colpo al Ministero Concutelli esautora Signorelli - <b>FascinAzione</b>

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domenica 26 luglio 2020

26 luglio 1976: col grande colpo al Ministero Concutelli esautora Signorelli

Concutelli è al settimo cielo. Finalmente i giornali italiani parlano diffusamente di Ordine Nuovo. Perché ora, a fare la guerra allo Stato, non ci sono solo i compagni delle Br, ma anche i fascisti. Preso dall’euforia, organizza in fretta e furia una rapina, per finanziare il nuovo gruppo terroristico che ha fondato e che risponde direttamente a lui. Gli ha anche trovato un nuovo nome: Gruppi d’Azione Ordinovista (Gao).
Alle 8.20 del 26 luglio un commando di quattro persone con mitra e pistole entra nel palazzo del ministero del Lavoro, in via Flavia 6. Due rapi-natori restano all’ingresso, con le armi puntate sugli impiegati, gli altri due si dirigono all’ufficio cassa del ministero, al pianterreno. In quel momento c’è solo una persona: Gina Tonda. I terroristi la minacciano con i mitra mentre si portano via, in una valigia, gli stipendi dei dipendenti del ministero: ben 460 milioni di lire.
Prima di andarsene uno dei rapinatori lancia un candelotto lacrimogeno nel cortile interno, per coprirsi la fuga. I quattro escono di corsa dall’edificio e si tuffano dentro una Simca 1300 celeste, guidata da un altro terrorista, che parte sgommando.
È la prima azione dei Gao.
Ormai Concutelli è il leader unico della piazza nera, che lo sta seguendo sulla strada armata. I «nazional-turisti» sono lontani e non c’è più spazio per le mezze misure. Né per chi è contrario al terrorismo. Così la sera stessa della rapina il «comandante» convoca dirigenti e militanti del Movimento in un ristorante, da Nino alla Camilluccia, per festeggiare la rapina e la nascita dei Gao. Ma soprattutto per ufficializzare la sua autoinvestitura a capo di On in Italia a spese del «reggente», il morbido Signorelli, che viene a sua volta invitato alla cena.
Signorelli:
Quella sera, al ristorante, scoppia tra me e lui una lite sulla metodologia politica che il Movimento deve adottare. A un certo punto, tra una bicchierata e l’altra, io tento di fare alcune osservazioni su ciò che sta accadendo e lui mi fa: «Stai zitto che non c’entri un cazzo». Al che io mi alzo in piedi e mi scaravento contro di lui, ma poi mi fermano. Definia-mola una lite tra bicchieri...
Il «professore» minimizza. Non faranno lo stesso altri commensali, in sede processuale. A cominciare dello stesso «Lillo». Nell’udienza del 30-1-1989 Concutelli dichiarava che la riunione presso il ristorante Nino alla Camilluccia era stata organizzata, chiamandovi a partecipare «giovani commilitoni della Sicilia e di altre zone d’Italia», per «ufficializzare l’esautoramento» del Signorelli, egli pure chiamato a prendervi parte. Lo stesso Signorelli, evidentemente preso alla sprovvista, aveva chiesto che si telefonasse a Londra al Graziani per ricevere conferma del fatto che d’allora in avanti egli avrebbe dovuto considerarsi «un semplice militante», ricevendo risposta nei termini seguenti: «Lillo (Concutelli) esagera, perché tu non sei neanche un militante». In occasione di questo incontro – aggiungeva il Concutelli – il Signorelli, dopo essersi informato se erano stati «loro» a compiere nella mattinata la rapina al ministero del Lavoro, non aveva esitato a chiedere soldi, dimostrandosi quanto meno incoerente con l’atteggiamento aggressivo avuto in precedenza nei suoi confronti, allorché, subito dopo l’omicidio Occorsio, lo aveva apostrofato con termini quali «pazzo», «furioso», «barricadero».
Un po’ diversa la versione che Signorelli fornirà allo stesso processo:
Signorelli confermava, nel corso dell’interrogatorio del 18-1-1983 e poi in dibattimento (udienza 14-1-1989), la sua partecipazione alla cena da Nino alla Camilluccia prospettatagli da una terza persona come una «rimpatriata tra amici», ma, in concreto, finalizzata a «ufficializzare», «formalizzare» la sua estromissione «da un certo ambiente», «rappresentato dalle frange ancora esistenti del vecchio On». Nell’occasione Concutelli lo aveva messo al corrente della rapina effettuata in mattinata invitandolo a «sparire», perché tanto egli non rappresentava altro che «un impaccio». Egli aveva reagito in maniera pesante, tanto da venire quasi alle mani, ma una persona (che non nominava) era intervenuta come moderatrice ed alla fine egli aveva ritenuto di controllarsi, assumendo un «atteggiamento dignitoso» per poi lasciare il locale prima del termine della riunione. Negava, infine, il Signorelli, la circostanza della telefonata fatta a Graziani, a Londra.
FONTE: Nicola rao, La trilogia della celtica

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