17 luglio 1976. La grande rapina di Nizza: una fatica mostruosa per i "topi delle fogne" - <b>FascinAzione</b>

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venerdì 17 luglio 2020

17 luglio 1976. La grande rapina di Nizza: una fatica mostruosa per i "topi delle fogne"

La giornata di venerdì


Sabato, ore 1,30 

Il ´muratore e il còrso, fianco a fianco nella galleria, lavorano di trapano. Le lampade da 200 watt e le fiamme ossidriche alzano sensibilmente la temperatura. I due uomini sono in un bagno di sudore. L'estrattore lavora a pieno ritmo. Il muro di cemento armato del caveau è spesso trenta centimetri, ma nelle ultime settimane i topi delle fogne lo hanno già ridotto della metà. La prima notte in cui hanno lavorato con i martelli pneumatici Spaggiari si era appostato davanti alla banca: nessun rumore. Il ´muratore e il còrso praticano quattordici fori a distanza di un centimetro e mezzo l'uno dall'altro. Poi indietreggiano e cedono il posto al cinese. Spaggiari porge loro fazzoletti e bottiglie di acqua minerale, che si scolano assetati. Il cinese attacca la parete di cemento con martello e scalpello. Porta la mascherina protettiva ma una scheggia l'ha ferito sulla guancia. Dà cinquanta colpi col martello grande e trenta con quello piccolo. Poi indietreggia e cede il posto a P. Nessuno riesce a dare più di ottanta martellate consecutive. Dietro di loro un quinto uomo ammucchia le macerie nei sacchi che un sesto porta via con la carriola. Il ´muratore svuota la bottiglia d'acqua e appoggia un braccio sulle spalle di Spaggiari. ´Che cosa ci perdiamo oggi alla tivvù? ´Gli Irriducibili, dice Spaggiari. Ridono tutti. P. porta a termine le sue ottanta martellate e Spaggiari annuncia una pausa. Spegne i proiettori e lascia accesa soltanto una lampadina da 25 watt, in modo che dalla fogna possa affluire un po' d'aria fresca. Prende un thermos da una borsa e versa a tutti un po' di caffè. L'atmosfera è rilassata, ma poco prima c'era stato un momento critico. Gli uomini si aspettavano di poter usare il laser quando d'un tratto Spaggiari ha dichiarato che non era possibile: troppo calore e gas di scarico per poter essere usato in uno spazio così angusto. Soprattutto se non si dispone di abbigliamento atto all'uopo. L'aveva comprato soltanto per incoraggiarli, il laser. Fioccano osservazioni nervose: si rendono conto che senza laser dovranno lavorare un'altra notte con trapano e fiamma ossidrica. Ma Spaggiari ci aveva contato: sono troppo vicini alla meta per rinunciare. Il momento critico passa. Arriva Marcel, la sentinella del locale sifoni: ´Come va?. ´Che ci fai qui?, gli abbaia Spaggiari. ´Roger mi ha dato il cambio. A dire il vero Roger sta scontando una condanna di tre anni nel carcere di Marsiglia. Sfrutta però a modo suo il fine settimana di libertà a Nizza, concessogli per visitare la mamma. Invece di andare a casa ha pensato bene di guadagnare un milione di franchi, prima di tornarsene in cella. ´Come va?, ripete Marcel. P. risponde: ´La parete comincia a suonare a vuoto. Secondo me ci siamo quasi. Dovrebbero mancare poche ore.

Sabato, ore 10,00 

Gli scalpelli hanno perso il filo e gli uomini sono distrutti, ma la parete regge ancora. Quattro uomini sono accasciati sulla stuoia, troppo stanchi per muoversi: il ´muratore, Henri il saldatore, Marcel e Roger. Nella fogna altri otto fanno esercizi di ginnastica calzando stivali di gomma per liberarsi dai crampi. Roteano e distendono le braccia, fanno piegamenti. Non riescono però a stare in piedi. Roger brontola: ´Domani siamo sempre qui. Dobbiamo ricorrere al laser. ´No, lo interrompe Spaggiari. ´Ti rendi conto di cosa vuol dire una temperatura di cinquemila gradi in un ambiente così piccolo? Finiremmo arrosto come tanti polli. ´Potremmo montarlo nella fogna e lavorare da laggiù ´I gas di scarico ci soffocherebbero. Inoltre il gas uscirebbe dai chiusini e finirebbe per strada. Tanto vale consegnarci subito alla polizia. Silenzio di tomba. Spaggiari si accende un altro sigaro. ´Chi vuol tagliare la corda non ha che dirlo! Il ´muratore annuisce stanco, si alza e torna al muro del caveau. Il cinese lo segue. Spaggiari tira un sospiro di sollievo. Ha superato un altro momento critico.

Sabato, ore 16,00 

´Santa Madre di Dio! Il ´muratore ce la sta mettendo tutta. Sembra che lo scalpello gli si sia saldato in mano. Gli bruciano gli occhi, fa un caldo maledetto, e ha assolutamente bisogno di dormire. Un pezzettino alla volta il cemento si stacca dall'acciaio. A un certo punto il ´muratore perde ogni controllo. Conficca lo scalpello nel cemento e assesta una martellata con tutta la forza che gli rimane. Il cemento cede. Lo scalpello si rompe e la violenza del colpo sospinge nel buco l'impugnatura dello scalpello e il pollice del ´muratore. Lancia un grido di dolore e disperazione; poi sviene. Ce l'hanno fatta. Con un balzo Spaggiari gli è accanto. Con cautela estrae la mano del ´muratore dal buco. Rabbrividisce: sembra carne cruda. Gli fa un'iniezione di novocaina. Solo allora dà un'occhiata alla parete del caveau. ´Allora?, domanda il cinese. ´Ce l'abbiamo fatta!, esulta Spaggiari. ´L'abbiamo passata, questa parete di merda! Tutti ridono e applaudono. Ci vogliono cinque ore prima che il buco sia abbastanza grande da far passare comodamente un uomo. Il ´muratore non ce la fa più e va avanti a forza di tranquillanti. Nessuno però ha il tempo di compatirlo. Sono tutti troppo occupati. Quando salta l'ultimo pezzo di cemento, il cinese taglia l'ultimo tondino e lo piega. A questo punto fa cenno a Spaggiari di avvicinarsi. Albert si inginocchia sulla stuoia di sisal e guarda attraverso l'apertura. Dall'altra parte c'è proprio quanto si aspettava. Una delle casseforti che custodiscono le cassette di sicurezza. Pesano trenta tonnellate, gli ha detto un impiegato della banca. Spaggiari si volta e dice a Renè: ´Svelto, avverti Marcel.

Sabato, ore 21,00 


Renè, detto da tutti ´il poeta per gli occhi romantici e i capelli lunghi, si precipita lungo le fogne con le mani che sfiorano le pareti. Raggiunge la strada sotterranea e corre al locale sifoni dove Marcel è in attesa. ´Il martinetto idraulico, dice. Marcel scompare nel garage e risale di corsa la scala che porta all'uscita di avenue Fèlix Faure. Con la sua lampada tascabile lancia due brevi segnali per strada. La Renault 5 in attesa lancia altrettanti segnali con i fari, mette in moto e si reca in avenue Verdun. La Renault 4 che sembra un mezzo della società elettrica è parcheggiata a fari spenti. Nel passarle accanto la Rersault 5 dà un breve colpo di clacson. Captaine V., il veterano del Vietnam, e G., l'algerino, non attendevano in auto, ma seduti sul muretto del parco Albert l. Hanno atteso ventiquattr'ore, molto di più del previsto. Guardano la Renault 5 scomparire in rue Paradis e salgono in macchina. Si infilano le tute stagne e i berretti da operai della società elettrica. L'algerino mette in moto. Si fermano sulla Promenade des Anglais al semaforo rosso davanti all'Hotel Meridien. Sull'angolo due poliziotti controllano la patente a tre motociclisti. Scatta il verde. L'algerino fa il giro dell'isolato. Avenue des Phocèens, place Massèna, rue Gioffredo e rue St.-Michel. La Renault 4 si ferma all'incrocio tra rue Gustave Deloye e rue de l'Hotel-des-Postes. L'algerino toglie la chiave dal quadro e i due uomini scendono di macchina. Si muovono in fretta cercando però di sembrare il più naturali possibile. Come se avessero ogni diritto di parcheggiare lì. Sul marciapiede opposto alcuni clienti abituali della Taverne Alsacienne, seduti davanti a un Gewurztraminer, lanciano loro un'occhiata annoiata. L'algerino mette fuori una lampada di segnalazione e un cartello ´Lavori in corso. Captaine V. apre il baule dell'auto e ne estrae un piccone. Lo usa per sollevare un chiusino con su scritto Pontamousson. Poi scende nell'apertura. L'algerino solleva il martinetto idraulico con incredibile dispendio di energie. Con grande cautela lo lascia scivolare nel pozzetto attraverso il chiusino aperto. Captaine V. prende in consegna il carico e lo passa agli uomini in attesa nel canale. Poi risale per strada e rimette il chiusino al suo posto. I due uomini in tuta stagna rimuovono la lampada di segnalazione e il cartello stradale. L'algerino mette in moto e si allontana. La Renault 4 è rimasta parcheggiata in questo punto critico ventisei secondi. Nel canale riaccendono la luce. Il cinese e il còrso si caricano il martinetto sulle spalle. Muti e attenti, lo trasportano fino all'ingresso della galleria. Li dirige il ´muratore. Ha il pollice bendato e il braccio appeso al collo. Spingono il martinetto fino all'apertura nella parete del caveau facendolo rotolare sulla stuoia di sisal. Roger, il detenuto in libera uscita, appronta un ancoraggio per il martinetto. Ha scelto una trave pesante che incunea tra suolo e soffitto della galleria. Spaggiari e P. issano il martinetto incuneandone la base nell'ancoraggio in legno e manovrandone la testa attraverso il buco nel muro, verso la cassaforte. Con tutte le sue forze, il cinese pompa il martinetto contro la cassaforte d'acciaio da trenta tonnellate. Il pesante attrezzo è ora fissato a dovere e Spaggiari e P. possono lasciare la presa. Il cinese continua a pompare. Il colosso deve essere spostato di cinquanta centimetri, per fare abbastanza posto agli uomini. Spaggiari ha fatto calcoli precisi. Qualche centimetro di più e la cassaforte si ribalterebbe in avanti, precipitando sul terreno. Il cinese si terge il sudore che gli inonda il volto. P. ha provveduto alle misurazioni e la distanza tra cassaforte e parete va bene. Renè ha preparato una trave lunga cinquanta centimetri. ´Okay, basta così, dice P. Il mostro si è inclinato in avanti di cinquantadue centimetri. Renè infila la sua trave parallela al martinetto, e il cinese allenta la pressione finchè il peso non poggia sulla trave. Il legno scricchiola e cigola, ma tiene. Il cinese riappoggia il martinetto idraulico sul pavimento. Spaggiari si infila nel buco ed entra; nel caveau.

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