Strage di Bologna, i familiari di Maria Fresu: riconoscetela come persona scomparsa - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 29 giugno 2020

Strage di Bologna, i familiari di Maria Fresu: riconoscetela come persona scomparsa

I parenti di Maria Fresu, la donna rimasta uccisa nella strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 il cui cadavere non è stato mai trovato (recenti esami del Dna hanno escluso che i pochi resti tumulati a suo nome effettivamente le appartenessero) si rivolgono al commissario straordinario per le persone scomparse e chiedono la comparazione del Dna con altre 7 vittime segnalate come ’morfologicamente confrontabili’( nella foto le sorelle della donna scomparsa al processo Cavallini).
Del caso si sta occupando la criminologa Immacolata Giuliani. "Insieme a Laura Fresu, cugina di Maria, il 29 aprile scorso, abbiamo invitato una richiesta al Commissario straordinario per le persone scomparse del ministero dell’Interno perché promuovesse accertamenti genetico forensi sullo scalpo rinvenuto il 2 agosto 1980 sotto il treno fermo al binario 1 della Stazione di Bologna e il riconoscimento come persona scomparsa di Maria Fresu’, spiega all’Adnkronos. ’La richiesta di comparazione dello scalpo con il Dna di altre 7 donne vittime della strage segnalate come ’morfologicamente compatibili’ è stata effettuata anche dall’avvocato Gianfranco Piscitelli  dall’Associazione Penelope Sardegna al fine di confrontarlo con il Dna dei familiari", aggiunge.
"Purtroppo però - spiega la criminologa - il 27 maggio abbiamo ricevuto la risposta del Prefetto Silvana Riccio che ci informa che il suo ufficio non è deputato agli accertamenti da noi richiesti e che aveva provveduto a inviarli alla procura generale presso la Corte d’Appello di Bologna’". Eppure, secondo la Giuliani, ’tra i compiti del commissario straordinario per le persone scomparse vi sono proprio quelli di assicurare il coordinamento stabile e operativo tra le amministrazioni statali competenti a vario titolo nella materia’. ’Ora speriamo solo che la nostra richiesta non resti chiusa in uncassetto della procura di Bologna. Vogliamo scoprire la verità’, conclude.

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