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6 maggio 1982: un disarmo finito molto male diventa una vendetta per Vale


Il giorno dopo la morte di Vale un gruppo di camerati di Ostia, già gravitanti nel giro di Costruiamo l’Azione, decide di fare un disarmamento. Scelgono un anziano poliziotto di guardia alla piccola stazione ferroviaria di Roma-San Pietro, dove si presentano in tre: Fausto Busato, Andrea Litta Modignani e Massimo Biagini. Sono tra i «fasci» più noti e temuti del litorale, girano sempre armati e frequentano anche gli ambienti della mala che gestiscono il traffico di droga. Ma il gruppetto è nervoso e Biagini, forse «fatto», spara sull’agente, Giuseppe Rapesta, che morirà dopo alcuni giorni di coma. Qualcuno dei Nar, come per Radici, decide di fare una nuova operazione di macabro «marketing politico»: coglie la palla al balzo e rivendica, con tanto di volantino, l’agguato a Rapesta, spiegandolo come una «vendetta per il camerata Vale».

Così Nicola Rao in "Il piombo e la celtica". Busato e Litta Modigliani erano già stati coinvolti nell'inchiesta sul covo di Ostia, con un arresto nel 1980. Di Busato si tornerà a parlare dieci anni dopo, per il successivo arresto. Girava in compagnia di "Marcellone" Colafigli: uno dei tanti camerati romani attratti dall'irresistibile fascino della "mala". 

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