21 maggio 1988: muore Pino Romualdi. Un leader col destino da vice - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 21 maggio 2020

21 maggio 1988: muore Pino Romualdi. Un leader col destino da vice

La pagina inglese di Wikipedia a Pino Romualdi è più sintetica e ricca di quella italiana. Perché al tempo stesso risparmia molte minuzie insignificanti per il lettore anglosassone ma dà alcune notizie in più: le indiscrezioni sul suo legame di sangue con Mussolini, il suo ruolo nella fondazione dei Far, la coincidenza significativa del giorno della morte con Dino Grandi. C'è ovviamente qualche inesattezza: Rauti non lasciò i Far insieme a Romualdi.

Giuseppe "Pino" Romualdi '(24 luglio 1913-21 maggio 1988) era un politico italiano di destra che prestò servizio sia al Partito fascista repubblicano (PFR) sia al Movimento sociale italiano (MSI). Fu oggetto di frequenti indiscrezioni sul fatto che fosse il figlio biologico di Benito Mussolini, sebbene non sia stata data alcuna prova. Lo stesso Romualdi, che era dello stesso paese di Mussolini, incoraggiò la voce. 
DEPUTATO A 25 ANNI - Ha conseguito un dottorato in scienze politiche, prestando servizio come segretario dei Gruppi universitari fascisti a Forlì dal 1936 al 1938, e poi ha lavorato come giornalista. Ha anche lavorato come membro della Camera dei deputati sotto il regime fascista.  
LA GUERRA - Romualdi prestò servizio come soldato nell'esercito italiano nelle campagne in Etiopia e durante la seconda guerra mondiale in Grecia e in Albania, dove era un capitano di fanteria. Ritornò in Italia nel 1943 e divenne più importante nella vita politica con la fondazione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943. Qui prestò servizio come delegato al Congresso di Verona del 1943 e curò il giornale Gazzetta di Parma.  Poco prima del crollo della Repubblica fu nominato vicepresidente del PFR.
IL DOPOGUERRA - Dopo la seconda guerra mondiale Romualdi faceva parte di uno dei contingenti fascisti catturati dai partigiani di Urbano Lazzaro a Dongo, in Lombardia nell'aprile del 1945. Tuttavia riuscì a sfuggire alla cattura e fu condannato a morte in contumacia. Fuggitivo fu coinvolto in attività terroristiche e nel 1946 fu fondatore del neofascista Fasci di Azione Rivoluzionaria. Tuttavia lasciò questo movimento, insieme al suo stretto alleato Pino Rauti alla fine dello stesso anno, per diventare una figura di spicco nel nuovo movimento sociale italiano. Catturato nel 1948, la sua pena fu ridotta a quattro anni di prigione e fu rilasciato nel 1951, tornando al suo ruolo di vice segretario dell'MSI.
LA MILITANZA NEL MSI - Il suo nome è associato all'ala "liberale" del partito che ha contribuito a garantire la leadership di Giorgio Almirante. Ha nuovamente prestato servizio presso la Camera dei deputati dal 1953 al 1979 e successivamente al Senato italiano dal 1983 al 1987. Ha anche curato le riviste Lotta Politica, Il Popolo Italiano e Ardito in varie occasioni. Come vice segretario dell'MSI ha supervisionato la modernizzazione della struttura interna del partito e ha svolto un ruolo di primo piano nella stesura del loro programma in nove punti nel 1967.  Romualdi fu eletto al Parlamento europeo alle elezioni del 1979 e rimase in carica fino alla sua morte. È diventato una figura di spicco all'interno dell'estrema destra, ricoprendo il ruolo di vicepresidente del gruppo di destra europea dal 1984 al 1988. È stato particolarmente importante come membro della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo. Romualdi morì a Roma di cancro nel 1988, più o meno nello stesso periodo dei suoi contemporanei Almirante e Dino Grandi.  

Per raccontare una vita così ricca ci vogliono molte parole, ma a volte basta un fermo immagine sapiente per disegnare il ritratto di chi quella vita ha agito. Lo fa benissimo Puccio Spezzaferro, per altro incidentalmente. Perché il suo è un cameo: il post è dedicato al figlio Adriano, che per alcuni fu la migliore mente del neofascismo italiano. Ma Puccio riuscì a scontrarsi e a farlo incazzare...  

Pino Romualdi combattè nella guerra d’Etiopia, fu volontario in Albania, aderì alla Repubblica sociale, fu vicesegretario del Pnf. Alla fine della guerra venne condannato a morte, si diede alla latitanza, fu amnistiato, fu tra i fondatori del Msi, fu arrestato e fu deputato fino alla morte (fu anche europarlamentare). Fu sepolto a Predappio (quand’ero ragazzino si diceva che fosse un figlio naturale del Duce; e la somiglianza c’era…) perché originario di quel paese. Io lo conobbi per caso.
Una sera di tanti anni fa (1966/1967) ero a Pontecagnano (o forse a Battipaglia non riesco a mettere a fuoco il ricordo) e mi trovavo per una serie di circostanze (cercate da me; ma anche questa è un’altra storia) nella sezione del Msi quando arrivò Romualdi per un comizio e assistetti, per puro caso, ad una scena strappacore. Un vecchio combattente della Repubblica sociale gli gridò: «Onorevole, ti ricordi di me?» e disse il proprio nome..
L’onorevole si voltò, lo guardò e restò di sasso. Fu un momento imbarazzante. L’uomo che aveva urlato chi fosse era conosciuto da tutti nella stanza (affollata peggio della metro a Roma). E tutti avevano rispetto per quel fascista mai pentito che aveva militato al fianco di Benito Mussolini.
Fu un momento. Poi l’onorevole fece un passo in avanti e i due si abbracciarono. L’imbarazzo si fece insostenibile: i due singhiozzavano senza vergogna.
Nel silenzio generale, Romualdi prese l’uomo per la testa e la scosse. Gliela scuoteva con la rabbia e l’amore del camerata spazientito per lo sciocco comportamento di un camerata. E gli diceva in faccia: «Credevo fossi morto… perché non mi hai più dato notizie di te?».
L’altro lo guardò, si asciugò le lacrime e rispose: «Avevo paura che tu pensassi che ti cercavo perché sei diventato onorevole….». Ciò che più mi scoccia è non ricordare il nome di quell’uomo. Dovrebbe essere citato ad esempio.
Mi piace riandare con la memoria a quella serata perché c’è anche ad un divertente epilogo. Della serie: si piange e si ride, questa è la vita.
Pino Romualdi s’era preparato un discorso che cominciava più o meno così: «Sotto questo magnifico cielo stellato del Sud…» e cominciò a piovere.
Non ho mai più visto né sentito l’onorevole Romualdi.
Puccio Spezzaferro

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