A proposito del finto scoop di Report: qualche obiezione - <b>FascinAzione</b>

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martedì 28 aprile 2020

A proposito del finto scoop di Report: qualche obiezione

Non c'era bisogno di vederlo per sapere che lo scoop annunciato di Report sulla strage di Bologna e Roberto Fiore era un grandissimo "pezzotto". Mi erano bastati gli ossi delle anticipazioni. Ma il problema non è solo la mancanza di carne. Intanto sull'inconsistenza dei fatti leggiamo il commento di Alessandro Smerilli:



Lo scoop-scoreggina di Report era incentrato sul fatto che questo tale Enrico Maselli, personaggio irrilevante, non fosse mai stato interrogato in quanto scambiato per un personaggio di maggior spessore del suo ambiente, tale Enrico Tomaselli. Giacomo Pacini ha dimostrato che non è vero, esibendo un verbale di interrogatorio del 23 febbraio 1998, interessante per due motivi:
1) Perché dimostra l’assoluta irrilevanza di questo Enrico Maselli
2) Perché offre un plastico esempio, negli svolazzi delle firma dell’allora cap.(poi promosso tenente- colonnello) Giraudo della sua instabilità psichica come certifica il suo ex superiore gen. Mori.
«Il t. col. Giraudo, a rilevanti capacità di analisi sostenute da un’ottima cultura generale, unisce nella pratica una caratteriale rigidità professionale che lo porta a scelte investigative sempre nette ed irrevocabili, perseguite anche davanti alla mancanza di riscontri che comunque tende sempre ad adattare alle sue tesi e da cui deflette con difficoltà./../ Il tempo non ha modificato anzi ha accentuato le caratteristiche dell’approccio professionale del t. col. Giraudo che è stato costretto a fare rientro nell’Arma dei Carabinieri in quanto allontanato dal Sisde. Non ne conosco i precisi motivi, ma ritengo siano significativi, perché ne hanno prodotto il ritiro del Nulla Osta di Sicurezza (NOS), provvedimento questo molto grave per un ufficiale che gli impedisce tuttora di comandare un qualsiasi Reparto operativo».(gen. Mario Mori)

Ciò detto mi limiterò a elencare alcuni elementi che evidenziano la costruzione capziosa, intellettualmente disonesta, deontologicamente scorretta del servizio:
1. Non c'è stato un vago processo per calunnia in cui Fiore era la vittima per le accuse sulla strage di Bologna. Roberto Fiore, persona discutibilissima per mille aspetti, può scrivere a pieno titolo sul suo biglietto da visita: sono stato riconosciuto vittima nel processo per la strage di Bologna. La stessa Corte che ha dato l'ergastolo a Mambro e Fioravanti ha condannato Gelli, Pazienza e i vertici del Supersismi per calunnia nei confronti di Roberto Fiore. Un'omissione vieppiù significativa visto che nel calderone si mettono i  finanziamenti piduisti arrivati a Londra tramite la Sofint: andava quindi rimosso il fatto che Gelli era nemico di Fiore.
2. Reiteratamente l'investigatore e il conduttore di Report pongono il dubbio "come si fa a diventare ricchi essendo latitanti". Ma Fiore e Morsello dall'autunno 1981 non sono latitanti a Londra. Sono liberi. Perché sono stati arrestati l'11 settembre 1981 con richiesta di estradizione. E il giudice si è pure incazzato con i poliziotti per l'assoluta inconsistenza dei materiali accusatori sottoposti al suo giudizio. Estradizione respinta e scarcerazione consentono a entrambi la massima libertà di movimento oltremanica.
2 bis. Anche Vittorio Spadavecchia, ricercato dall'Italia, non è un terrorista latitante a Londra, a voler essere pignoli. E' stato arrestato nel 1999 e anche nel suo caso è stata negata l'estradizione. Non sappiamo se sia ancora valido il mandato di cattura per l'inchiesta Mafia Capitale, spiccato nell'estate del 2015. Abbiamo poi un altro dubbio: anche se il suo nome è stato inserito nella "lista Battisti", i terroristi latitanti all'estero che Buonafede vuole riportare in Italia, a 38 anni dai fatti, a 31 dalla condanna definitiva, non è estinta una pena di 15 anni?
3. Tra l'altro se si fosse raccontata per bene la storia degli arresti dell'11 settembre sarebbe uscita anche la spiegazione più semplice del "complotto" in favore di Enrico Maselli. Perché oltre a 7 latitanti di Fuan e Terza Posizione, la polizia britannica ferma anche un italiano: Enrico Tomaselli, appunto, che era a Londra per chiudere gli ultimi accordi con Fiore e assumere la reggenza di Terza posizione in Italia, visto che i due capi superstiti erano all'estero. Vuoi vedere che il poliziotto inglese, a fronte di un del tutto sconosciuto Enrico Maselli, unico precedente una condanna a sei mesi per armi, pensa che ci sia un errore di trascrizione e corregge il cognome con quello di uno stretto sodale di Fiore prima di inviare le carte in Italia?
3. Roy Hill non è un leader neonazista. E' un infiltrato della polizia. Vi immaginate cosa succederebbe se un giornalista italiano volesse scrivere la storia delle Br usando come fonti Pisetta e Fratello Mitra? Fischi, pernacchi, piriti e pummarole fracide lo accompagnerebbero fino al confine.
4. Massimo Perrone e Pietro Minervini non sono cofondatori di Forza Nuova. I fondatori di Forza Nuova sono due: Fiore e Morsello. I due, responsabili di situazioni territoriali, non rientrano neanche nella prima cerchia del gruppo dirigente originario, composta da Alessandro Ambrosini (coordinatore Nord), Marzio Gozzoli (Centro), Tonino Torre (Sud). Sono questi tre a costituire l'associazione Forza Nuova, davanti a un notaio napoletano, firmandone lo statuto. Presidente designato è Piero Vassallo, l'intellettuale cattolico, antico "Figlio del Sole".
5. E' difficile credere che Massimo Carminati sia andato a Londra nel 1996-97 a chiedere soldi a Morsello per finanziare la ristrutturazione di un maneggio, come asserito da Minervini, che sicuramente avrà capito male. All'epoca, infatti, Carminati, insieme al cognato Claudio Bracci, controllava una consistente quota del mercato dei videopoker. Il suo problema, eventualmente, sarebbe stato di piazzare liquidità non di cercarne. Un'obiezione elementare che l'investigatore di Report si guarda bene dal fare.
6. Per finire. Quando si parla del sostegno di "Meeting point" all'Internazionale nera, Report teatralizza un'intercettazione telefonica tra Massimo Morsello e Delfo Zorzi, all'epoca ricercato come autore materiale della strage di piazza Fontana (poi assolto). In questo contesto si cita un'altra intercettazione acquisita in quell'indagine, in cui Maurizio Murelli parla del ruolo di Savoini nella Lega. Un'occasione per richiamare il petroscandalo di Mosca e tirare una botta a Salvini, che serve sempre. In tutta evidenza la cosa NON ha nessuna pertinenza con la materia dell'inchiesta giornalistica, che spazia tra P2, bomba di Bologna e internazionale nera. Ma a rendere la cosa più indigesta è un altro particolare: Murelli, convinto che questa intercettazione non esista, ha sfidato Report a diffonderla. La sua richiesta è stata cancellata dalla pagina Facebook della trasmissione. E quindi è lecito il dubbio: intercettazione per niente pertinente o del tutto inesistente?

1 commento:

  1. che pena certa gente pagata coi soldi dei contribuenti.
    speriamo che con l'arrivo prossimo venturo della troika, tra i primi provvedimenti ci sia il licenziamento di personale rai (80% inutile)

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