29 aprile 1977: il giorno della rabbia dei neofascisti napoletani - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 29 aprile 2020

29 aprile 1977: il giorno della rabbia dei neofascisti napoletani

Il 29 aprile 1977 è l' anniversario della morte di Sergio Ramelli (secondo) e di Enrico Pedenovi (primo), uccisi a Milano dall'estrema sinistra. Uno a sprangate, l'altro a pistolettate. I giovani neofascisti napoletani decidono una giornata di mobilitazione generale che si traduce in una accanita "caccia al rosso". 
Dopo un raid in centro la mattina, con una decina di azioni tra assalti e pestaggi, l'episodio più grave si consuma la sera al Vomero. 
La storia ce la racconta uno dei militanti del Fronte della gioventù del Vomero, protagonista di quella vicenda:

Il 29 aprile 1977 a Napoli come in tutta Italia i giovani e i meno giovani del MSI e dei gruppi extraparlamentari celebravano il ricordo della morte di Sergio Ramelli e Carlo Pedenovi, tra i tanti fatti avvenuti a Napoli, il più eclatante fu le bottiglie molotov tirate all'interno della sezione PCI che guevara al Vomero, il quartiere che era la casa di Enrico (Cico) de Palma che aveva rivestito anche il ruolo di giovanissimo responsabile e segretario dei giovani del MSI.
Il 7 maggio furono arrestati due giovani e denunciato e ricercato un terzo su indicazione di un giovane disturbato. Un personaggio già noto per sue intemperanze mentali e che sarà arrestato anni dopo a Palermo a seguito di un "sequestro" di una guardia penitenziaria davanti al carcere femminile: chiedeva di parlare con una brigatista rossa detenuta in quel carcere. I due arrestati erano il minorenne R. I e Rino Vollaro mentre il  terzo, Enrico De Palma si costituì direttamente al carcere di Poggioreale, confidando nei giorni successivi a Vollaro che aveva così deciso perché riteneva infondato tutto il complesso accusatorio. Voleva accelerare così l'iter. Costituendosi si poteva andare a un processo per direttissima che li avrebbe visti sicuramente assolti.
Così non fu e la stessa corte (X sez penale "direttissima") che alcuni giorni prima aveva mandato a casa alcuni giovani arrestati in flagranza davanti al consolato americano con delle molotov inesplose, condannò i tre giovani fascisti.
Nei mesi successivi, in attesa della successiva assoluzione in appello, il De Palma si dimostro grande amico e fratello "maggiore" dei più giovani Vollaro e Infasacelli ai quali diede grande supporto morale, incoraggiandoli con continui consigli per affrontare la detenzione, dimostrando già da allora le sue innate doti di grande "piccolo" uomo con una ricca e preziosa umanità.

Per ricostruire invece il raid della mattina ci aiuta la cronaca dell'Unità. 
Tutto comincia la sera del 28: due noti attivisti, Maurizio Ruggiero ed Eduardo Fiore sono fermati nei pressi della Federazione Missina mentre imbrattano il monumento a Dante con scritte del Fdg: "Concutelli libero", "A morte i rossi". La mattina del 29 una squadra di 20-25 attivisti parte da piazza Dante verso le 9,30 ed entra nel quartiere di Montesanto, rosso e proletario. Il primo bersaglio è la sede dei trotskisti del Collettivo Punto Rosso: gli squadristi lanciano due molotov che distruggono i locali. Fallisce invece il raid contro Democrazia Proletaria, che ha la sede nell'adiacente salita Tarsia: le bottiglie incendiarie non esplodono. L'assalto alla Mensa dei bambini proletari, struttura sociale di Lotta continua è respinto dai militanti antifascisti. I camerati riscendono su via Roma e attaccano la sede della Cooperativa libraria universitaria, al primo piano di un palazzo nel vicolo di fronte alla Caserma dei Carabinieri Pastrengo. La portiera è minacciata con una pistola. Anche qui gravi danni. In strada picchiano due giovani colpevoli di leggere il Manifesto. Il raid prosegue nei Quartieri Spagnoli: il circolo marxista leninista Unità popolare è forzato e devastato. L'ultimo attacco alle 11,50: il lancio di un petardo a un banchetto a largo Ecce Homo, contro una raccolta di firme per un'iniziativa di quartiere.

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