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Valerio Fioravanti e la prima pistola: come si costruisce un falso ricordo

Questa spezzone video sull'interrogatorio di Valerio Fioravanti al processo sulla strage di Bologna offre un buon esempio sui dispositivi di costruzione dei "falsi ricordi" in "assoluta buonafede". In questa occasione Valerio risponde al giudice che gli chiede quando hanno cominciato ad armarsi: "In occasione dei funerali di Ramelli, con due compagni di classe decidemmo di andare a Milano. Comprai un 'catenaccio'". Bene, i funerali di Ramelli sono il 3 maggio 1975. Nella stessa deposizione, pochi minuti prima, Fioravanti ha ricordato che quando ammazzano Mikis Mantakas (28 febbraio 1975) lui è a studiare in America e gli arriva una lettera della sorella Cristina che gli descrive la frustrazione e la rabbia di Cristiano. E Valerio scrive al fratello una lunga lettera in cui cerca di spiegargli che bisogna rifuggire dagli automatismi che il sistema impone, cercando altri modi di scardinarlo. Valerio completa l'anno scolastico in America e rientra perché - come ricostruisce Andrea Colombo in 'Storia nera' - le condizioni di salute della madre, malata di cancro, sono peggiorate. E' quindi evidente che no, Valerio Fioravanti non è stato ai funerali di Ramelli. E del resto, lui stesso rivendica il fatto di aver un cattivo rapporto con le date e invoca il soccorso di Francesca Mambro per fissare l'anno dell'omicidio di Walter Rossi.
Con ogni probabilità l'occasione di armarsi è stato un altro funerale milanese, quello di Enrico Pedenovi, ammazzato giusto un anno dopo. E se "scambia" i due episodi probabilmente è perché lui a Milano per Ramelli ci è andato davvero. Un paio di anni dopo. Per vendicarlo. Per fortuna una missione fallita: perché il bersaglio designato, Andrea Bellini, era innocente, esposto a un rischio mortale dalle infami voci diffuse dai veri assassini di Ramelli ... 

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