29 marzo 1977: la vera storia del raid fascista di Borgo Pio - <b>FascinAzione</b>

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domenica 29 marzo 2020

29 marzo 1977: la vera storia del raid fascista di Borgo Pio


Una squadra di fascisti, delle sezioni del MSI di Ottaviano e Balduina, va all’assalto del ristorante “Da Peppino” a Borgo Pio, frequentato da militanti di sinistra, all’arrivo della polizia i fascisti si coprono la fuga sparando raffiche di mitra, provocando due feriti, un agente e una giovane di passaggio, nipote dell’ex ministro Scelba, alcuni fascisti in fuga si rifugiano in una chiesa di via della Conciliazione e dal tetto della chiesa sparano contro le volanti della polizia: la polizia arresta 11 neofascisti, tra cui il figlio del giudice Alibrandi, che saranno rilasciati dopo pochi giorni.
Fin qui una delle notizie disponibili sul web sulla "sparatoria di Borgo Pio", ben nota perché tra gli 11 arrestati c'è appunto Alessandro Alibrandi, come risulta in tutte le sue note biografiche. Tra le cose che mancano, sia detto en passant, è il particolare che tra gli 11 arrestati c'è anche C.F., 17 anni. Ma ovviamente quando si legge il curriculum di Cristiano Fioravanti dell'episodio non si fa menzione. Da altre cronache emerge che tra gli arrestati ci sono anche Riccardo Bragaglia e Luigi Aronica.
Ho resistito alla tentazione di pubblicare la notizia perché, in tutta evidenza, mancava qualcosa nella dinamica. Perché una squadra di fascisti belli tosti, con fior di squadristi, deve farsi largo con le armi  dopo aver assaltato una tavolata di esponenti del Pci di Prati? E poi perché, in una fase in cui non c'era un clima politico giudiziario favorevole ai fascisti una così plateale impunità?

In soccorso mio però, è arrivato, l'impagabile Dario Mariani che sa veramente tutti i fatti di "rossi&neri" romani e così ce la spiega:
Lo scontro iniziale avvenne con militanti del Pci di Borgo/Prati che stavano mangiando in una osteria ... e coinvolse anche alcuni "malavitosi pesanti" di zona che stavano pure loro all'osteria ... erano i coatti che in genere stazionavano in un bar di Via Candia e che qualche conto da regolare coi fascisti di Balduina e Via Ottaviano ce l'avevano ... questi tirarono fuori le "baiaffe" e i fascistelli, tutti ragazzini o quasi, scapparono e si asserragliarono in quel cinemino ... poi i giornali parlarono pure di un mitra ritrovato nella sala parrocchiale dove si erano rifugiati i fascisti ... mitra del quale poi, nella vicenda giudiziaria, sparì però ogni traccia ...
 le baiaffe uscirono prima dall'altra parte ... Tra l'altro saranno gli stessi coatti del bar di Via Candia a "forzare" a pistolettate la serratura del portone di Via Ottaviano la sera della uccisione di Walter Rossi, a settembre dello stesso anno ... e poi a buttare dalle finestre, in buona compagnia di compagni, anche del Pci, tutti gli arredi della sede Msi .... prima ancora, credo nel 76, c'era stata una rissa dentro il tribunale di Piazzale Clodio tra sti coatti e fascisti vari della zona che stavano lì per un processo ... si erano incrociati per caso dentro il tribunale ed era scoppiata la rissa .... insomma, ruggini vecchie .... in qualche modo legate anche ad un certo "controllo territoriale" ... lì, in zona sostanzialmente "nera" c'erano però due enclaves proletarie, Borgo Pio e le case popolari di Via Andrea Doria e dintorni ... con una "mala", anche "pesante", si trattava principalmente di rapinatori, non particolarmente "politicizzata" ma che comunque vedeva come la peste i fascisti ... letti come i "giovani bene" delle zone limitrofe ... il Pdup, che aveva sede in Via Pomponazzi, traversa di Via Andrea Doria ma a tre passi dalla Balduina, approfittò spesso della "scorta armata" dei coatti di Via Candia, per andare a fare attacchinaggi ..

E raccontata così decisamente funziona meglio.
Ad ogni modo qui potete leggere la ricostruzione che la Stampa del 31 marzo propone

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