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Reale: le ragioni del cuore contro il superamento del neofascismo

Giacinto Reale e io siamo decisamente anziani. Ci svegliamo nel cuore della notte. Lui prima di me. E scrive sulla sua pagina facebook questo lungo post ispirato dall'intervento di Rainaldo Graziani sulla necessità del superamento del neofascismo. Che io puntualmente riprendo, come merita, anche per la lunga citazione finale di un Mussolini che preferisce gli squadristi agli intellettuali (un argomento che Giacinto, grande appassionato e contastorie del fascismo pre-Marcia, spesso evoca).

Tra qualche ora, con il lento passo imposto dai miei “settanta”, mi avvierò per assistere alla cerimonia commemorativa dei Caduti di Acca Larenzia al Verano.
Non è la prima volta che ci vado, e, se lo faccio, c’è un motivo in più: la scelta di quel posto, il Sacrario dei Martiri della Rivoluzione Fascista, per ricordare vittime del 1978, mi pare sia il modo migliore per rinsaldare il senso di una continuità che non rinnego e che, sola, mi assicura la proiezione nell’avvenire.
Sono un po’ triste.
Il “mio” mondo, quello che ho scelto ormai 54 anni fa, e che si era insediato in una rustica villetta, con fiori ai balconi e alberi austeri in giardino (non un bunker, non l’ho mai pensato così) ha una nuova incrinatura nel muro.
Sembra quasi il periodico rinnovellamento di cose già viste: nel 1982 su una parete apparve la grossa macchia d’umido della “Nuova Destra” che sembrava destinata ad allargarsi, ma si asciugò, da sola, nel giro di qualche anno; nel 1994, con Fiuggi, crollò un parte della facciata, e lì non ci fu niente da fare...dovetti abbattere un intero pezzo dell’edificio, che così si restrinse.
Stamattina scorro, al solito, le pagine di Gruppi e amici Fb che pubblicano sempre cose interessanti ed intelligenti, e, sulla pagina di Ugo Maria Tassinari, trovo un autorevole intervento che vuole sancire la fine del “neofascismo” (quanti sofismi su questo termine: chiamiamolo “fascismo” e basta, “postfascismo”, “supercalifragilistichespiralodosofascismo” o come diavolo volete, io lo intendo come tutto ciò che venne dopo il 25 aprile del 1945) nell’epoca della “postmodernità”.
Teoria degnissima, e fonte degnissima, ma che non mi convince, per un fatto di “sentimento” prima che di ragionamenti, e perché credo in quel valore “di testimonianza” che ha e sempre avrà –nonostante lo scetticismo di alcuni- un ruolo ed un futuro.
E lo dico io, che saluti romani ne ho fatti sempre pochissimi, camicie nere in guardaroba non ne ho mai avute, saluti “camerateschi” me li sono scambiati raramente.
Mi confesso inadeguato ad affrontare qui un discorso sui massimi sistemi (e non ne ho nemmeno voglia)...scusatemi, era solo uno sfogo, pubblicato "a caldo", ed in un'ora "incongrua". Seguo, come ho sempre fatto, senza mai pentirmene, le “ragioni del cuore”.
Per questo, fra qualche ora sarò al Verano, per un omaggio insieme alle dodici salme dei “fascisti” Martiri della Rivoluzione (che non ci sono più) e alle tre dei “neofascisti” Martiri del 7 gennaio (che non ci sono mai state).
PS: mentre scrivo, mi torna in mente il brano di un discorso –normalmente riprodotto in forma maliziosamente monca- di M. (sempre lui! Nella sua vita ha detto –talora contraddicendosi- di tutto).
Richiamo la vostra attenzione sull’ultimo capoverso in particolare, valido sempre contro certo “intellettualismo” che periodicamente affiora nell’area, quando, prima di “muovere all’assalto” degli altri, ritiene necessario “fare pulizia” al suo interno:
“Ora vi farò una confessione che vi riempirà l'animo di raccapriccio. Sono pensoso prima di farla. Non ho letto mai una pagina di Benedetto Croce. Questo vi dica quello che io penso di un Fascismo che fosse culturizzato con la Kappa tedesca.
I filosofi risolvono dieci problemi sulla carta, ma sono incapaci di risolverne uno solo nella realtà della vita.
Io ammetto l'intelligenza fascista e sono stato favorevole a che sorgessero delle rivistine e dei giornali di combattimento intellettuali, ma desidero che costoro aguzzino il loro ingegno per fare la critica spietata dal punto di vista fascista del socialismo, del liberalismo, della democrazia.
Ma se invece costoro debbono utilizzare l'ingurgitamento della cultura universitaria, che io consiglio di rapidamente assimilare e di espellere non meno rapidamente, se costoro non fanno che vessare e ipercriticare tutto quello che di criticabile vi è in un movimento così complesso come il movimento fascista, allora io vi dichiaro schiettamente che preferisco al cattedratico impotente, lo squadrista che agisce”.

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