7-8 dicembre 1970: fu vero golpe? - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 9 dicembre 2019

7-8 dicembre 1970: fu vero golpe?


Con un giorno di ritardo sull'anniversario vi ripropongo lo speciale che l'anno scorso l'Alter Ugo ha dedicato alla vicenda, facendo buon uso del prezioso lavoro di Nicola Rao (per leggere l'intero post cliccare sul titolo di richiamo)

1. Il golpe Borghese: lo scenario 
La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 è passata alla storia come la «notte della Madonna». Secondo alcuni magistrati, diversi neofascisti pentiti e molti giornalisti, quella notte ci fu nel nostro Paese un tentativo di colpo di Stato militare, guidato dal principe Junio Valerio Borghese. Si è parlato di un assalto alla armeria del Viminale, nel corso del quale alcune armi sarebbero state rubate e successivamente rimesse al loro posto, si è vociferato di un gruppo di allievi sottufficiali delle guardie forestali diretto a via Teulada per occupare la Rai, si è ipotizzato un coinvolgimento della mafia siciliana, si è detto di golpisti riuniti in alcuni punti della città in attesa del segnale, di un placet degli americani, e di un misterioso e improvviso contrordine giunto ai congiurati che avrebbe fatto rientrare l’operazione. Per tre mesi non se ne sa nulla, fino al marzo 1971, quando appaiono le prime indiscrezioni giornalistiche sulla vicenda e scattano i primi fermi.

2. Borghese e i gruppi extraparlamentari
La testimonianza di Stefano Delle Chiaie: Posso dire con assoluta certezza che nel dicembre 1970 ero da diversi mesi in «esilio» in Spagna. Non posso essere quindi stato presente a Roma in quei giorni. E anche vero che ciò non diminuirebbe la mia responsabilità morale e politica in relazione al golpe, se mai ce ne fu uno… In ogni caso vorrei smentire la tesi di chi sostiene che il «comandante» era vicino alla Cia e che quindi questo presunto golpe sarebbe stato attuato e poi sospeso per ordine degli americani. La verità è che la Cia da tempo aveva avvertito i nostri servizi segreti di tenere sotto controllo il Fronte Nazionale, proprio perché temeva azioni sovversive, altro che collaborazione. Così come è falso che Borghese ebbe rapporti con il ministero dell’Interno o con i servizi. È anzi vero il contrario: del resto, nel marzo 1971, dopo le indiscrezioni giornalistiche, il Viminale procedette subito all’arresto di persone implicate nel presunto golpe. Non vedo quindi dove fosse questa «collaborazione» o «protezione»

Un ricordo di Teodoro Buontempo: Arrivai a Ortona a Mare intorno alle 16 del pomeriggio. Il pullman si fermò in piazza della Repubblica, la piazza principale, dove ci sono il municipio e il Bar Sport, allora frequentato dai militanti della sinistra, sia quelli del Psiup che quelli del Pci. Appena sceso dal pullman queste persone mi dissero: «A camera’, ma che cavolo ci fai qui? A Roma c’è il golpe e tu vieni a Ortona?» Ciò dimostra che del golpe ne parlavano tutti.

4. Il golpe e i complotti antifascisti


5. La condanna anticipata del golpe dai reduci di Salò  
Poiché molti camerati si sono rivolti a noi per saperne qualcosa, rispondiamo a tutti in unica soluzione. Il fantomatico schieramento, al quale è stata imposta l’ampollosa denominazione di “fronte”, è sorto dalle ceneri dei comitati tricolore, pateracchio paragovernativo, sfasciatosi dopo la ridicola marcia su Bolzano di qualche anno addietro. Si tratta, in sostanza, di un fronte di cartapesta, che si regge (non si sa fino a quando) a suon di ottima carta moneta.

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