Dopo la rissa tv, Vauro lo invita a cena e Brasile accetta - <b>FascinAzione</b>

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sabato 9 novembre 2019

Dopo la rissa tv, Vauro lo invita a cena e Brasile accetta







Lo scontro era stato quasi fisico. Giovedì sera nel programma Dritto e rovescio, condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, c'è stata una lite furiosa tra il vignettista Vauro Senesi e il culturista Brasile, ospite abbastanza fisso della trasmissione che nello stesso account social di Dritto e rovescio è definito "fascista". Massimiliano Minnocci, 92mila follower su Instagram, è un estremista di destra di Pietralata). In realtà Vauro si era alzato e fatto sotto a Minnocci per difendere la giornalista Francesca Fagnani, che a sua volta stava litigando con Brasile che l'aveva così apostrofata: "Li faccio vedere io i film a lei, se viene nella mia borgata", ha detto con il tono dell'avvertimento. E Vauro l'ha affrontato fisicamente. Gli si è piantato davanti e ha gridato: "Queste sono minacce, fammelo vedere a me, fascio di merda. Minacce a una donna, siamo pazzi". Brasile non ha accettato la provocazione e Del Debbio è rimasto equidistante: "O vi riprendete o vi butto fuori tutti e due". "Ma come - ha obiettato il vignettista - ha minacciato una donna". Replica caduta nel vuoto. Il tutto in una trasmissione dedicata ai cori fascisti negli stadi e ai casi di violenza e intolleranza in città.
Il giorno dopo Vauro ha deciso di chiedere un incontro privato con il nemico e Brasile ha accettato ma ha anche divulgato sul suo profilo Instagram il testo. E molti suoi follower si sono scatenati in insulti contro il vignettista
Questa la "Lettera aperta a Brasile".
Non ti chiamo Brasile ma Massimiliano che è il tuo nome. Ti scrivo perché ci siamo trovati muso a muso con rabbia e con furore. Svastiche, effigi di Mussolini… tutto quello che ti sei tatuato sul corpo rappresenta per me (e non solo per me) orrore, schifo, disprezzo. Con tanta rabbia, certo, ma ti ho guardato negli occhi e oltre l’odio ho visto solitudine, rancore, disperazione e fragilità, sì proprio fragilità. Ho pensato a chi non sfoggia orridi tatuaggi ma si presenta in giacca e cravatta. Ho pensato a quanto sia comodo per loro che ci siano persone come te, per nasconderci dietro il loro cinismo, per scaricarle quando è opportuno e gridare al “pazzo fanatico” e coprire così le loro responsabilità. Sei un “nemico” ma un nemico facile “grosso, brutto e cattivo”. Sei lo spauracchio dei mostri veri, quelli che ti usano. Allora ti dico vediamoci. Potrai spaccarmi la faccia, la tua stazza te lo permette. O potremo parlare cenando assieme, così poi puzzeremo di vino tutti e due. Questa lettera è pubblica come lo è stato il nostro scontro. Ma il nostro incontro, se vorrai, sarà privato, senza telecamere né conduttori, io e te. Non è una sfida, è un invito.

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