Strage di Bologna: saranno riesumati i resti di Maria Fresu - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 6 febbraio 2019

Strage di Bologna: saranno riesumati i resti di Maria Fresu

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Un'ultima proroga di 60 giorni per la perizia chimico-esplosivistica e per riesumare i resti di Maria Fresu una delle 85 vittime della strage alla stazione di Bologna che perse la vita insieme alla figlia Angela: lo ha deciso il presidente della Corte di assise di Bologna, Michele Leoni, nell’ambito del processo che vede imputato l’ex Nar, Gilberto Cavallini per concorso nella strage del 2 agosto 1980.

Gilberto Cavallini: rispetto il dolore delle vittime

"Era evidente che non ho mai inteso e mai intenderò mancare di rispetto ai parenti delle vittime e al loro dolore. Certamente mai presenterò contro di loro denuncia". Lo ha voluto chiarire l’ex Nar Gilberto Cavallini tornando sulle dichiarazioni della scorsa udienza e dicendo che il suo pensiero è stato "frainteso e distorto".
La sua denuncia, ha spiegato, "riguarderà eventualmente solo gli estensori della scheda Cavallini e non credo che questo dimostri una mancanza di rispetto nei confronti dei parenti delle vittime, visto che le numerose falsità , calunnie e inesattezze che contraddistinguono quella scheda hanno investito me e io ho tutto il diritto di replicare secondo la legge".
La ’scheda Cavallini’ è una parte degli esposti presentati alla Procura di Bologna dai legali dell’associazione dei familiari delle vittime dell’attentato che provocò 85 morti e 200 feriti alla stazione di Bologna. Il modo in cui sono state riportate le dichiarazioni spontanee del 30 gennaio "mi ha dato molto fastidio", ha detto Cavallini in aula, all’inizio della seconda udienza in cui viene interrogato, perché "ha praticamente falsificato quello che io ho detto".
"Me la sono presa - ha ribadito - con gli estensori della scheda. I parenti delle vittime non c’entrano nulla. Aggiungo che a loro va tutta la mia solidarietà per la scomparsa dei loro cari e per il loro dolore. Stiano tranquilli, non ce l’ho con loro, non voglio denunciare nessuno di loro e anzi, se posso portare qualcosa per l’affermazione della verità sono qua apposta".
Cavallini, parlando di un "atteggiamento fazioso degli organi di stampa nel trattare questa vicenda" ha detto anche di sperare che "questa polemica cessi perché non ha fatto bene a me, non ha fatto bene alla mia famiglia, al processo, a nessuno. E io non mi ritengo responsabile di averla innescata. Ho semplicemente sottolineato una situazione che mi investiva e che secondo me andava stigmatizzata. Penso di non aver fatto niente di offensivo. Sono qui a difendermi da un’accusa pesantissima e non posso accettare che qualcuno per arrivare alla mia condanna scriva cose che non sono vere".
"Credo e ribadisco che a nessuno sia consentito di attribuire la paternità di un omicidio a persona che invece non ha avuto alcuna responsabilità e che è stata assolta con sentenza passata in giudicato. E mi riferisco all’omicidio di Piersanti Mattarella", ha aggiunto.

Cavallini smentisce l'associazione familiari sulla "strage fascista"

"Esibisco un manifesto nel quale sopra la scritta ’anche il silenzio è violenza, chiediamo tutti insieme giustizia e verità’ campeggia la lapide, posta all’interno della stazione dalla giunta comunista, con la
scritta ’vittime del terrorismo fascista’, che precede l’elenco delle vittime. Il manifesto è del 2 agosto 1983, quando il presidente dell’associazione (dei familiari delle vittime della Strage del 2 agosto 1980, ndr) era il signor Torquato Secci che evidentemente condivideva questa visione". Lo ha detto Gilberto Cavallini davanti alla Corte di assise.
L’ex Nar ne ha parlato in aula, leggendo dichiarazioni spontanee in risposta all’attuale presidente dell’associazione delle vittime, Paolo Bolognesi. Nella scorsa udienza, infatti, Bolognesi affermò che il racconto fatto dall’ex Nar di un suo colloquio con Secci non era veritiero. E, "a sostegno delle sue affermazioni - ha detto Cavallini - Bolognesi portava il fatto che l’associazione dei familiari non avrebbe mai parlato nei suoi manifesti di strage fascista prima del 1988, quando vennero condannati Mambro e Fioravanti". Cavallini sottolinea dunque di non aver "inventato nulla" e comunque, ha proseguito, "quello che mi venne detto e il manifesto stesso, per quanto mi riguarda, nulla tolgono al signor Secci al quale riconosco il diritto delle sue posizioni anche se le ritengo sbagliate".
In un dialogo con lui durante una pausa di un’udienza, Secci gli disse, aveva raccontato Cavallini una settimana fa, "che la strage era sicuramente di matrice fascista, che noi eravamo fascisti e se anche noi non eravamo gli effettivi autori, comunque sapevamo chi era stato e perciò dovevamo essere comunque condannati".

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