Rosso Istria in tv. Partigiani spaccati tra accettazione e negazione delle foibe - <b>FascinAzione</b>

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domenica 3 febbraio 2019

Rosso Istria in tv. Partigiani spaccati tra accettazione e negazione delle foibe

Risultati immagini per rosso istriaLa proiezione venerdì 8 febbraio del film sulle foibe "Rosso Istria" su Rai 3 fa discutere l'Anpi e gli storici antifascisti. Riportiamo alcune delle prese di posizione più significative

ANPI BOLOGNA: inutile negare la storia

’Sono rimasta sconcertata dal post dell’Anpi di Rovigo che negava l’esistenza delle Foibe: non rappresenta la posizione della nostra associazione’. Così la presidente dell’Anpi di Bologna, Anna Cocchi, commentando il post pubblicato su facebook, i giorni scorsi, dall’Associazione partigiani di Rovigo, e poi rimosso. ’Non si può ritornare a rimettere in discussione l’esistenza delle Foibe, la storia è solo una e basta, come diciamo sempre, l’Anpi si è sempre speso per ricordare questa tragedia come le altre e abbiamo pieno rispetto delle vittime’. Cocchi commenta anche la messa in onda, in prima serata, da parte di Rai Tre del film ’Red Land (Rosso Istria)’ sulla vicenda delle Foibe e sulla tragedia di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini. 
’E’ giusto che venga trasmesso questo film - sottolinea - perché le verità vanno dette tutte. Laddove sono stati commessi errori vanno denunciati, allo stesso modo in cui vanno condannati coloro che, ancora oggi, cercano di condannare o infangare i valori della Resistenza’.

ANPI PADOVA: vedremo con perplessità ma l'Anpi Rovigo ha sbagliato’ 

"Quando ho visto il post dell’Anpi di Rovigo che negava l’esistenza delle Foibe, mi sono messa le mani nei capelli. Non c’è dubbio che le foibe ci sono state, ed è stata una tragedia. Così come l’esodo degli italiani di Istria e Dalmazia. E questa è la posizione mia personale, ma soprattutto dell’Anpi nazionale". Così la presidente di Anpi di Padova Floriana Rizzetto che, poi, interpellata su "Rosso Istria" sottolinea: "Ho alcune perplessità ma prima di giudicare bisogna vederlo". 
"Noi abbiamo da tempo un ottimo rapporto con l’Associazione Nazionale Profughi della Venezia Giulia e della Dalmazia - spiega la presidente dell’Anpi di Padova - gli eventi tragici in quelle terre ci sono stati, certo. Bisogna però contestualizzarli, e ricordarsi che, prima delle foibe c’è stata l’aggressione e la violenza dei fascisti nei confronti della popolazione slava, ritenuta ’una razza inferiore’. E non dimenticare che lo stesso gen. Roatta allora disse ’Ne abbiamo ammazzati troppo pochi’. 
"Ovviamente, tutto questo non vuole giustificare assolutamente le foibe e l’esodo, ma serve a spiegare il clima di odio che si era instaurato nei confronti degli italiani, purtroppo anche degli innocenti, che non avevano nulla a che spartire con i crimini fascisti. In quella situazione è chiaro che ci siano state vendette private, e uccisioni. Questo - ripeto - non toglie nulla alla gravità di quanto successo: le foibe, che ci sono state oltre ogni ragionevole dubbio". "Altro discorso potrebbe essere quello sui numeri: come sempre, anche in questo drammatico caso, c’è chi li amplifica e chi tende a ridurli, ma ribadisco, nessun dubbio sulle foibe e sui tanti infoibati innocenti italiani. E pochi si ricordano anche degli italiani rinchiusi nei campi di concentramento in Jugoslavia, molti dei quali morirono di stenti ", ricorda la presidente dell’Anpi di Padova
Di più, la presidente dell’Anpi di Padova ricorda che "Sul tema delle foibe e dell’esodo degli italiani l’Anpi nazionale ha organizzato un convegno nazionale a Milano tre anni fa: a testimonianza che non vogliamo assolutamente disconoscere questa tragedia, e la posizione ufficiale è proprio questa: le foibe ci sono state. Poi, si può discutere sul termine di "pulizia etnica’ oppure di ’nazionalizzazione’, ma poco importa, quel che conta è che gli italiani sono stati costretti ad andarsene dalle terre che avevano abitato per secoli". "Purtroppo, come in altre situazioni questa vicenda si presta a strumentalizzazioni da una parte e dall’altra", sottolinea ancora Floriana Rizzetto. 
Infine, sul film ’Red Land’ la presidente dell’Anpi di Padova spiega: "è stato trasmesso in anteprima al cinema qui a Padova, ma non sono riuscita a vederlo. Quando verrà trasmesso in tv lo vedrò senz’altro, ma ho qualche perplessità, perché ha come sceneggiatore Antonello Belluco il regista del film ’Il segreto di Italia’ sulla strage di Codevigo, nel padovano, e che conteneva molte imprecisioni, non era obiettivo, oltre che decontestualizzato, e non raccontava chiaramente che alcuni di quelli uccisi dai partigiani erano fascisti coinvolti in crimini efferati". 
"Quindi, ho alcune perplessità anche su ’Red Land’, ma prima di giudicare bisogna vederlo. Certo, nessuno vuole assolutamente negare la tragedia delle torture subite dalla giovane studentessa, poi uccisa, e riconosciute dallo stesso rettore di allora dell’Università di Padova, Concetto Marchesi", conclude. 


ANPI NAPOLI: è un film di propaganda gialloverde

"Il ricordo del massacro delle foibe va onorato perché fu un crimine terribile ma non va dimenticato che i primi ad utilizzare le foibe furono i nostri fascisti che occuparono le terre slovene". Antonio Amoretti, 92 anni, presidente dell’Anpi di Napoli, uno degli eroi delle Quattro Giornate partenopee, boccia la messa in onda in prima serata su Raitre del film, "un’iniziativa propagandistica del governo gialloverde".
Detto "Tonino o’ biondo" da ragazzo, quando aveva soli 16 anni, nel Rione Sanità a Napoli, dove era nato, fu costretto ad impugnare le armi per partecipare alla rivolta contro i tedeschi. "Ricordo quei terribili giorni - spiega Amoretti - e non posso non collegarli con quanto ha subito la popolazione di Zara. Non possiamo essere ipocriti e dimenticare che i primi ad utilizzare le foibe furono proprio gli italiani che andarono ad occupare quelle terre. Quando poi cambiò la scena politica, allora ci fu la ribellione ed il cosiddetto massacro delle foibe. Un evento senz’altro da condannare, come tutti i crimini delle guerre. Ma, parlando delle foibe, i martiri non sono solo da una parte. E questo me lo ha sempre detto anche un mio amico di Zara, Boris Kusmann, partigiano che ora vive in centro a Napoli, che mi ha raccontato il terrore vissuto dalla sua popolazione all’arrivo dei fascisti ed in particolar modo dalla sua famiglia. Alcuni aneddoti sono raccapriccianti e valgono quanto quelli subiti dai martiri italiani delle foibe e quanto quelli che abbiamo patito noi qui a Napoli dai tedeschi".
Per Amoretti, dunque, "non si può ricordare ciò che hanno subito gli italiani a Zara se non si ricorda anche quello che hanno fatto gli italiani a Zara". "Ricordo bene - spiega ancora Amoretti - che tanti fascisti dal basso Lazio si trasferirono a Zara per occupare le terre della Dalmazia. E non fu ovviamente un’occupazione pacifica ma un’imposizione con incendi e fucilate. E furono i primi ad utilizzare le foibe. Cosa che poi gli si riversò contro successivamente".
La messa in onda televisiva è "un’iniziativa propagandistica del governo gialloverde - commenta Antonio Amoretti - che poteva risparmiarci questo film. Non perché non si debba ricordare quanto accaduto agli italiani uccisi e gettati nelle foibe ma perché a mio avviso questa è solo una mossa politica, di propaganda".
Importante, però, per Amoretti "è tenere vivo il ricordo di questi tragici avvenimenti accaduti in guerra affinché non si ripetano mai più". "Io ero solo un bambino - racconta ancora Amoretti - quando ci fu il famoso discorso di Mussolini con la dichiarazione di guerra a piazza Venezia. Ricordo che sentimmo in radio le sue parole. Mia mamma mi accarezzò la testa e disse A’ guerra è na’ cosa brutta assaje. In quel momento non capii, ma poi mi bastò vedere cosa successe per comprendere cosa intendeva. Tutto quello che volevamo in quegli anni - conclude il presidente dell’Anpi di Napoli - è stato poi messo nero su bianco nella nostra Costituzione che ci invidia tutto il mondo. Ma, nei fatti, poi cosa è stato realizzato? Noi partigiani cerchiamo di  unire le forze contro il fascismo ma la Sinistra si disunisce e commette errori su errori. Eppure dovrebbe pensare all’eredità da lasciare ai giovani".

Gli STORICI REVISIONISTI con l'ANPI di PARMA: film fascista. Cossetto uccisa dai nazisti

’Red Land-Rosso Istria’ è "un film di pura propaganda fascista, basato su stereotipi anticomunisti e razzisti anti-slavi, sullo stravolgimento della realtà storica per riabilitare il fascismo distruggendo l’immagine della Resistenza anti nazifascista, e, soprattutto, del contributo dei comunisti". A scriverlo è Alessandra Kersevan, la storica revisionista il cui video ’La foiba di Basovizza: un falso storico’ verrà proiettato al convegno con l’adesione dell’Anpi in programma il 10 febbraio a Parma. 
Il testo è stato diffuso dal Coordinamento 25 aprile in occasione della proiezione a Udine del film su Norma Cossetto (’Red Land - Rosso Istria’, regia di Maximiliano Hernando Bruno e sceneggiatura di Antonello Belluco), e si può ancora leggere sul sito ’giustificazionista’ ’10 febbraio 1947’, di cui la stessa Kersevan è tra gli autori. 
Lo stesso sito, peraltro, ospita un’ampia letteratura su "Rosso Istria", che comprende anche un’analisi delle frequentazioni dello sceneggiatore del film, Antonello Belluco, accusato di aver promosso il crowdfounding tra associazioni di destra, e una recensione di Claudia Cernigoi, autrice di ’Norma Cossetto: un caso tutt’altro che chiaro’, l’altro video che sarà trasmesso al convegno di Parma, sostenitrice dell’ipotesi - si legge in un dossier pubblicato sullo stesso sito - che "Norma Cossetto, sia pure trattenuta contro la propria volontà dai partigiani, non sia stata uccisa da loro, ma dai tedeschi che, avendola trovata con i partigiani, la credettero una ’ribelle’ e la uccisero assieme agli altri". 
Nel recensire la pellicola tra l’altro Cernigoi mette in luce "quanto male potrà fare questo film nell’opinione pubblica e soprattutto tra i giovani (si parla di proiettarlo nelle scuole), che in coda riporta informazioni ’storiche’ completamente false", visto che "non furono un migliaio gli infoibati nel settembre 1943, non furono settemila quelli dopo la fine della guerra (va detto che nel precedentemente citato Cuore nel pozzo il numero degli infoibati era dato in diecimila)".

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