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Rosso Istria in tv, le associazioni degli esuli contro Fdi: giù le mani dal nostro dramma

Giù le mani dalle foibe. E' questo in estrema sintesi il senso della polemica che si sta consumando tra il mondo dell'esodo istriano-fiumano-dalmata ed i conservatori e sovranisti di Fratelli d'Italia.
Alle associazioni degli esuli non è piaciuto per niente il manifesto comparso qualche giorno fa, sulla pagina Facebook di Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia, che rivendicava come una propria vittoria la trasmissione del film Red Land Rosso Istria su Rai 3 in prima serata venerdì 8 febbraio, 2 giorni prima del 10 febbraio, giorno del Ricordo.


"Vittoria! Grazie a Fratelli d'Italia  verrà proiettata, in prima serata su Rai 3, la storia di Norma Cossetto, giovane italiana uccisa dai partigiani comunisti del maresciallo Tito. Un tributo dovuto nei confronti di tutti i martiri italiani delle foibe. Dopo decenni di (voluta) rimozione di una parte di storia d'Italia, finalmente la verità verrà trasmessa dalla televisione pubblica". Un post con una grande immagine di Norma Cossetto, accompagnata dalla fiamma tricolore simbolo del partito e da una scritta "Vittoria" a caratteri cubitali.

"Abbiamo compiuto un enorme sforzo economico per realizzare questo progetto, dichiara ai colleghi del quotidiano La Repubblica, Renzo Codarin, figlio di istriani, nato in un campo profughi, presidente dell'Associazione Venezia Giulia Dalmazia.
Un progetto che per la sua complessità prevede la visione sui teleschermi degli italiani, senza che ci fosse bisogno di ulteriori sollecitazioni da parte di terzi, precisa Codarin, d'altronde la nostra è una storia d'Italia, vorremmo che tutti cercassero di divulgarla, ma non di strumentalizzarla. La mia associazione è apartitica, infatti sono in molti ad averci aiutato per questo film, non solo Fratelli d'Italia. I fondi che noi abbiamo messo per realizzarlo derivano anche dalla legge dello Stato 72 del 2001 che finanzia le attività che noi svolgiamo per divulgare la nostra storia.
Il film che i telespettatori italiani potranno vedere venerdì 8 febbraio rappresenta un'occasione per conoscere la storia del confine orientale, per questo deve essere inquadrato in una prospettiva storica e non politica. Una prospettiva che non può e non deve essere usata a fini politici, da nessuna parte politica.

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