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Fratelli d’Italia annacqua la sua storia e la Calabria ne è la fedele riprova


Un Popolo delle libertà in formato bonsai, una brutta copia di quel che fu Forza Italia: è quel che rischia di diventare Fratelli d'Italia. Un polpettone reso indigesto dai troppi ingredienti, slegati tra loro, che la chef Giorgia Meloni sta cercando di offrire ad una platea di elettori indistinta e disomogenea, nella speranza di superare, alle prossime europee, lo sbarramento al 4% sognando( i sogni sono ancora gratis) di superare Forza Italia nella speranza di diventare la seconda gamba del centro destra a trazione leghista.
Questa è una fotografia, non lontana dalla realtà se si guarda alle faccende interne del partito che ha come simbolo una fiamma, poco ardente. Porte aperte a (quasi) tutti, senza che all'ingresso ci sia qualcuno che lista dei valori e dei principi alla mano, faccia selezione all'entrata.
A livello nazionale, per raggiungere e superare quota 4% si formalizza l'intesa con Raffaele Fitto, democristiano di vecchia data, che porta in dote Direzione Italia, uno dei soggetti politici che diede vita alla quarta gamba, nata zoppa, del centro destra alle scorse politiche, da destra arriva Francesco Storace, leader della Destra, e si cerca, non scarsi risultati, un dialogo con CasaPound ( che andrà da sola alle prossime elezioni europee). Gli unici ai quali le porte non sono aperte sono Gianni Alemanno, leader del Movimento nazionale per la sovranità ed Alessandra Mussolini, come ci racconta, arricchito anche da vicende della Calabria, il collega Nicola De Martino dalle colonne virtuali del quotidiano on line Il Meridio.
Articolo che potete leggere per intero cliccando qui.


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