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Il deputato leghista replica a Report: la colpa di amare mia moglie

L’ottima trasmissione Report (l’aggettivo ’ottimo’ non è per nulla ironico perché ritengo il giornalismo di inchiesta un’architrave della democrazia) ha ritenuto di dedicare un po’ di spazio anche a me, cadendo di stile, secondo la mia opinione. In sostanza, mi sono dovuto difendere, ancora una volta, dalla "gravissima" accusa di amare mia moglie, la mia compagna di vita sin da quando eravamo adolescenti". Lo scrive sul suo profilo Facebook Domenico Furgiuele, segretario della Lega in Calabria e deputato, rivolgendosi ai suoi sostenitori. La vicenda riguarda un’inchiesta che vede indagato il suocero dell’esponente politico di cui la trasmissione si è occupata in un servizio trasmesso ieri. 
"La mia fedina penale - spiega - è pura come acqua di fonte, non ho procedimenti giudiziari a carico e il mio vissuto credo parli chiaro. L’unica mia grave colpa è amare mia moglie appunto, il cui padre ha problemi con la giustizia, come è noto. Ora, posto che vi siano dei procedimenti a carico di mio suocero in corso (lo stesso già riconosciuto per altro vittima di mafia), questo cosa c'entra con me? Evidentemente c’è chi crede che, per una sorta di proprietà transitiva, il sottoscritto debba rispondere agli occhi, o meglio innanzi all’obiettivo di qualche tribunale mediatico delle eventuali altrui colpe. E poco importa se c’è un articolo 27 della Costituzione che qualifica la responsabilità penale come personale. Poco conta il vissuto di un uomo che sin da quando aveva 15 anni frequentava la sezione di partito. Ancora meno il contesto familiare nel quale egli si è cresciuto, grazie ad una madre e ad un padre che hanno saputo instillare i valori di onestà, legalità e lealtà ai figli già dalla loro fanciullezza. Mi piacerebbe sapere dal giornalista che ha fatto il "colpaccio" con me , come egli si sentirebbe, dopo anni di specchiata carriera, se tentassero di processarlo per colpe altrui. Non scrivo ciò per fare la vittima - precisa - sia ben chiaro, perché questa veste non appartiene ne’ al mio carattere ne’ alla mia cultura politica basata sulla fierezza e sulla dignità; lo faccio perché non posso comunque nascondervi l’amarezza che si prova quando la tua storia specchiata viene messa in dubbio in maniera, me lo si lasci dire, un po’ subdola, operando connessioni a dir poco creative cui neanche i tribunali taleban arriverebbero"

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