Auschwitzland, Selene non teme l'Anpi ma ammette l'errore - <b>FascinAzione</b>

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venerdì 9 novembre 2018

Auschwitzland, Selene non teme l'Anpi ma ammette l'errore

"Un errore, una leggerezza dovuta allo stress". Tuttavia "non mi aspettavo un riscontro mediatico di questo tipo. Mi sono sentita un bersaglio. Per ora non ho risposto ad insulti e minacce, però, sono arrivata al limite. Io continuo a camminare a testa alta e andrò avanti nell’attività politica. Non ho commesso il reato di apologia del fascismo, su questo sono più che tranquilla": così Selene Ticchi D’Urso, la militante di Forza Nuova, ora sospesa a tempo indeterminato, in un'intervista all'Agi. La sua maglietta con la scritta "Auschwitzland" indossata il 28 ottobre scorso a Predappio, durante la celebrazione  della Marcia su Roma, ha suscitato indignazione e polemiche.
Sulle ’spalle’ dell’attivista già 
candidata sindaco a Budrio (Bologna), nel 2007 con la sua lista civica "Aurora Italiana" ’pende’ una denuncia-querela, per apologia del fascismo, presentata ieri alla Procura di Forlì dall’Anpi (in cui si chiede di identificare tutti i ’nostalgici’ presenti nel paese natale del Duce), oltre ad una querela del Museo di Auschwitz (come riportato dal deputato Pd Emanuele Fiano). Il caso, poi, è approdato in Parlamento con l’interrogazione parlamentare del senatore di Leu Francesco Laforgia al ministro Salvini. L’iniziativa dei partigiani italiani non sembra preoccupare Ticchi.

ARTICOLO 21 -
"Sono più che tranquilla. Non 
ho commesso il reato di apologia del fascismo. Nessuno - ha sottolineato - ha ricostituito il partito fascista. Poi, come recita l’articolo 21 della Costituzione, c’è libertà di pensiero, parole e opinioni". Inoltre, "una sentenza della Cassazione di febbraio ha sancito determinati comportamenti che definiscono il reato di apologia del fascismo. Comportamenti che io non ho avuto perché non ho fatto il saluto romano con il manganello, e non ho cantato ’All’armi siam fascisti’, l’unica canzone compresa dalla Cassazione nell’apologia del fascismo". Quanto al presunto reato di istigazione all’odio razziale "non mi sono mai permessa di attaccare l’etnia ebraica. Secondo me i pm archivieranno la denuncia. In caso contrario sono ben contenta di fare il processo ma se poi verrò assolta mi pagheranno i danni. "Non intendevo negare l’Olocausto - ha precisato - che non deve più accadere. Come non deve più accadere che un esercito circondi totalmente uno Stato e obblighi i cittadini al cannibalismo" ha detto riferendosi al dibattito in corso tra gli storici sul piano di Stalin negli anni 1932-33 di sottomettere il popolo ucraino poi lasciato in una tragica miseria.

LA MAGLIETTA
- L’immagine della maglietta che richiama il campo di 
concentramento, simbolo dell’Olocausto accostato ai caratteri del parco divertimenti della Disney ha fatto il giro del mondo. "La maglietta mi è stata regalata. Io ho fatto un errore - ha ribadito Ticchi - e ho sbagliato a mettere quella maglietta, sicuramente non lo rifarei. Non mi aspettavo un riscontro mediatico di questo tipo anche perché a Predappio e altrove si sono viste magliette ben peggiori della mia, che io mai mi permetterei di comprare, e nessuno ha detto niente". La vicenda, poi, e’ stata oggetto di attenzione anche sui social. 
"Per ora non ho risposto ad insulti e minacce. Adesso, però, sono arrivata al limite. Sono state minacciate mia madre - ha detto l’attivista - mia sorella e anche mia figlia. Minacce che io ho ricevuto via social network dai soliti leoni da tastiera". Comunque "continuo a camminare a testa alta. Anche perché - ha spiegato - ho fatto tante cose per il bene della società. Ad esempio ho passato giornate intere davanti ai supermercati, con freddo e neve, a fare raccolte alimentari per aiutare famiglie italiane in difficoltà". Dunque, indossare quella t-shirt "e’ stata una leggerezza dovuta allo stress" ma secondo Selene Ticchi " a tutto bisogna dare la giusta dimensione. I problemi dell’Italia - ha concluso - sono i ponti che crollano, è il fatto di non arrivare a fine mese, gli sfratti, o non riuscire a sfamare i propri figli. Non la mia maglietta". 

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