Ricordando Sergio Ercolano. Quel giorno sugli spalti del Partenio - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 20 settembre 2018

Ricordando Sergio Ercolano. Quel giorno sugli spalti del Partenio

di Giuseppe Parente 

Il 20 settembre di quindici anni fa andava tragicamente oltre Sergio Ercolano. La sua unica colpa era quella di essere tifoso del Napoli,  squadra del cuore che aveva deciso di seguire in trasferta, in quel di Avellino. Era alla sua seconda e purtroppo ultima, trasferta al fianco della squadra del suo cuore.
Era un sabato di fine estate, il Napoli, dell'allora presidente Salvatore Naldi, militava nel campionato di serie B ed allo Stadio Partenio di Avellino era previsto l'incontro di calcio, valevole per la quinta giornata di campionato tra l'Avellino ed la squadra azzurra che aveva ambizioni di tornare in massima serie ma dopo 4 partita aveva solo 3 punti in classifica, figli di 3 pareggi ed una sconfitta, mentre l'Avellino, ritornato in serie B, dopo la promozione dalla serie C, aveva solo 2 punti in classifica, grazie a due pareggi conquistati.
Un derby molto sentito, al quale, da vecchio sostenitore del Napoli, abbonato della Curva A non militante in nessun gruppo organizzato, ho partecipato, organizzando la trasferta insieme agli amici di sempre.  Nel corso del viaggio, come tanti altri tifosi del Napoli fummo controllati all'ingresso dell'autostrada Caserta Roma, ed all'uscito presso il casello auto stradale di Avellino. Ci furono chiesti i biglietti, furono ispezionati gli zaini e controllata la macchina.  Parcheggiamo l'automobile a poche centinaia di metri dallo stadio ed insieme ad altri tifosi, sia del Napoli che dell'Avellino ci recammo allo stadio. Avevo il biglietto del settore ospiti. Mi auguravo di assistere ad una festa dello sport, come erano stati gli altri derby tra Avellino e Napoli in serie A nei mitici anni 80. Allo stadio entro più di un'ora prima dell'inizio del match, le due tifoserie si sfidano a colpi di cori, non offensivi.
Poi una scena drammatica: un folto gruppo di tifosi azzurri che rincorrevano i carabineri presenti sul campo brandendo mazze e cinture, costringendoli a riparare, grazie ad una fuga negli spogliatoi. Dal settore ospite iniziavano a rimbalzare notizie di scontri tra tifosi del Napoli e forze dell'ordine. Qualcuno sosteneva che ci fossero diversi feriti, qualche altro già parlava addirittura di due ragazzi morti.  Per fortuna, gli ultras dell'Avellino, compresa la gravita dei fatti, degli scontri tra tifosi del Napoli e forze dell'ordine non scesero in campo, rimasero in silenzio, in buon ordine, nel loro settore.
Non c'erano ancora i social network,  le linee telefoniche saltarono. Successivamente sapemmo della tragica morte di Sergio Ercolano, tifoso azzurro che scappava dalle cariche violente delle forze dell'ordine verso i tifosi azzurri. Una fuga terminata su una tettoia di plexiglass spezzatasi sotto il peso di un ragazzo di venti anni, precipitato in un vuoto senza scampo.
Di quella tragica morte nessun colpevole. La colpa era solo di Sergio, un ragazzo che ha cercato di salvare la vita, perdendola, in una sera in cui i feriti si contano a decine e sulla quale aleggiano dubbi sui tempi dei soccorsi prestati al giovane, che giaceva gravissimo in un fossato a cui si accedeva  attraverso un cancello, ovviamente chiuso ed aperto dopo lunghi minuti.  Di sicuro troppi per tentare di salvargli la vita. 
Sergio era un ragazzo di buona famiglia, con in tasca i soldi ed il biglietto, che non sono stati trovati e stava fuggendo perché voleva tirarsi fuori dai disordini.
Alla fine di quella brutta serata, 8 ultras del Napoli, ritenuti responsabili degli incidenti seguenti alla tragedia, furono condannati nel 2014 dal tribunale di Avellino a pena dai 3 ai 9 anni per devastazione e saccheggio.

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