domenica 30 settembre 2018

La Lega lucana lancia una doppia Opa: sul centrodestra e sulla Regione

E' stata un'Opa decisamente ostile per la conquista della Basilicata quella che la Lega ha lanciato venerdì sera in un salone del Park Hotel gremito. Una Lega combattiva, aggressiva, pronta allo scontro frontale con il centrosinistra che da 25 anni governa la Regione e che, per la prima volta, visti il clamoroso risultato elettorale di marzo (5 stelle oltre il 40%, Pd superato anche dalla coalizione di centrodestra) e la vicenda giudiziaria che ha azzoppato il governatore Pittella (sospeso dalla legge Severino dopo due mesi e mezzo di arresti domiciliari per uno scandalo della sanità) scende in campo con i favori del pronostico. Ma è anche una Lega che mostra inaspettate potenzialità egemoniche, vista la presenza in prima fila e il saluto affettuoso con il senatore Pepe, di un'icona della sinistra come Silvana Arbia, cancelliere della Corte Penale Internazionale che persegue i criminali di guerra, un magistrato specializzato nella tutela dei diritti umani. 
“Una lega né razzista né xenofoba – ha sottolineato scherzosamente il coordinatore potentino Mario Guarente – come mostra la mia faccia”, segnata dai colori forti del Sud del Mediterraneo.
Notevole la presenza di consiglieri regionali (tre uscenti, tre ex) e di sindaci (sette, tra cui spiccava Claudio Borneo di S. Chirico Raparo, promotore nei mesi scorsi di una lista civica dei primi cittadini che puntava addirittura ad esprimere il candidato governatore del centrosinistra): i lucani hanno un'irresistibile attrazione per chi sembra guidare il carro dei vincitori. Nelle scorse settimane la tradizionale rivalità tra i due capoluoghi ha avuto modo di emergere anche nel Carroccio: con il pioniere di “Noi con Salvini”, il materano Cappiello, risentito per un risultato elettorale che ha premiato i “late comers” potentini, con l'elezione al Senato del sindaco di Tolve, Pasquale Pepe, arrivato al Carroccio un anno e mezzo fa alla guida di un nutrito gruppo di amministratori locali (sindaci, assessori, consiglieri comunali) ben radicati nell'area nordorientale del Potentino. Lo zoccolo duro, composto da fuoriusciti di Fratelli d'Italia e con una storia di destra sociale alle spalle, ha saputo costruire una comunità di quadri politici quarantenni in cui hanno trovato spazio tanti militanti del centrodestra insoddisfatti o emarginati dalle logiche micragnose dei vecchi gruppi dirigenti. E così alla fine, anche se il merito del successo del meeting va intestato principalmente ai due consiglieri comunali del capoluogo (Guarente e Fanelli: e il segretario regionale Cappiello gliel'ha riconosciuto porgendo il ramoscello d'ulivo) le truppe che hanno affollato la sala erano composte non solo da potentini ma anche da numerose delegazioni dalla provincia. Una composizione che rispecchia la vecchia Lega del Nord, ben radicata nei territori, debole nelle metropoli.
E' un centrodestra in fermento, che fatica a trovare quell'unità invocata con forza da Roma. Dopo tanti anni di subalternità al centrosinistra, con candidati presi all'ultimo minuto tra gli emarginati della coalizione avversaria e poi pronti al bisogno a ritornare in soccorso del vincitore, ora si annusa la possibilità concreta di vincere e in parecchi scalpitano. E' stato bravo Pasquale Pepe a non mettere il cappello sulla sedia più alta: la discussione è aperta per scegliere il candidato migliore dentro la coalizione. Ma il successo del meeting finisce per rappresentare anche un'Opa dolce sulla leadership del centrodestra. 

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