giovedì 20 settembre 2018

I Fratelli d'Italia si allontanano dal Carroccio e tentano l'intesa con i conservatori

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Sovranisti sì ma ognuno a modo proprio. Ecco che cosa si sta muovendo nell'arcipelago identitario dove si gioca un derby inedito in vista dello scontro vero che è quello contro il Ppe-Pse.
Un interessante retroscena, proposto dal collega Antonio Rapisarda, in un articolo pubblicato sul numero di giovedì 20 settembre su Il Tempo, storico quotidiano romano,  in virtù del quale la Lega di Salvini ha proposto una Lega delle Leghe, ossia un unico gruppo alla destra del Partito Popolare Europeo al quale potrebbe aderire anche il premier ungherese Orban mentre Giorgia Meloni pensa ad un intesa con i conservatori del gruppo Ecr.

Se il cantiere sovranista, in vista delle elezioni Europee di maggio, è già a lavoro a pieno ritmo, è ancora segreta la “squadra” con la quale i partiti di riferimento in patria – Lega e Fratelli d’Italia - intendono presentarsi per rendere più organica e organizzata possibile la proposta con cui battere popolari, socialisti e liberali. Per il momento – e in attesa di scoprire che cosa svelerà Steve Bannon sabato ad Atreju a proposito del ruolo di The Movement - sono gli indizi a delinare gli scenari possibili. Proprio ieri a Milano si è svolto il “Localism Summit”, organizzato dal gruppo Ecr (ossia i conservatori e riformisti europei, gli euroscettici di destra) al comitato delle Regioni. Ospiti del tavolo, da indipendenti, Lega e Fratelli d’Italia: una presenza in simultanea che lungi dal delinare un percorso unitario di certo conferma la sostanziale convergenza su un perimetro che vede però più attori contendere una leadership politica.

Per il momento si sa solo questo. La premessa, infatti, è che la situazione nel campo sovranista in vista delle Europee è un po’ ingarbugliata. Matteo Salvini, ormai uomo di punta dell’offerta politica nazional-populista, ha proposto come si sa la “Lega delle leghe”, ossia un unico gruppo alla destra del Ppe rispetto ai tre attuali: Ecr, Efd (il contenitore che comprendeva l’Ukip e tutt’ora i 5 Stelle ma che – dopo la Brexit – è dato in smobilitazione) e l’Enf, composto da Lega, Front National e Fpoe. L’idea, ormai ufficiale, è avere dentro questa anche Viktor Orban e il suo Fidesz se dovesse alla fine rompere con quel Ppe che per buona parte gli ha votato contro sull’articolo 7 del Trattato di Lisbona.
Se in questo quadro Matteo Salvini, nella versione primula rossa, non ha ancora svelato né i compagni di viaggio né le tappe di questa sua offerta politica, in casa FdI – partito che si candida a ritornare nell’Europarlamento dopo aver sfiorato la soglia nel 2014 - il punto imprescindibile è rafforzare il campo dei sovranisti ex ante. Per questo motivo, dato che non sembra all’ordine del giorno dell’agenda di Salvini e Marine Le Pen il nodo dell’esistenza o meno del gruppo nazional-populista Enf dopo il voto, sotto osservazione da parte di Giorgia Meloni è il laboratorio rappresentato da Ecr, che oggi è il terzo gruppo a Bruxelles dopo il Ppe e il Pse. 
Se è vero che questo perderà i Conservatori inglesi, notizia interessante è che vedrà i polacchi di Pis (Diritto e giustizia), il partito di Kaczynski al governo del più grande Paese del gruppo di Visegrad, come forza trainante. I sovranisti polacchi non hanno nascosto di voler diventare, a loro volta, polo aggregatore dei partiti euroscettici e - almeno per ora - non sembrano orientati ad accettare la proposta di Salvini di sciogliere tutte le realtà già formate. 
Ecco allora che Fratelli d’Italia, facilitata dall’uscita degli inglesi di Theresa May – con i quali erano forti e storiche le differenze su politica estera ed economia –, sta intensificando in queste settimane i rapporti con gli sherpa dei conservatori. L’indizio, in tal senso, sta nelle parole che la stessa Meloni ha affidato all’Huffington Post. Ufficialmente, è vero, non ha ancora sciolto la riserva ma ha già detto però che «il posto di FdI sarà tra i conservatori e i sovranisti europei». Un’uscita – spiegano ambienti ben informati – che rappresenta un’apertura di fatto a una collaborazione con Ecr che, con il sostegno di FdI e con la probabile adesione dei Democratici Svedesi, potrebbe rappresentare l’elemento di forza del blocco identitario con una guida legata direttamente a Visegrad. Una guida vicinissima – oltretutto – a quell’agenda Orban destinata ad avere un peso specifico all’interno del Ppe. O, molto probabilmente, fuori da esso. E, se questo dovesse uscire dall’abbraccio dei popolari e non dovesse sorgere il gruppo unico immaginato da Salvini, il derby tra sovranisti e conservatori per accaparrarsi il premier magiaro - e quindi la leadership del blocco identitario - promette già scintille.

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